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Governo Meloni: verso il 2027 tra riforme e attacchi delle opposizioni


di Pat Sinclair

Negli ultimi due mesi, l’azione del Governo italiano della premier Meloni è costantemente sotto la lente di ingrandimento delle opposizioni. Proprio in questi giorni di fine aprile, l’esecutivo ha messo il suo sigillo sul cosiddetto “Decreto Primo Maggio”, un provvedimento che non è solo una scelta di calendario, ma un tentativo di dare continuità al taglio del cuneo fiscale e agli incentivi per le assunzioni. Il cuore di questa recente attività legislativa riguarda proprio il mondo occupazionale: sono stati stanziati circa un miliardo di euro per rifinanziare i bonus destinati a chi assume giovani under 35, donne in condizioni svantaggiate e lavoratori nelle zone economicamente più fragili del Sud (la Zes unica). Parallelamente, il governo ha cercato di rispondere alla volatilità dei mercati energetici con nuovi decreti volti a contenere i prezzi petroliferi, un tema che continua a pesare sulle tasche delle famiglie nonostante una fase di relativa stabilizzazione dell’inflazione. Sul fronte sociale e fiscale, marzo e aprile hanno segnato l’entrata a pieno regime di alcune misure della Legge di Bilancio, come il rafforzamento del “bonus mamme” e il potenziamento dei congedi parentali, segnali di una strategia che punta tutto sulla demografia per contrastare l’inverno demografico italiano. In ambito economico, è stato varato un decreto fiscale che introduce ulteriori semplificazioni per i contribuenti, cercando di consolidare quel rapporto “collaborativo” con il fisco che è uno dei pilastri della riforma tributaria di questa legislatura. Non sono mancati però momenti di frizione politica e istituzionale. La bocciatura della riforma referendaria sulla divisione delle carriere dei giudici ha rappresentato una battuta d’arresto significativa, costringendo il governo a ricalibrare l’agenda delle riforme per i mesi a venire. Nonostante questo, l’esecutivo ha continuato a spingere sull’attuazione del PNRR, dichiarando di aver sbloccato quasi la totalità delle risorse stanziate per il quadriennio, con l’obiettivo di dimostrare all’Europa che la macchina amministrativa italiana è ora più veloce e capace di spendere i fondi nei tempi stabiliti. La situazione economica a tre anni dall’insediamento mostra una stabilizzazione dei conti pubblici, con una riduzione dello spread (sceso sotto i 100 punti base nel 2025) e un miglioramento della fiducia degli investitori internazionali, confermato dalle agenzie di rating. Tuttavia, la crescita economica resta debole, spesso definita “zero virgola”, con la produzione industriale in calo e la necessità di gestire il debito pubblico che, pur in una fase di stabilizzazione, ha visto un aumento nominale. La spesa sanitaria è stata incrementata nominalmente, ma la spesa “out of pocket” (a carico delle famiglie) è cresciuta. La disoccupazione è calata, ma resta alto il problema dei salari reali, che soffrono ancora l’impatto dell’inflazione cumulata nei primi anni del governo.

Cosa le rinfacciano gli oppositori politici?

Molti osservatori già dicono che la campagna elettorale verso il 2027 sia già iniziata. La sconfitta della maggioranza nel referendum sulla giustizia di marzo 2026 ha agito da catalizzatore, convincendo le opposizioni che il “campo largo” può essere competitivo se resta unito su temi sociali. Così le opposizioni hanno dato il via a una raffica di critiche asprissime che riguardano la gestione dei servizi pubblici e il potere d’acquisto delle famiglie. Gli oppositori rinfacciano al governo di aver smantellato il welfare attraverso l’abolizione del Reddito di Cittadinanza, lasciando scoperte le fasce più deboli in un momento di inflazione ancora percepita. Sul fronte della sanità, l’accusa è quella di un “definanziamento strisciante”: i critici sostengono che, sebbene gli stanziamenti nominali siano aumentati, in rapporto al PIL la spesa sanitaria stia calando, favorendo di fatto la sanità privata a scapito di quella pubblica e allungando le liste d’attesa. Un altro grande terreno di scontro è il PNRR. L’opposizione accusa l’esecutivo di eccessiva lentezza e di aver rinegoziato i progetti solo per nascondere l’incapacità amministrativa nel completare le opere entro la scadenza del 2026. A questo si aggiunge la critica sulla politica fiscale: se da un lato il governo rivendica il taglio del cuneo, le opposizioni rispondono che si tratta di misure temporanee che non risolvono il problema dei salari italiani, i quali restano tra i più bassi d’Europa. Analizzare dove queste critiche colpiscono nel segno e dove invece risultano pretestuose, è complesso, ma non impossibile. Gli oppositori hanno ragione quando evidenziano la precarietà dei servizi pubblici e il fatto che la crescita economica sia rimasta su livelli minimi, senza quella “scossa” promessa in campagna elettorale. Tuttavia, il governo ha gioco facile nel difendersi sui dati dell’occupazione, che ha raggiunto record storici, e sulla tenuta dei mercati finanziari: lo spread è rimasto sotto controllo e le agenzie di rating non hanno declassato l’Italia, smentendo le previsioni catastrofiche della vigilia. Anche sul fronte del PNRR, se è vero che ci sono ritardi, è altrettanto vero che la burocrazia italiana è un problema strutturale ereditato da decenni e non imputabile a un singolo governo. Dall’altra parte, Giorgia Meloni sembra aver iniziato a serrare i ranghi della sua coalizione, consapevole che i prossimi mesi saranno decisivi per blindare le riforme costituzionali — come il Premierato — prima che l’attenzione si sposti totalmente sulle urne.

Le critiche degli oppositori al governo Meloni spaziano dall’economia ai diritti civili, fino alle recenti riforme istituzionali. E la tensione politica è alta perché, pur mancando tempo alle elezioni politiche del 2027, la sconfitta della maggioranza al referendum sulla giustizia ha segnato l’inizio di una campagna elettorale permanente.

Elly Schlein

La segretaria del PD, Elly Schlein, ha adottato una strategia basata sulla “testarda unitarietà”, cercando di accreditarsi come il perno naturale dell’alleanza. 

  • Posizionamento: Schlein punta a un campo largo che includa non solo il M5S, ma anche le forze centriste e civiche. Recentemente si è detta aperta a primarie di coalizione per la scelta del candidato premier, un segnale di apertura volto a evitare l’imposizione del Nazareno sugli alleati.
  • Temi Chiave: Sanità pubblica, salario minimo e giustizia sociale sono i pilastri su cui sta costruendo il confronto con il governo. 

Giuseppe Conte

Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle mantengono una posizione più cauta sulla leadership, preferendo concentrarsi sui contenuti prima che sui nomi.

  • Posizionamento: Conte frena sull’entusiasmo di Schlein, ricordando che il leader “non lo sceglie la premier” né si può decidere a tavolino senza un’agenda progressista chiara.
  • Strategia: Il M5S punta a dettare i tempi della coalizione, rivendicando la propria identità sui temi ambientali e di pace per evitare di essere assorbito dall’egemonia del PD. 

Il Nodo dei Centristi: Renzi e Calenda

Il ruolo di Matteo Renzi e Carlo Calenda rimane il punto di maggiore attrito. 

  • Matteo Renzi (Italia Viva): Spinge per un’alleanza pragmatica per sconfiggere il centro-destra, sostenendo che senza il centro il campo largo sia destinato alla sconfitta. Tuttavia, gran parte del M5S e l’ala sinistra del PD continuano a porre veti sulla sua figura.
  • Carlo Calenda (Azione): Resta più defilato, oscillando tra la tentazione di costruire un “terzo polo” riformista e la necessità di dialogare con il centro-sinistra, specialmente a livello locale. 

Alleanza Verdi e Sinistra (AVS)

Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli chiedono un perimetro chiaro (PD-M5S-AVS) con un’agenda marcatamente ecologista e pacifista, guardando con sospetto all’ingresso dei centristi che potrebbero annacquare il programma. 

Di fatto il successo del “No” al referendum ha dato nuova linfa all’opposizione, che però deve risolvere un grande problema visto che resta aperto il nodo su come scegliere il leader: le opzioni sul tavolo spaziano dalle primarie popolari all’indicazione del leader del partito più votato, in una sfida che vede Schlein e Conte come i principali protagonisti del duello per la guida del 2027. 

Le principali critiche dell’opposizione

Le opposizioni (PD, M5S, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Italia Viva) rinfacciano al governo Meloni diversi fallimenti: 

  • Sanità Pubblica: Viene denunciato un definanziamento del sistema sanitario nazionale. Il Movimento 5 Stelle sottolinea che le risorse sono calate in rapporto al PIL (dal 7,1% al 6,4%). Si contesta l’aumento delle liste d’attesa, che costringe milioni di italiani a rivolgersi al privato o a rinunciare alle cure.
  • Gestione del PNRR: Il governo è accusato di non essere in grado di “mettere a terra” le risorse europee. A marzo 2025 risultavano spesi solo 62 miliardi su 120 già incassati, con il rischio concreto di perdere parte dei fondi entro la scadenza del 2026.
  • Costo della Vita e Salari: Si critica l’assenza di misure strutturali contro il caro-bollette e l’inflazione, oltre al rifiuto di introdurre il salario minimo. Viene rinfacciata a Meloni la contraddizione sulle accise della benzina, che aveva promesso di tagliare quando era all’opposizione.
  • Riforme Istituzionali e Giustizia: Le opposizioni hanno fatto fronte comune contro la riforma della giustizia (separazione delle carriere) e il premierato, considerandoli attacchi all’indipendenza della magistratura e all’equilibrio dei poteri costituzionali.
  • Politica Estera: Si contesta l’allineamento con l’amministrazione statunitense (soprattutto sotto la presidenza Trump) e il sostegno a interventi militari in contesti internazionali tesi, come il Medio Oriente.

Ecco dove le critiche trovano riscontro e dove no

Ambito Dove l’opposizione ha ragione (secondo i dati)Dove il governo si difende (argomentazioni della maggioranza)
SanitàLa spesa pro-capite normalizzata è effettivamente inferiore alla media UE e le liste d’attesa sono critiche.Il governo sostiene di aver stanziato cifre record in termini assoluti e incolpa i tagli dei governi precedenti.
EconomiaIl debito pubblico è salito al 137,1% nel 2025 e il PIL mostra una crescita anemica (“zero virgola”).La maggioranza evidenzia il calo dello spread e il tasso di occupazione ai massimi storici come segni di fiducia.
GiustiziaLa sconfitta referendaria del 2026 suggerisce che la maggioranza dei cittadini non condivideva il metodo della riforma.Il governo ribadisce che la riforma è necessaria per velocizzare i processi e garantire l’imparzialità del giudice.
WelfareIl passaggio dal Reddito di Cittadinanza all’Assegno di Inclusione ha ridotto la platea dei beneficiari in un momento di povertà crescente.Per il governo, è stato un intervento doveroso per distinguere chi può lavorare da chi non può, incentivando l’occupazione.

Verso le elezioni 2027: è già campagna elettorale?

Come abbiamo già scritto la campagna elettorale è di fatto iniziata con un anno di anticipo. Diversi fattori lo confermano: 

  1. Possibile voto anticipato: Circolano ipotesi di elezioni anticipate alla primavera del 2027 (invece dell’autunno) per evitare la sessione di bilancio e sfruttare momenti di consenso favorevole.
  2. Riforma della legge elettorale: L’iter per una nuova legge elettorale è iniziato a marzo 2026, scatenando una durissima opposizione parlamentare che vede in questa mossa un tentativo della maggioranza di blindare il potere.
  3. Il “Plebiscito” del Referendum: Il voto sulla giustizia è stato vissuto come un test sulla leadership di Meloni. La vittoria del “No” ha galvanizzato il cosiddetto “campo largo” (PD e M5S), che ora cerca di consolidare un’alleanza strutturale per il 2027.

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