
di Patrizia Vassallo
L’ultimo traguardo di Alex Zanardi non è stato segnato dalla bandiera a scacchi, ma dal calore di un applauso scrosciante che ha riempito il vuoto della Basilica di Santa Giustina a Padova. Oggi, 5 maggio 2026, l’Italia si è fermata per salutare non solo un pilota o un atleta paralimpico, ma un simbolo di resilienza capace di sfidare il destino oltre ogni limite umano. Il feretro, accolto sul sagrato da una folla commossa e dalle corone di fiori di Ferrari e BMW, ha fatto da fulcro a una cerimonia che ha mescolato il dolore istituzionale alla tenerezza più profonda. Don Marco Pozza, amico intimo di Alex e officiante del rito, ha riassunto con una metafora potente l’essenza di questa perdita: “La morte pensava di averlo bevuto, ma neanche stavolta ha fatto bene i conti. Si è presa il corpo, ma l’anima le è sfuggita, andando a infilarsi in corsia di sorpasso nella carne dei ragazzi di Obiettivo3”. Il momento più toccante è stato senza dubbio il ritratto domestico offerto dal figlio Niccolò. Lontano dalle gesta eroiche delle Paralimpiadi, Niccolò ha voluto ricordare l’Alex quotidiano, quello che impastava la pizza il sabato sera o che lottava con le password dello Spid, guardando lo smartphone a distanza di sicurezza con occhiali simili a “telescopi della Nasa”. Nelle sue parole, il sorriso del padre non era una maschera per le grandi sfide, ma un’attitudine nutrita dalle piccole cose: “Se trovi il sorriso nelle piccole cose tutti i giorni, hai messo le basi per una vita meravigliosa”. Accanto a lui, la moglie Daniela Manni, pilastro silenzioso di una vita intera, ha rivolto un saluto colmo di dignità e gratitudine alla folla: “Grazie di cuore a tutti, siete stati immensi”. Una gratitudine ribadita dalla cognata Barbara, che ha sottolineato come la storia di Alex non sarebbe stata la stessa senza il supporto invisibile ma d’acciaio della sua famiglia, dal padre Dino alla madre Anna. Tra le navate della basilica, i volti dei grandi dello sport e della politica hanno testimoniato l’impatto universale di Zanardi. Giovanni Malagò, visibilmente scosso, ha reso omaggio a un uomo che ha cambiato la percezione della disabilità nel mondo, mentre Bebe Vio, presente insieme ai genitori, ha rappresentato quella generazione di atleti che in Alex hanno trovato un faro. Anche Alberto Tomba e il Ministro dello Sport Andrea Abodi hanno partecipato al cordoglio, unendosi a figure come Stefano Domenicali e Ivan Zazzaroni.
La notizia della scomparsa ha generato un’ondata di messaggi anche da chi non ha potuto essere presente a Padova. Molti colleghi del mondo dei motori e semplici cittadini hanno inondato i social di ricordi, sottolineando come Zanardi avesse il dono raro di far sentire chiunque capace di rialzarsi.
La cerimonia si è conclusa su una nota poetica e struggente: mentre il feretro lasciava la chiesa, si sono diffuse le note di Ti insegnerò a volare (Alex), il brano che Roberto Vecchioni e Francesco Guccini scrissero proprio per lui nel 2018. Un ultimo invito a guardare verso l’alto, un monito che Alex, con il suo eterno sorriso, sembra aver lasciato in eredità a un intero Paese. Come recitava un cartello stretto tra le mani di un presente: “Addio Alex, il tuo mito non morirà mai”.
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