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Trump nello Stretto sfida il blocco di Teheran e scuote i mercati


di Pat Sinclair

Quello che doveva essere un lunedì all’insegna della distensione si è trasformato in un pericoloso corpo a corpo navale e missilistico, innescato dall’avvio del cosiddetto “Project Freedom”, l’audace iniziativa voluta dal presidente Donald Trump per scortare le navi mercantili bloccate e spezzare l’assedio iraniano sulla via d’acqua più strategica del mondo. L’operazione è scattata all’alba, con l’obiettivo dichiarato di soccorrere oltre 800 navi e 20.000 marittimi rimasti intrappolati per mesi a causa delle ostilità iniziate il 28 febbraio scorso. Sebbene il CENTCOM abbia inizialmente confermato il transito sicuro di due navi mercantili battenti bandiera statunitense, la situazione è degenerata rapidamente. Il Pentagono ha riferito che le forze americane sono state costrette ad affondare sei motovedette veloci iraniane che tentavano di intercettare il convoglio. La tensione è salita alle stelle quando le difese aeree degli Emirati Arabi Uniti hanno dovuto intercettare una pioggia di fuoco: 12 missili balistici, tre missili da crociera e quattro droni lanciati dal territorio iraniano. L’attacco ha colpito duramente la zona petrolifera di Fujairah, provocando incendi e ferendo tre persone. Per la prima volta dal cessate il fuoco di aprile, le sirene d’allarme hanno squarciato il silenzio nelle principali città emiratine, portando le autorità locali a chiudere parzialmente lo spazio aereo e a intimare alla popolazione di restare lontana da finestre e spazi aperti.

Le dure parole di Donald Trump

Dalla Casa Bianca, il presidente Trump non ha usato mezzi termini, descrivendo l’operazione come “una delle più grandi manovre militari mai realizzate” e ammonendo duramente il regime di Teheran. In un intervento dai toni infuocati su Fox News, Trump ha dichiarato:

“L’Iran deve capire che se osa toccare una sola delle nostre navi, verrà letteralmente spazzato via dalla faccia della terra. Abbiamo più armi e munizioni, di una qualità mai vista prima, e siamo pronti a usarle tutte se necessario.”

Inoltre, attraverso i social media, il presidente ha esortato gli alleati asiatici a partecipare attivamente alla missione, sottolineando come l’Iran abbia colpito anche una nave sudcoreana: “Gli Stati Uniti si stanno assumendo il rischio per conto di tutti. Forse è ora che anche la Corea del Sud si unisca a noi!”. Trump ha poi giustificato il rincaro dei prezzi della benzina, che ha raggiunto una media nazionale di 4,46 dollari al gallone, definendolo un sacrificio necessario per impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare: “Prevedo un calo sostanziale una volta che tutto questo sarà finito”.

La risposta di Teheran: “Project Deadlock”

Dall’altra parte della barricata, le autorità iraniane hanno respinto ogni narrazione statunitense, parlando di provocazioni illegali che violano i termini del cessate il fuoco. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha negato il transito delle navi USA, definendo le notizie provenienti da Washington “prive di fondamento”.

Ahmad Vahidi, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, ha risposto indirettamente al presidente americano su X:

“Lo Stretto di Hormuz non si riaprirà con un tweet del Presidente degli Stati Uniti. La gestione e il controllo di questa via d’acqua sono saldamente nelle mani dell’Iran. Ogni nave straniera che entra senza coordinamento sarà considerata un obiettivo legittimo.”

Anche il portavoce del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha rincarato la dose, definendo l’iniziativa di Trump come un vicolo cieco: “Quello che chiamano Project Freedom è in realtà un Project Deadlock (Progetto Stallo). Sappiamo bene che lo status quo è intollerabile per l’America, ma noi non abbiamo ancora nemmeno iniziato a mostrare la nostra forza”. Così mentre il blocco navale statunitense sui porti iraniani prosegue e Teheran continua a esigere il pagamento di pedaggi per il transito, il mercato globale dell’energia resta col fiato sospeso. Con il petrolio che oscilla pericolosamente e gli alleati europei che premono per una de-escalation, il Project Freedom rischia di trasformarsi nel detonatore di un conflitto ancora più vasto, proprio mentre le diplomazie internazionali cercano disperatamente di salvare i negoziati mediati dal Pakistan.



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