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Zelensky e la guerra in Iran: la strategia del leader ucraino e il nuovo attacco di Putin


di Pudey Shevell

Mentre i riflettori del mondo si sono spostati bruscamente verso il Golfo, con l’esplosione del conflitto in Iran che domina le prime pagine, Volodymyr Zelensky ha dimostrato ancora una volta di essere un attore politico capace di navigare nelle tempeste più oscure. Molti osservatori temevano che l’apertura di un nuovo fronte mediorientale potesse rappresentare il colpo di grazia per l’attenzione internazionale verso Kiev, ma la realtà degli ultimi mesi racconta una storia diversa: quella di una resilienza diplomatica quasi acrobatica. Zelensky ha capito subito che il destino dell’Ucraina è ormai legato a doppio filo a quello del Medio Oriente, non solo per la distrazione geopolitica, ma per un nemico comune tecnologico: i droni Shahed. Con una mossa audace, il leader ucraino è volato nel Golfo per offrire ai Paesi del Consiglio di Cooperazione (GCC) quella che oggi è la merce più preziosa: l’esperienza sul campo. Quindi dopo anni passati a difendersi dagli sciami di droni iraniani lanciati dalla Russia, Kiev è diventata il consulente strategico globale sulla guerra asimmetrica e questo le ha permesso di trasformare una potenziale marginalizzazione in una nuova rete di alleanze, culminata in accordi “petrolio in cambio di sostegno militare” con le ricche monarchie della regione.

La guerra con la Russia

Sul fronte interno, mentre il mondo è distratto dalla guerra in Iran, la guerra contro la Russia ha assunto una fisionomia precisa. Consapevole di non poter vincere una guerra d’attrito tradizionale contro una superpotenza, l’Ucraina ha adottato la “lezione iraniana”: colpire il cuore economico dell’avversario. Gli attacchi sistematici alle infrastrutture energetiche russe e ai terminali di esportazione del greggio stanno drenando le casse del Cremlino a un ritmo stimato di un miliardo di dollari a settimana. È una strategia speculare a quella che i proxy iraniani stanno attuando contro gli Emirati e l’Oman, ma condotta con la precisione chirurgica di chi non ha più nulla da perdere. Anche il panorama diplomatico europeo e regionale sta cambiando. La recente sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria ha rimosso il principale ostacolo ai prestiti dell’Unione Europea, sbloccando fondi vitali che Mosca sperava restassero congelati. Ma è nel Caucaso che Zelensky sta giocando la sua partita più sottile. La sua presenza in Armenia per una conferenza sulla sicurezza, dove è stato immortalato in colloqui cordiali con i leader armeni e georgiani, è un segnale devastante per Putin. Vedere l’Armenia, legata alla Russia da trattati di difesa, la Georgia aprirsi così apertamente all’uomo che il Cremlino vorrebbe abbattere, testimonia un indebolimento dell’egemonia russa nel suo “giardino di casa”. In questo contesto si inserisce l’analisi di Carlo Versano, direttore della sezione politica di Newsweek e curatore di The 1600, la newsletter quotidiana che analizza la politica di Washington, che pur essendo stato critico in passato verso le pretese ucraine, oggi riconosce a Zelensky una statura da “vincitore morale” di questo disastro incrociato. Versano definisce Zelensky “il più grande opportunista del mondo”, usando il termine con profondo rispetto. Secondo l’analisi di Newsweek, nonostante l’attacco all’Iran abbia distolto l’amministrazione Trump da un possibile piano di pace e abbia costretto l’Occidente a chiudere un occhio sulle sanzioni petrolifere russe per evitare uno shock energetico, Zelensky è riuscito a volgere la situazione a proprio favore. Versano sottolinea come il leader ucraino stia giocando una “partita a lungo termine”. Non si tratta più solo di resistere sul campo di battaglia, ma di costruire una posizione di forza tale da non arrivare al tavolo delle trattative come una parte sconfitta o dimenticata. Così mentre la Russia vede diminuire la propria influenza globale, logorata da una guerra che non riesce a chiudere e dalle crepe nelle sue storiche alleanze, l’Ucraina di Zelensky continua a tessere trame che la rendono indispensabile non solo per la sicurezza europea, ma anche per gli equilibri del mercato energetico e della tecnologia militare globale. Sebbene non si possa ancora parlare di una vittoria militare definitiva, la capacità di Zelensky di restare al centro della scacchiera mondiale, nonostante l’ombra del conflitto iraniano, resta effettivamente uno dei fenomeni politici più rilevanti della nostra epoca.

Un nuovo attacco contro l’Ucraina

Purtroppo in queste ore l’orrore della guerra è tornato a farsi sentire con prepotenza nel cuore di Kramatorsk, dove il silenzio della vita quotidiana è stato squarciato dalla violenza di un nuovo attacco aereo russo. In una giornata che avrebbe dovuto scorrere nella normalità, il centro della città, nella martoriata regione di Donetsk, è diventato il bersaglio di bombe aeree che non hanno lasciato scampo, colpendo zone frequentate abitualmente dai civili. Il bilancio iniziale, comunicato con dolore dal presidenteZelensky tramite i social, parla di una ferita profonda per la comunità: almeno cinque vite spezzate e altrettante persone rimaste ferite nel crollo e nelle esplosioni. Mentre le parole di cordoglio del leader ucraino raggiungevano le famiglie delle vittime, la scena sul campo si trasformava in una corsa contro il tempo. Le squadre di soccorso e il personale medico si sono immediatamente riversati tra le macerie, lavorando senza sosta nel tentativo di estrarre sopravvissuti e prestare le prime cure ai feriti. C’è però un’ombra che appesantisce ulteriormente il clima dei soccorsi: il timore concreto, espresso dalle stesse autorità, che il numero dei morti e dei feriti possa purtroppo salire man mano che le operazioni di sgombero proseguono.



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