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MARCO PANNELLA: IL RICORDO DELLE STORICHE BATTAGLIE PER IL DIVORZIO E L’ABORTO


di Patrizia Vassallo

Nel decimo anniversario della scomparsa, il ritratto di un uomo che ha cambiato il costume e la legislazione del Paese attraverso la nonviolenza. Il 19 maggio ricorre l’anniversario della scomparsa di Giacinto detto Marco Pannella, una delle figure più poliedriche, dirompenti e decisive della storia politica italiana del secondo Novecento. Leader storico del Partito Radicale, Pannella non è stato semplicemente un uomo di partito, ma un vero e proprio catalizzatore di mutamenti sociali, capace di imporre all’agenda di un’Italia ancora profondamente confessionale e conservatrice i temi dei diritti civili, delle libertà individuali e della dignità della persona. La traiettoria politica di Marco Pannella si è sempre mossa al di fuori degli schemi tradizionali della destra e della sinistra, rifiutando le logiche della partitocrazia per abbracciare una concezione della politica intesa come servizio civile e scontro ideale permanente. Fin dagli anni Sessanta, Pannella ha compreso che la vera modernizzazione dell’Italia non poteva prescindere da una profonda rivoluzione del costume e della legislazione. In un’epoca in cui i grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano, tendevano a frenare sui temi eticamente sensibili per non turbare i rispettivi elettorati, i Radicali guidati da Pannella si sono assunti il compito storico di fare da avanguardia, intercettando i fermenti più progressisti della società civile e incanalandoli nello strumento democratico del referendum popolare.

Legge sul divorzio e legalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza

Il nome di Marco Pannella resta indissolubilmente legato alle due grandi riforme che hanno ridisegnato il diritto di famiglia e la società in Italia: l’introduzione del divorzio e la legalizzazione dell’interruzione volontaria della gravidanza. La battaglia per il divorzio, condotta insieme alla Lega Italiana per l’Istituzione del Divorzio e culminata con la legge Fortuna-Baslini del 1970, rappresentò il primo vero strappo nel tessuto confessionale dello Stato. Quando le forze conservatrici promossero il referendum abrogativo del 1974, Pannella e i suoi storici alleati trasformarono quella scadenza in una straordinaria campagna di educazione civile, che si concluse con la netta vittoria del “No” all’abrogazione, segnando la nascita dell’Italia moderna. Pochi anni dopo, di fronte alla piaga sociale degli aborti clandestini, che mettevano a rischio la vita di migliaia di donne, Pannella tornò in prima linea. Attraverso la mobilitazione popolare e la minaccia di nuovi referendum, il Partito Radicale costrinse il Parlamento ad approvare nel 1978 la legge 194. Anche in questo caso, il successivo tentativo di abrogazione per via referendaria nel 1981 venne respinto a larghissima maggioranza, a dimostrazione di come le battaglie pannelliane, inizialmente percepite come minoritarie o scandalose, interpretassero in realtà il comune sentire di una nazione che chiedeva di uscire dall’oscurantismo.

L’originalità di Marco Pannella risiede anche e soprattutto nei metodi della sua azione politica. Mutuando la lezione di Mahatma Gandhi e di Martin Luther King, ha introdotto in Italia la pratica della nonviolenza come arma di pressione democratica. I suoi lunghi e logoranti scioperi della fame e della sete, i digiuni di dialogo, le disobbedienze civili e gli arresti cercati e ottenuti per provocazione intellettuale non erano atti di autolesionismo, ma tentativi estremi di dare voce a chi non l’aveva, costringendo le istituzioni e i mezzi di informazione a rompere il muro del silenzio su realtà rimosse dalla coscienza collettiva.

Tra queste realtà, spicca la situazione drammatica delle carceri italiane. Negli ultimi decenni della sua vita, Pannella ha fatto del rispetto dell’articolo 27 della Costituzione e della denuncia del sovraffollamento carcerario la sua priorità assoluta. Ha lottato strenuamente per l’amnistia e l’indulto, concepiti come strumenti di legalità necessari per sanare lo stato di flagranza criminale in cui versava l’amministrazione della giustizia italiana, ridotta a calpestare i diritti fondamentali dei detenuti. La sua era una battaglia per la dignità del condannato, fondata sul principio che il grado di civiltà di un paese si misura dallo stato delle sue prigioni.

Il raggio d’azione di Pannella si è esteso ben oltre i confini nazionali e i diritti riproduttivi. È stato un pioniere dell’antiproibizionismo sulle droghe, sostenendo che la legalizzazione fosse l’unica via efficace per sottrarre ingenti profitti alle mafie e per affrontare il fenomeno sotto un profilo puramente sanitario e non criminale. Ha combattuto per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza al servizio militare, contribuendo in modo decisivo all’affermazione del servizio civile sostitutivo, e ha anticipato di decenni il dibattito sul fine vita e sul rifiuto dell’accanimento terapeutico. In ambito internazionale, l’impegno di Pannella si è tradotto nella creazione del Partito Radicale Transnazionale, attraverso il quale ha promosso la campagna globale contro la fame nel mondo nei primi anni Ottanta e la battaglia per l’istituzione della Corte Penale Internazionale. Non meno rilevante è stata la sua storica ostinazione per l’abolizione della pena di morte nel mondo, culminata con l’approvazione della moratoria universale delle esecuzioni capitali da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2007, un traguardo diplomatico e umano considerato epocale. Ricordare Marco Pannella oggi significa riconoscere il debito che l’Italia democratica ha nei confronti di un uomo che ha vissuto la politica come una scommessa perenne sulla libertà e sulla responsabilità individuale. Spesso criticato per i suoi toni teatrali, per le sue provocazioni o per le sue imprevedibili alleanze tattiche, Pannella ha avuto il merito storico di costringere il Paese a guardarsi allo specchio e a superare le proprie ipocrisie. Molte delle libertà che oggi i cittadini italiani considerano acquisite e scontate portano la firma, ideale o concreta, delle sue storiche camicie bianche e delle sue estenuanti maratone oratorie. Il suo lascito più grande rimane l’invito a non essere mai spettatori passivi, ma strenui difensori dello Stato di diritto e della centralità dei diritti umani.

Legge 194 (approvata formalmente il 22 maggio 1978) tocca uno dei pilastri storici dei diritti civili in Italia: la legalizzazione e la regolamentazione dell’interruzione volontaria di gravidanza (IVG).

Prima di questa legge, l’aborto in Italia era considerato un reato punito dal codice penale (il Codice Rocco del periodo fascista) con il carcere, sia per la donna sia per chi eseguiva l’intervento. Questa situazione non impediva gli aborti, ma alimentava la drammatica piaga degli aborti clandestini: le donne con maggiori disponibilità economiche si recavano all’estero, mentre le donne delle classi più povere si affidavano a pratiche siringate o a strutture mammane improvvisate, in condizioni igieniche disastrose, con un altissimo tasso di complicazioni gravi e mortalità.

La Legge 194 ecco cosa ha ha cambiato

  • Depenalizzazione e tutela: L’aborto ha smesso di essere un crimine. La legge riconosce il valore sociale della maternità, ma tutela la salute fisica e psichica della donna.
  • Accesso regolamentato nei primi 90 giorni: Permette alla donna di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni dal concepimento per motivi di salute, economici, sociali o familiari. Il percorso prevede un colloquio con un consultorio o un medico per esaminare le possibili soluzioni alternative e offrire supporto, ma l’ultima decisione spetta comunque alla donna.
  • Interruzione terapeutica dopo i 90 giorni: Dopo i primi tre mesi, l’aborto è consentito solo in casi specifici e limitati, ovvero quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna, o quando siano accertate anomalie o malformazioni del feto che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna stessa.
  • Servizio pubblico: Stabilisce che l’intervento venga eseguito gratuitamente all’interno delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale (ospedali e case di cura autorizzate).
  • Obiezione di coscienza: La legge garantisce al personale sanitario (medici, infermieri) il diritto di sollevare obiezione di coscienza, esonerandoli dal compiere le procedure di IVG, tranne nei casi di imminente pericolo di vita per la donna.


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