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USA-IRAN: NEGOZIATI SOSPESI E RISCHIO ESCALATION


Il presidente Usa Donald Trump con il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario della Difesa Pete Hegseth ph press office White House

di Pat Sinclair

La complessa e delicata partita diplomatica tra Stati Uniti e Iran ha subito una brusca frenata proprio quando sembrava potersi intravedere una via d’uscita. Lunedì, Teheran ha annunciato la sospensione di tutti i negoziati con Washington, una mossa drastica intrapresa in segno di protesta contro le recenti operazioni militari di Israele in Libano. Per la Repubblica Islamica, tali azioni rappresentano una chiara violazione del cessate il fuoco in vigore, un’intesa che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha definito estesa “inequivocabilmente” a tutti i fronti, Libano compreso. La posizione iraniana è netta: le comunicazioni diplomatiche resteranno interrotte fino a quando Israele non cesserà le operazioni offensive, sia nel Libano meridionale che a Gaza. La tensione sul campo, tuttavia, continua a mettere a dura prova un equilibrio già estremamente precario. A testimoniare la fragilità della situazione, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha riferito di aver intercettato, nella tarda serata di domenica, due missili balistici iraniani diretti verso basi americane in Kuwait. Questo episodio segue una scia di ostilità reciproche: solo la scorsa settimana, l’Iran aveva dichiarato di aver colpito basi statunitensi in risposta a raid americani contro strutture per droni a Bandar Abbas, un’azione a cui il CENTCOM aveva replicato abbattendo droni minacciosi nello Stretto di Hormuz. In questo scenario, le autorità statunitensi ribadiscono il loro impegno a proteggere le proprie forze e i propri interessi, definendo le mosse iraniane come un’ingiustificata aggressione. Nonostante l’escalation, sullo sfondo resta l’ambizioso progetto del presidente Donald Trump di chiudere un accordo che potrebbe segnare una svolta storica in un conflitto che dura da tre mesi. L’amministrazione statunitense sta valutando un memorandum d’intesa di 60 giorni, facilitato dalla mediazione del Pakistan e di partner come il Qatar, mirato a estendere il cessate il fuoco, garantire la navigazione senza restrizioni nello strategico Stretto di Hormuz e gettare le basi per futuri colloqui sul dossier nucleare iraniano. Il Segretario del Tesoro, Scott Bessent, ha sottolineato come le “linee rosse” del presidente restino invalicabili: l’Iran deve abbandonare le ambizioni nucleari, consegnare l’uranio altamente arricchito e riaprire lo Stretto. In questo quadro, il tempo e la pazienza sembrano essere le variabili più critiche. Il presidente Trump, in un recente messaggio diffuso su Truth, ha ribadito la volontà iraniana di giungere a un accordo, lamentando al contempo le difficoltà imposte dal clima politico interno statunitense che, a suo dire, ostacola la sua capacità di manovra negoziale. Mentre il ministro degli Esteri pakistano si prepara a incontrare il Segretario di Stato Marco Rubio a Washington, le prospettive restano incerte. Se da un lato il Tesoro americano continua a stringere la morsa economica sull’Iran — puntando a bloccare le entrate petrolifere e a contrastare l’Autorità dello Stretto creata da Teheran — dall’altro permane la minaccia di un ritorno alla piena escalation militare. In questo scenario di “guerra e pace” simultanee, la variabile tempo è cruciale perché il rischio è che l’escalation sul terreno superi la capacità della diplomazia di contenerla, vanificando i tentativi di mediazione internazionale.

Lo scenario diplomatico: un equilibrio precario

Nonostante le tensioni, rimane vivo il tentativo di finalizzare un’intesa tra Washington e Teheran, sebbene il percorso sia complicato da continue frenate:

  • Stallo dei negoziati: Dopo l’annuncio iraniano di sospendere le comunicazioni in segno di protesta contro le operazioni israeliane in Libano, la diplomazia sta cercando di riprendere il filo. Si parla di possibili colloqui tecnici previsti per il 5 giugno.
  • La posizione americana: L’amministrazione Trump mantiene una linea ferma. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che non è possibile raggiungere un accordo “improvvisato” in 72 ore e ha ribadito la necessità di una risoluzione seria che garantisca la denuclearizzazione dell’Iran e la riapertura dello Stretto di Hormuz.
  • Le condizioni di Trump: Il Presidente ha dichiarato di non voler siglare “cattivi accordi” e ha inasprito le condizioni per l’intesa, richiedendo esplicitamente che l’Iran abbandoni le proprie ambizioni nucleari e consegni l’uranio altamente arricchito.

La situazione sul campo

La realtà bellica continua a minare la fiducia necessaria per il successo dei negoziati:

  • Libano: Le forze israeliane hanno intensificato le loro operazioni, conquistando posizioni strategiche come la fortezza di Beaufort nel Libano meridionale, con l’obiettivo di indebolire le linee di rifornimento di Hezbollah.
  • Golfo Persico: Lo Stretto di Hormuz rimane un punto nevralgico di scontro. Le continue schermaglie tra forze americane e iraniane, inclusi gli attacchi ai droni e l’intercettazione di missili balistici, confermano che il rischio di un’escalation militare su vasta scala è costante.
  • Pressione economica: Il Segretario del Tesoro Scott Bessent continua a coordinare un’azione di pressione economica, puntando a bloccare le entrate petrolifere iraniane per limitare la capacità di manovra di Teheran.

Prospettive immediate

Il clima rimane di estrema incertezza. Mentre il mondo guarda all’incontro tra il ministro degli Esteri pakistano e Marco Rubio a Washington come a un potenziale momento di svolta, le parti in causa giocano una partita complessa:

  • L’Iran cerca di massimizzare il proprio peso negoziale, condizionando la diplomazia ai successi o fallimenti militari regionali.
  • Gli Stati Uniti stanno cercando di gestire una transizione diplomatica che, nelle intenzioni di Trump, dovrebbe portare a una nuova architettura di sicurezza regionale (inclusa una possibile estensione degli Accordi di Abramo), ma si scontrano con la ferma opposizione iraniana sul fronte nucleare.

Le rassicurazioni di Trump

“I colloqui con la Repubblica Islamica dell’Iran proseguono a ritmo serrato. Grazie per l’attenzione che ci state dedicando! Presidente DONALD J. TRUMP”, queste le parole scritte da l presidente Usa sul suo Social poco meno di mezz’ora fa. Insomma come al solito i colloqui sono al solito stop and go. Bisogna solo avere la pazienza di attendere la fine.



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