

Da sinistra, la prima pagine del quotidiano del Corriere della Sera che dà la notizia della nascita della Repubblica in Italia e poi il volto “simbolo” di Anna AIberti, allora 24enne impiegata del quotidiano L’Avanti!, fotografata sul tetto del “Palazzo dei giornali”, in Piazza Cavour, a Milano, dove aveva sede il quotidiano socialista felice per la notizia dei risultati della nascita della Repubblica Italiana (ph. Federico Patellani)
di Patrizia Vassallo
Roma si è svegliata oggi sotto il segno del Tricolore, celebrando un traguardo di straordinaria importanza: l’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana. Le immagini di questa giornata, dal solenne omaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Milite Ignoto, fino alla suggestiva parata lungo i Fori Imperiali, hanno parlato il linguaggio della continuità, ricordando a ogni cittadino il valore profondo di un impegno civile che si rinnova costantemente. La presenza delle più alte cariche dello Stato all’Altare della Patria non è stata solo un protocollo cerimoniale, ma un atto di gratitudine collettiva verso tutti coloro che, ieri come oggi, hanno dedicato la propria vita al servizio delle istituzioni e della comunità nazionale. Il cuore di questa festa batte con una forza particolare perché ci riporta alle radici stesse della nostra convivenza democratica. Non possiamo guardare al presente, alla commozione del sorvolo delle Frecce Tricolori o alle celebrazioni serali sul Quirinale con “I Volti della Repubblica”, senza tornare con il pensiero a quel 2 giugno 1946. Fu quello un momento di cesura netta, una pagina bianca che un intero popolo, stremato dalla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, scelse di riscrivere con le proprie mani. Gli italiani, chiamati alle urne in un referendum istituzionale, fecero una scelta di libertà: il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, una decisione storica che portò alla nascita dell’Assemblea Costituente, incaricata di dare al Paese una nuova anima attraverso la Costituzione.
È doveroso sottolineare come questa transizione verso la democrazia fu accompagnata da una conquista che cambiò per sempre il volto del Paese: l’introduzione del suffragio universale. Poco più di un anno prima, nel febbraio del 1945, l’Italia riconosceva finalmente alle donne il diritto di voto. Fu una conquista lungamente attesa, un atto di giustizia che permise alle donne di partecipare, per la prima volta su scala nazionale, al referendum del 1946 e all’elezione dei padri costituenti. Fu un ingresso rivoluzionario nella vita politica: milioni di donne si recarono ai seggi con la consapevolezza di partecipare a un destino comune, contribuendo a gettare le basi della democrazia moderna che oggi celebriamo.



Le celebrazioni di oggi, dunque, sono un ponte ideale tra quelle lunghe file ai seggi di ottant’anni fa e il volto multiforme dell’Italia contemporanea. La piazza del Quirinale, illuminata dai colori della bandiera e animata dal talento di artisti e campioni dello sport, ci ricorda che la Repubblica non è solo un assetto istituzionale, ma una creatura viva che si nutre della partecipazione, del talento e delle storie di ogni cittadino. Guardare alla nostra storia, alla scelta coraggiosa del 1946 e alla conquista del diritto di voto, significa comprendere che la libertà non è un punto di arrivo, ma un esercizio quotidiano di responsabilità, necessario per costruire il futuro che abbiamo l’onore di plasmare.
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