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RIMPATRI MIGRANTI, LA SVOLTA UE: NUOVE REGOLE PIÙ RAPIDE


people riding on blue and white boat on blue sea
Photo by Afthabu Rahman on Pexels.com

di Mara Invernizzi

L’Unione Europea cambia passo sulla gestione dei cittadini di paesi terzi che soggiornano illegalmente sul proprio territorio. Dopo lunghi e intensi negoziati, Parlamento e Consiglio hanno raggiunto un accordo provvisorio che punta a riformare radicalmente la politica sui rimpatri, rendendola più rapida, efficiente e, nelle intenzioni dei legislatori, finalmente funzionale alla realtà attuale. Una svolta attesa da quasi vent’anni, che mira a superare le inefficienze del passato garantendo al contempo il pieno rispetto dei diritti fondamentali e del diritto internazionale. Il cuore della riforma risiede nella necessità di trasformare la decisione di rimpatrio in un obbligo cogente e concreto. Chiunque riceva un provvedimento di questo tipo da parte delle autorità nazionali non avrà più margini di discrezionalità: dovrà lasciare il territorio dell’Unione immediatamente o entro un termine prestabilito, collaborando attivamente con le autorità. In caso contrario, il sistema prevede ora strumenti più incisivi per prevenire la fuga e garantire l’esecuzione dell’ordine. Tra le novità più significative spicca il rafforzamento delle misure di detenzione. Sulla base di una valutazione individuale — che tenga conto, ad esempio, del rischio di fuga o di minacce alla sicurezza nazionale — gli Stati membri potranno trattenere i cittadini soggetti a rimpatrio. La durata massima della detenzione potrà estendersi fino a 24 mesi, con la possibilità di una proroga ulteriore di sei mesi qualora le circostanze mutino o la cooperazione con il paese terzo di destinazione migliori. Pur ribadendo che la detenzione per famiglie con figli e minori non accompagnati debba rimanere una misura di estrema ultima ratio e per il tempo più breve possibile, il testo introduce anche alternative, come il monitoraggio elettronico o la presentazione periodica presso gli uffici competenti. L’accordo introduce inoltre una dimensione esterna inedita: la possibilità di trasferire i cittadini extracomunitari — ad esclusione, in questo caso, dei minori non accompagnati — verso paesi terzi che abbiano sottoscritto specifici accordi con gli Stati membri. Questi cosiddetti “centri di rimpatrio” dovranno operare nel rigoroso rispetto dei diritti umani e del principio di non respingimento, sotto la costante vigilanza della Commissione europea. A rafforzare l’efficacia del sistema sarà anche l’“ordine di rimpatrio europeo”. Le decisioni di allontanamento saranno inserite nel sistema d’informazione Schengen, rendendole visibili e immediatamente eseguibili in tutta l’area di libera circolazione. In questo modo, un cittadino che si sposta da uno Stato membro all’altro non potrà più eludere il provvedimento ricevuto inizialmente. Il relatore del provvedimento, l’eurodeputato Malik Azmani (Renew, Paesi Bassi), ha salutato con soddisfazione l’intesa raggiunta, sottolineando come l’obiettivo primario fosse quello di dotare l’Europa di un sistema che sia, finalmente, credibile e operativo. “Ci siamo assunti la nostra responsabilità”, ha dichiarato, rivendicando l’importanza di aver spinto per una rapida entrata in vigore del regolamento. Mentre diverse disposizioni, incluse quelle relative ai centri di rimpatrio e alle procedure di valutazione dell’età dei minori, saranno pienamente operative subito dopo la pubblicazione, per altre norme più complesse è stato previsto un periodo di transizione di 12 mesi, necessario per consentire agli Stati membri di adeguare i propri apparati amministrativi. Con questa riforma, l’Unione Europea cerca di chiudere un capitolo critico della sua politica migratoria, tentando di bilanciare la fermezza necessaria a garantire la sicurezza delle frontiere con l’impegno imprescindibile verso la tutela dei diritti sanciti dalle convenzioni internazionali.



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