
di Pat Sinclair
Il mondo dello sport è rimasto col fiato sospeso nelle ultime ore dopo il drammatico annuncio di Simone Biles. La fuoriclasse della ginnastica artistica, universalmente riconosciuta come la più grande interprete della disciplina di ogni tempo, ha condiviso sui social media di aver vissuto un’esperienza drammatica, venendo ricoverata d’urgenza in ospedale. “Il fatto di aver quasi perso la vita non era certamente nei miei programmi questa settimana”, ha scritto la campionessa, definendo l’accaduto come uno dei momenti più spaventosi della sua esistenza. Sebbene la ginnasta non abbia ancora chiarito la natura del malore, preferendo proteggere la propria privacy in questa fase di convalescenza, le sue parole hanno provocato un’immediata ondata di affetto globale, confermando quanto Biles non sia solo una campionessa iconica, ma un punto di riferimento umano per milioni di persone. La vita e la carriera di Simone Biles sono sempre state un intreccio indissolubile tra una perfezione tecnica sovrumana e una profonda battaglia per la propria salute mentale.
Simone Biles, (ph. Di Ocoudis – Opera propria, CC BY-SA 4.0)
Nata a Columbus nel 1997, ha rivoluzionato la ginnastica artistica con la sua esplosività e una capacità di esecuzione che ha spinto i giudici a coniare nuove regole e nuovi salti, molti dei quali portano oggi il suo nome. La sua ascesa è stata inarrestabile: dopo il trionfo assoluto alle Olimpiadi di Rio 2016, dove conquistò quattro medaglie d’oro, Biles è diventata un simbolo di onnipotenza sportiva. Eppure, proprio in quel ruolo di invincibile, ha saputo mostrare al mondo la sua vulnerabilità. Il momento di svolta, che ha cambiato la percezione dell’atleta e della donna, è arrivato durante le Olimpiadi di Tokyo 2021. In quella che doveva essere la sua consacrazione definitiva, Biles scelse di ritirarsi da diverse gare per proteggere la propria salute mentale, dopo aver sofferto i cosiddetti “twisties”, un blocco psicofisico che impedisce alla ginnasta di orientarsi nello spazio durante le rotazioni aeree, rendendo ogni movimento potenzialmente fatale. Quella decisione, inizialmente criticata da una parte dell’opinione pubblica, si è trasformata in un manifesto di coraggio, aprendo un dibattito globale sul benessere degli atleti professionisti. Nonostante le difficoltà, la sua storia è una continua risalita. Dopo Tokyo, Biles ha dimostrato una longevità sportiva rara, tornando sul podio mondiale e olimpico con una maturità ancora più evidente. Gli aneddoti sulla sua quotidianità da stella mondiale sono diventati leggendari: dal suo modo di vivere l’atmosfera dei Villaggi Olimpici — dove la si poteva incontrare tranquillamente in mensa come una qualunque altra atleta — fino al legame profondo con il marito, il giocatore NFL Jonathan Owens, che è stato il suo principale sostegno anche durante i giorni bui della recente emergenza medica. In attesa che la campionessa fornisca, come promesso, ulteriori dettagli sul malore che l’ha colpita, la comunità sportiva internazionale si stringe attorno a lei. Simone Biles rimane, oggi più che mai, l’emblema di un’atleta che non ha mai smesso di combattere, non solo contro le leggi della gravità che sfida ogni giorno in pedana, ma anche contro le fragilità umane, uscendone sempre, immancabilmente, come una vincitrice.