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ISRAELE-IRAN, ESCALATION NELLA NOTTE: TRUMP ORDINA IL CESSATE IL FUOCO


man walking on street with flags behind
Israele. Photo by Thắng-Nhật Trần on Pexels.com

di Pat Sinclair

Come ha già scritto istantaneamente WHAT-U nella notte tra domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026, Israele e Iran si sono resi protagonisti di un diretto e serrato scambio di attacchi missilistici. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pochi minuti fa è intervenuto di nuovo sulla questione pubblicando un post su Truth Social, cercando di placare l’escalation: “Entrambe le parti, Israele e Iran, puntano a un cessate il fuoco immediato! I negoziati finali sulla ‘pace’ sono in corso, salvo che ignoranza o stupidità non si frappongano al loro cammino. Il blocco rimarrà in vigore a tutti gli effetti fino al raggiungimento di un ‘accordo definitivo’. Le cose dovrebbero procedere rapidamente”. Da adesso in poi quindi la guerriglia dovrebbe fermarsi. E il condizionale è d’obbligo tenuto conto che, nonostante le precedenti dichiarazioni del presidente americano, che ha più volte sottolineato di essere “al comando” della situazione e di aver esercitato pressioni sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu affinché esercitasse moderazione, la situazione sul campo è rimasta incandescente per diverse ore.

Secondo quanto riportato da testate come CNN, BBC e The Times of Israel, l’escalation è stata innescata da un ciclo di violenze iniziato con un lancio di razzi da parte di Hezbollah contro il nord di Israele, a cui le forze israeliane hanno risposto con pesanti raid aerei sui sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del movimento sciita. In risposta a queste operazioni, l’Iran ha lanciato ondate di missili balistici verso obiettivi militari in territorio israeliano. Le IDF (Forze di Difesa Israeliane) hanno confermato l’intercettazione di numerosi ordigni, citati dai media come Sky TG24 in circa 22-30 unità, che hanno fatto scattare le sirene d’allarme in tutto il nord di Israele e nelle alture del Golan. La rappresaglia israeliana non si è fatta attendere: caccia dell’aviazione hanno colpito diversi obiettivi strategici in Iran, inclusi siti radar e un importante impianto petrolchimico nella regione di Mahshahr, nel Khuzestan. Esplosioni sono state segnalate dai media locali iraniani e riprese da Al Jazeera nelle città di Teheran, Isfahan, Tabriz e Karaj.

Il coinvolgimento degli Houthi e le reazioni internazionali

La crisi ha assunto una dimensione regionale ancora più ampia con l’intervento dei ribelli Houthi dallo Yemen, che hanno rivendicato il lancio di missili verso Israele e annunciato un nuovo blocco per le navi israeliane nel Mar Rosso e nello stretto di Bab el-Mandeb, minacciando di colpire ulteriormente gli interessi legati a Tel Aviv. Mentre Fox News e altri media internazionali evidenziano come questo sia il primo scontro diretto di tale portata tra le due potenze dalla tregua mediata ad aprile, il comando delle forze armate iraniane ha annunciato, nelle ore successive al picco della tensione, la fine delle operazioni militari, definendole una “risposta dolorosa” ma necessaria. Il quadro rimane tuttavia estremamente fragile: mentre Teheran accusa gli Stati Uniti di complicità nelle violazioni del cessate il fuoco, la comunità internazionale continua a monitorare con apprensione gli sviluppi dei negoziati in corso, nel tentativo di scongiurare un conflitto regionale totale che avrebbe pesanti ripercussioni globali, in particolare sui mercati energetici.


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