
di Maurizio Cappellino
I dati diffusi oggi dall’Istat fotografano un Paese in cui la rete di solidarietà informale continua a crescere, trasformandosi per fare fronte al progressivo invecchiamento della popolazione e alle nuove esigenze della vita quotidiana. Nel 2024, più di un individuo su tre con almeno 18 anni (il 36,2%, pari a circa 18 milioni di persone) dichiara di aver prestato nell’ultimo mese almeno un tipo di aiuto gratuito a persone non coabitanti. Si tratta di un incremento netto rispetto al passato: nel 1998 la quota si fermava infatti al 22,8%. Anche escludendo i nuovi ambiti di supporto emersi negli anni — come l’assistenza digitale o il dono di cibo e vestiario —, la percentuale di chi offre spontaneamente il proprio tempo a parenti, amici o vicini raggiunge il 32,4%. I mutamenti demografici giocano un ruolo centrale in questa evoluzione. Tra il 1998 e il 2024 la quota di persone con 75 anni e più è passata dal 7,3% al 12,6% della popolazione, rimodellando la struttura delle relazioni: la rete familiare si fa sempre più “stretta e lunga”, con meno giovani e un numero crescente di anziani che necessitano di assistenza.
Il profilo di chi aiuta: le donne e i giovani in prima linea
L’impegno pro-sociale non si distribuisce in modo omogeneo, ma rivela precise caratteristiche anagrafiche e culturali:
- Il divario di genere: Le donne si confermano il pilastro portante della cura, con il 38,2% che fornisce aiuti informali contro il 34,0% degli uomini. La forbice tocca il culmine nella fascia tra i 55 e i 64 anni, dove quasi una donna su due (46,3%) è attivamente impegnata a sostenere persone esterne al proprio nucleo familiare.
- La risposta dei giovani: Se con il procedere dell’età la propensione generale ad prestare aiuto tende a calare, tra i ragazzi con meno di 25 anni si registra un picco del 44,9%, mentre tra gli studenti la quota raggiunge il 49,2%.
- L’impatto dell’istruzione: Il capitale culturale incide nettamente sui comportamenti altruistici: fornisce aiuto il 51,6% dei laureati, a fronte del 25,2% di chi possiede al massimo la licenza media.
Dalla compagnia al supporto digitale: come cambiano le prestazioni
Rispetto a venticinque anni fa sono cambiate anche le modalità con cui ci si prende cura degli altri. La forma di sostegno più diffusa è oggi rappresentata da compagnia, accompagnamento od ospitalità (29,8%), seguita dal supporto tecnologico: il 23,8% degli aiutanti si dedica infatti a facilitare l’uso di Internet e degli strumenti digitali a chi non coabita con loro, una percentuale che sfiora il 40% tra i giovani di 18-24 anni.
Tra gli uomini e le donne emergono inoltre chiare specializzazioni operative. Le donne sono maggiormente impegnate nell’accudimento dei bambini (24,0% contro 13,2%), nelle attività domestiche, nella cura degli adulti e nelle prestazioni sanitarie informali. Gli uomini, di contro, superano le donne nel supporto per l’uso dei dispositivi digitali (25,5% contro 22,4%), nel sostegno economico e nei lavori extra-domestici.


La centralità della famiglia e la realtà dei caregiver
Nonostante l’apertura verso amici (23,3%) e vicini di casa (7,9%), la solidarietà italiana resta un’attività prevalentemente intrafamiliare: nel 66,9% dei casi il destinatario principale dell’aiuto è un parente stretto, in primis la madre (18,9%) e il padre (9,8%).
Considerando sia chi assiste familiari conviventi con problemi di salute (4,4 milioni) sia chi si prende cura di persone non coabitanti (9,6 milioni), i caregiver in Italia raggiungono i 12,3 milioni, pari al 24,9% della popolazione maggiorenne. Tra questi, il 31,9% (circa 4 milioni di persone) garantisce un carico di cura intenso, pari ad almeno 20 ore settimanali: un impegno che pesa in misura sproporzionata sulle donne, sugli inoccupati e nei territori del Mezzogiorno.
Chi riceve supporto: la vulnerabilità degli anziani soli
Sull’altro fronte, le famiglie che beneficiano di aiuti informali da non coabitanti sono 5 milioni, pari al 18,6% del totale. La necessità di sostegno risulta massima tra gli anziani di 75 anni e più che vivono soli: in questo gruppo, il 43,3% riceve aiuti informali (soprattutto per pulizie domestiche, compagnia e pratiche burocratiche). Se alle reti informali si sommano le prestazioni erogate dalle istituzioni pubbliche e i servizi privati a pagamento (come colf e badanti), la percentuale di anziani soli che riceve almeno una forma di assistenza sale al 53,8%, confermando come la tenuta del sistema sociale dipenda dall’integrazione tra risorse pubbliche, private e legami di prossimità.