
Il nuovo premier britannico Keir Starmer (fonte BBC)
di Purdey McCann
LONDRA – Il portone nero del Numero 10 di Downing Street cambia di nuovo padrone. Con un’uscita di scena repentina a soli due anni dall’inizio del mandato, Keir Starmer ha rassegnato formalmente le dimissioni nelle mani di Re Carlo III a Buckingham Palace. Al suo posto subentra Andy Burnham, ex sindaco di Greater Manchester e figura di spicco dell’ala sinistra del partito, a cui il Sovrano ha conferito l’incarico di formare il nuovo governo laburista.
Nel suo discorso d’addio, pronunciato sotto un sole insolito davanti a fedelissimi e giornalisti, Starmer ha rivendicato con forza la bontà della sua gestione, assicurando di consegnare «un Paese più forte e più equo rispetto a due anni fa» e sottolineando il rinvigorito ruolo internazionale del Regno Unito, a partire dal sostegno incrollabile all’Ucraina. Subito dopo, Burnham ha preso la parola per tracciare una linea di discontinuità, promettendo di riattivare l’interruttore della speranza con un piano decennale basato su stabilità, casa e rilancio industriale. Il nuovo premier ha già presentato la sua squadra: spicca la nomina di John Healey al Tesoro al posto di Rachel Reeves, mentre Ed Miliband va agli Esteri e Shabana Mahmood resta salda all’Interno.
Gli auguri di Giorgia Meloni
Tra le prime reazioni internazionali è arrivata quella della premier italiana Giorgia Meloni, che ha augurato buon lavoro a Burnham ribadendo il valore del partenariato strategico tra Roma e Londra sui dossier chiave come i flussi migratori.
Le reazioni della stampa
Se la politica istituzionale celebra il passaggio di consegne, la stampa britannica osserva la novità con uno sguardo nettamente diviso. The Guardian accoglie con favore la svolta a sinistra, definendola un’opportunità irripetibile per “riportare l’anima nel Partito Laburista” e mettere finalmente al centro la lotta alle disuguaglianze e alla crisi abitativa, pur ricordando che lo spazio di manovra fiscale del nuovo primo ministro rimane drammaticamente ridotto. Di tono ben diverso il commento del Daily Mail, che attacca duramente la mossa parlando di un “rimpasto disperato” e sollevando dubbi sulle coperture economiche delle promesse di Burnham, destinate – secondo il quotidiano conservatore – a scontrarsi con la realtà di casse dello Stato vuote e tasse già ai massimi storici. Più analitico The Times, che si concentra sulle incognite politiche di un Paese giunto al settimo premier in dieci anni: il quotidiano mette in guardia Burnham dal rischio di ritrovarsi paralizzato dalle correnti interne del partito, ricordando che la stabilità sbandierata dal nuovo corso dovrà fare i conti con la prova più dura, quella dei mercati e della crescita economica da tempo stagnante.
Grandi aspettative
L’era Burnham si apre dunque in un clima di grandi aspettative ma anche di profondo scetticismo, dove l’entusiasmo della base laburista si scontra da subito con la freddezza dei numeri e la diffidenza dei mercati. Per il nuovo primo ministro, la vera sfida non sarà soltanto quella di distinguersi dall’eredità di Keir Starmer o di tenere unito un partito attraversato da diverse anime, ma soprattutto quella di dimostrare ai cittadini che la stabilità sbandierata nei suoi primi discorsi può trasformarsi in soluzioni concrete per la vita di tutti i giorni. In una Gran Bretagna stanca dei continui stravolgimenti al vertice e segnata da anni di incertezza economica, il margine di errore per il nuovo corso a Downing Street è ridotto al minimo: Burnham dovrà dimostrare in fretta che la sua visione decennale non è solo un bell’auspicio politico, ma una rotta praticabile per un Paese in cerca di riscatto.