

di Purdey Shevell
Quando la filantropia ad alto impatto incontra la tutela della biodiversità, nascono iniziative capaci di segnare una svolta nella storia della conservazione. Con il lancio del Phoenix Species Project, Leonardo DiCaprio e Jeff Bezos (insieme a Lauren Sánchez) hanno siglato una delle partnership ambientaliste più imponenti di sempre: una dotazione iniziale da 200 milioni di dollari destinata a strappare all’estinzione 100 tra le specie vegetali e animali più minacciate del pianeta.
La genesi dell’operazione risale alla primavera del 2021, quando DiCaprio promosse un incontro riservato tra il biologo Wes Sechrest, co-fondatore dell’organizzazione no-profit Re:wild, Jeff Bezos e Lauren Sánchez. L’obiettivo: colmare un vuoto strutturale nelle politiche di tutela. Se ampie risorse vengono destinate alla protezione generica dei territori, la salvaguardia diretta delle singole specie a rischio critico rimane infatti storicamente sottofinanziata. I due promotori hanno così deciso di contribuire con 100 milioni di dollari ciascuno, affiancati da realtà filantropiche come Age of Union e la Todd Graves Family Foundation.
L’iniziativa prende vita dalle parole dei suoi promotori, che ne chiariscono urgenza e visione strategica.
Leonardo DiCaprio, co-fondatore di Re:wild, ha evidenziato la centralità della protezione diretta:
«Tutelare le specie non significa soltanto salvare dalla scomparsa creature uniche e affascinanti. Significa preservare la salute degli ecosistemi da cui dipende la vita stessa sulla Terra. Le risorse destinate alla salvaguardia della biodiversità sono state storicamente insufficienti rispetto alla gravità della crisi. Con il Phoenix Species Project vogliamo offrire un modello di finanziamento duraturo, capace di fornire agli scienziati e alle comunità locali gli strumenti necessari per invertire la rotta dell’estinzione prima che sia troppo tardi.»
Jeff Bezos, fondatore del Bezos Earth Fund, si è soffermato sulla necessità di superare la logica dell’emergenza:
«La perdita di biodiversità è una delle sfide più critiche della nostra epoca, ma è anche una di quelle su cui possiamo incidere concretamente se agiamo con decisione. Molti dei progetti di conservazione più promettenti al mondo sono frenati dall’incertezza dei finanziamenti a breve termine. Garantire risorse stabili e di lungo periodo permetterà agli esperti sul campo di pianificare azioni efficaci e durature, offrendo a oltre cento specie a rischio una concreta possibilità di recupero e tutela.»
La vera novità del progetto risiede proprio nella sostenibilità finanziaria sul lungo periodo. La conservazione soffre spesso della frammentazione dei contributi annuali, che costringe gli operatori a un continuo reperimento di fondi a scapito delle attività operative. La garanzia di coperture pluriennali consentirà invece di strutturare interventi stabili al fianco di comunità indigene e ricercatori sul campo.
Il piano d’azione mappa 100 specie distribuite in 30 Paesi. Tra le priorità operative figura l’iguana terrestre rosa delle Galápagos (Conolophus marthae), rettile individuato scientificamente solo nel 2009 e confinato sui pendii del vulcano Wolf, minacciato dall’introduzione di predatori alieni come gatti e ratti.
In elenco compare anche l’echidna dal becco lungo di Attenborough, uno dei rari mammiferi ovipari al mondo, ritenuta estinta per quasi mezzo secolo e riavvistata di recente nelle montagne dei Ciclopi, in Nuova Guinea. L’intervento coprirà inoltre specie meno note come il pesce chitarra bocca di squalo (Rhina ancylostoma), antico raiforme cacciato per il traffico di pinne, la pianta succulenta sudafricana fuzzy belly button, bersaglio del bracconaggio per collezionismo, e il sifaka dalla corona dorata, lemure del Madagascar tutelato dall’organizzazione locale Fanamby.
Lauren Sánchez Bezos, vicepresidente del Bezos Earth Fund, ne ha sottolineato la dimensione educativa e sociale:
«Tutti noi ricordiamo lo stupore provato da bambini nel guardare per la prima volta un animale strano o meraviglioso nei libri o nei documentari. È un legame d’istinto che i più piccoli stringono con il mondo naturale prima ancora di comprendere quanto sia fragile. Non possiamo permettere che le prossime generazioni conoscano l’iguana rosa delle Galápagos o l’echidna di Attenborough solo come ricordi del passato. Questo fondo nasce per proteggere la meraviglia della vita sulla Terra e consegnarla intatta al futuro.»
Inquadrato all’interno degli standard fissati dal quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal, il Phoenix Species Project mira a stabilire un precedente operativo: dimostrare che il contrasto alla perdita di biodiversità è realizzabile quando rigore scientifico e risorse adeguate vengono messi direttamente a disposizione dei territori.