


di Patrizia Vassallo
Non c’è pace sul fronte giudiziario e umano della tragedia del Le Constellation a Crans-Montana, il drammatico rogo in cui hanno perso la vita 41 persone, tra cui sei giovani italiani, e che ha lasciato dietro di sé decine di feriti e una scia inesauribile di polemiche sulle norme di sicurezza e sulle responsabilità amministrative. Negli ultimi sviluppi dell’inchiesta coordinata dalla Procura del Canton Vallese, la magistratura di Sion ha ufficialmente respinto la richiesta dello Stato italiano di costituirsi parte civile nel procedimento penale. Secondo quanto emerge dal dossier e dalla comunicazione notificata al legale ginevrino Romain Jordan, che rappresenta il governo italiano, la Repubblica Italiana non è stata considerata direttamente lesa nei suoi diritti personali. Le procuratrici vallesane hanno motivato la decisione spiegando che né la cittadinanza delle vittime né i costi sostenuti da Roma per l’assistenza e i soccorsi ai propri connazionali bastano a conferire il titolo di parte offesa. Per i magistrati elvetici, le fattispecie di reato ipotizzate – incendio colposo, omicidio colposo e lesioni gravissime – tutelano beni giuridici individuali quali la vita, la salute e l’incolumità fisica, dei quali è titolare il singolo cittadino e non lo Stato di appartenenza.
La reazione della Farnesina
La reazione di Roma non si è fatta attendere. Attraverso una nota della Farnesina, l’Italia ha annunciato di aver già inoltrato un articolato ricorso contro l’ordinanza del 29 luglio, sostenendo che le posizioni della magistratura elvetica siano superate dall’orientamento giurisprudenziale della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e insistendo affinché la presenza dello Stato italiano sia riconosciuta per tutelare l’interesse collettivo delle famiglie colpite.
Le indagini
Sul piano investigativo, l’inchiesta svizzera si allarga a macchia d’olio, estendendo le responsabilità anche ai controlli di sicurezza effettuati negli anni passati. Tra i 15 indagati figura infatti Alain Mittaz, ex vicesindaco dell’allora comune di Chermignon, che nel 2015 presiedeva la Commissione antincendio e che diede parere favorevole ai lavori di realizzazione della veranda del locale presentati dall’allora proprietario Julien Beytrison. Un tassello che si aggiunge alle pesanti ombre sui coniugi Moretti, gestori del pub, finiti al centro della bufera dopo l’emersione di chat private relative all’uso di fuochi pirotecnici e alle uscite di sicurezza bloccate. Una circostanza drammaticamente confermata anche dalle testimonianze dei sopravvissuti, tra cui Sofia Donadio, la studentessa milanese che ha denunciato come le porte d’emergenza fossero chiuse con catene.
Il nuovo video
A rendere ancora più vivo il dolore delle famiglie arriva un nuovo video emerso in rete e pubblicato dai media, che documenta i drammatici momenti trascorsi all’interno del locale invaso dal fumo e dalle fiamme. Nel filmato di circa un minuto si vedono diversi ragazzi afferrare con disperazione le sedie nel tentativo di sfondare le vetrate del Le Constellation per crearsi una via di fuga, mentre molti giovani cercano coraggiosamente di prestare aiuto agli amici rimasti intrappolati prima che la situazione degenerasse irreparabilmente. Una ferita aperta che continua a bruciare, mentre tra iniziative di memoria e battaglie legali la ricerca della verità è ancora lontana dall’essersi conclusa.