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CRISI CEUTA: LA GUERRA DEI CONTROLLI TRA ROMA E MADRID E LE OMBRE SUL 15 AGOSTO


di Pat Sinclair

A una settimana dall’incredibile afflusso di oltre settantamila persone che il 30 luglio scorso ha travolto l’exclave spagnola di Ceuta in Nord Africa, l’emergenza migratoria si è trasformata in un durissimo contenzioso diplomatico ai vertici dell’Unione Europea. Al centro della tempesta c’è lo scontro aperto tra il governo guidato da Giorgia Meloni e l’esecutivo spagnolo di Pedro Sánchez. Tra sospensioni dei trattati internazionali, accuse incrociate e il timore di nuove ondate orchestrate sui social media, il principio di libera circolazione nell’area Schengen sta vivendo uno dei suoi momenti più bui. A innescare la scintilla istituzionale è stata la decisione preventiva del governo italiano di sospendere temporaneamente il regime di Schengen per i collegamenti aerei e marittimi con la Spagna, introducendo verifiche mirate sui cittadini dei Paesi terzi. Roma ha giustificato il provvedimento con l’esigenza di sicurezza nazionale e la prevenzione di “movimenti secondari”, sottolineando la potenziale minaccia jihadista legata ai migranti subsahariani rimasti sul territorio senza possibilità di rimpatrio immediato. La replica di Madrid non si è fatta attendere ed è arrivata con eguale durezza: definendo la misura italiana “ingiusta e sproporzionata”, l’esecutivo spagnolo ha risposto per le rime, imponendo a sua volta controlli di frontiera a campione per chiunque arrivi dall’Italia fino al prossimo 7 settembre. Nonostante l’inasprimento dei toni, sul campo la situazione negli scali sembra scorrere senza particolari disagi operativi: le verifiche della Polizia di Stato e della Policia Nacional avvengono a campione e si concentrano esclusivamente sui viaggiatori extra-UE, garantendo il regolare transito ai turisti europei nel pieno della stagione estiva.

Il commissario europeo agli Affari Interni, Magnus Brunner

Sul piano decisionale e diplomatico, la crisi ha registrato un’accelerazione con l’intervento diretto delle istituzioni di Bruxelles. Il commissario europeo agli Affari Interni, Magnus Brunner, ha promosso vertici d’emergenza con i ministri dell’Interno dell’Unione, definendo temporanee le misure di contenimento adottate e invitando le parti alla moderazione per tutelare la fiducia reciproca. Tuttavia, il fronte politico resta profondo: l’Italia, sostenuta dalla Danimarca e da oltre venti Paesi membri, spinge energicamente per una svolta strutturale nella gestione dei flussi, proponendo la creazione di “return hubs” extra-europei in Africa — sul modello delle strutture realizzate in Albania — per gestire i rimpatri ed eliminare i fattori d’attrazione. Una linea che Madrid rifiuta fermamente, difendendo la propria gestione d’emergenza fondata sul coordinamento immediato con il Marocco, partner decisivo che nel giro di poche ore ha riassorbito la gran parte degli arrivati a Ceuta.

Allarme per il 15 agosto

Nel breve e medio periodo, gli occhi degli apparati di intelligence e delle forze di sicurezza sono tutti puntati sulla metà di agosto. Rapporti dettagliati dei servizi segreti e delle forze dell’ordine hanno infatti intercettato un fitto passaparola sulle piattaforme digitali, in particolare su TikTok e WhatsApp, che invita a un nuovo assalto collettivo ai confini di Ceuta proprio per la giornata del 15 agosto. Il pericolo più concreto, oltre alla pressione sociale e logistica che sta vivendo la città autonoma — dove rimangono ancora migliaia di persone e un numero elevatissimo di minori non accompagnati —, riguarda le possibili infiltrazioni criminali e il rischio di radicalizzazione nei centri d’accoglienza saturi. Per scongiurare il ripetersi dei tragici eventi di fine luglio, costati la vita a decine di persone travolte durante le traversate a nuoto, la Spagna ha già blindato le acque dell’exclave dispiegando fregate della Marina e oltre duemila militari. L’Europa, intanto, resta in fiduciosa attesa che dopo Ferragosto il rischio possa rientrare, consentendo una rapida revoca dei controlli e scongiurando l’effetto domino che rischia di incrinare irrimediabilmente la tenuta dello spazio di libera circolazione.


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