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SCONTRO CONFINI: MELONI E FREDERIKSEN BLINDANO UE, MA È BUFERA CON MADRID E BERLINO


di Maurizio Cappellino

ROMA – Non è soltanto un’emergenza di sicurezza o di flussi: l’afflusso record a Ceuta si è trasformato nell’ennesimo banco di prova per le tenute geopolitiche e diplomatiche del continente. A guidare il fronte dei Paesi rigoristi sono Italia e Danimarca. Attraverso un video condiviso sui canali social, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la premier danese Mette Frederiksen hanno formalizzato una spinta congiunta per ridefinire le regole europee in materia di asilo e controllo delle frontiere esterne. Un’iniziativa backed da altri venti governi dell’Unione che chiede misure drastiche: blocco degli ingressi irregolari, accelerazione dei rimpatri e avvio immediato di hub di identificazione in Paesi terzi fuori dai confini comunitari. Una presa di posizione politica coordinata che giunge nel pieno di uno strappo istituzionale senza precedenti tra Roma, Madrid e Berlino, innescato dagli eventi drammatici vissuti a Ceuta.

L’allarme 007 e la tragedia a Ceuta

A far precipitare gli equilibri è stato il massiccio sconfinamento avvenuto tra il 30 e il 31 luglio nell’exclave spagnola in Nordafrica, dove decine di migliaia di persone hanno varcato le barriere marittime e terrestri dal Marocco. L’evento ha registrato un tragico bilancio di 142 vittime totali tra le coste spagnole e quelle marocchine. Nelle stesse ore, oltre diecimila cittadini di Ceuta sono scesi in piazza per protestare e chiedere interventi urgenti, mentre sulla spiaggia di El Trampolín si è formata un’imponente tendopoli improvvisata che ospita oltre 1.500 migranti di varie nazionalità in attesa di trasferimento. A complicare il quadro operativo è intervenuto un report riservato dei servizi di intelligence trasmesso alle autorità italiane e spagnole. Il documento segnala una precisa regia organizzativa veicolata tramite chat private e social network per un secondo tentativo di valico collettivo fissato per la metà di agosto. Gli 007 paventano inoltre rischi concreti di radicalizzazione jihadista e infiltrazioni, spingendo il Ministero della Difesa spagnolo ad annullare i congedi di tutto il personale militare di stanza nella città autonoma.

Il dramma dell’exclave e l’allarme intelligence per Ferragosto riaccendono la spaccatura sull’immigrazione. Meloni e Frederiksen promuovono la linea dura con 22 Paesi. Tajani rivendica lo stop a Schengen: «I rischi non si sottovalutano». Madrid e Berlino rispondono con controlli e minacce di espulsione verso Roma.

La guerra dei controlli: lo scontro con la Spagna

In risposta alla situazione a Ceuta, l’Italia ha applicato la sospensione temporanea del trattato di Schengen per i voli e le rotte navali provenienti dalla Spagna. La contromossa di Madrid non si è fatta attendere: il governo guidato da Pedro Sánchez ha disposto controlli mirati alle frontiere per i viaggiatori provenienti dai principali scali italiani, provocando un duro scambio di accuse.

Dalla Spagna, la ministra Sara Aagesen ha bollato i provvedimenti di Roma come sproporzionati e motivati da esigenze di politica interna, assicurando che l’area Schengen non è mai stata messa a rischio. Netta e immediata la controriposta di Roma.

«Non abbiamo fatto nessun putiferio, abbiamo sospeso Schengen come prevedono i Trattati di fronte a un fatto straordinario», ha ribadito il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Il rischio di movimenti secondari verso l’Italia è reale. Sanchez ha drammatizzato, ma noi abbiamo il dovere primario di proteggere i nostri confini dal pericolo jihadista. Appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno, ripristineremo la normale circolazione».

Ancora più tranchant la dichiarazione del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, secondo cui la politica del governo spagnolo «sfiora il ridicolo dopo aver regolarizzato in massa centinaia di migliaia di clandestini».

Il fronte tedesco e la mediazione dell’Unione Europea

Alla tensione sull’asse mediterraneo si aggiunge l’apertura di un secondo fronte ad Application diretta delle norme di Dublino. Il Cancelliere tedesco Friedrich Merz ha annunciato la ripresa delle espulsioni verso l’Italia dei migranti entrati illegalmente e registrati al primo approdo sul territorio italiano.

Il Viminale ha tuttavia risposto fermamente escludendo rientri passati e precisando che per i nuovi arrivi l’Italia pretenderà una compensazione formale, considerando i flussi portati a terra dalle navi Ong battere bandiera tedesca.

L’Unione Europea tenta ora un’intensa attività diplomatica per evitare la definitiva paralisi della libera circolazione. Il Commissario agli Affari Interni Magnus Brunner, in costante contatto con Roma e Madrid, ha espresso l’auspicio che il clima di fiducia reciproca venga presto ripristinato, mentre da Roma il messaggio congiunto inviato da Meloni e Frederiksen sottolinea la determinazione di proseguire sulla strada delle regole e della fermezza:

«Non accettiamo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa. Il rispetto delle nostre leggi e la difesa del nostro patrimonio culturale devono andare di pari passo. Chi sceglie di fare dell’Europa la propria casa deve rispettarne i valori, senza pretendere di imporci modelli di vita non condivisi».

L’escalation di tensione lungo le rotte mediterranee e le reazioni a catena tra le capitali europee dimostrano quanto il nodo migratorio continui a mettere a dura prova la coesione del continente. Con Madrid ferma nella difesa della validità di Schengen, Berlino decisa ad applicare la linea dura sui rientri e l’asse tra Roma e Copenaghen pronto a fare da apripista per nuove restrizioni europee, la crisi di Ceuta ha travalicato i confini locali per trasformarsi in una complessa partita politica. In attesa dei prossimi passi dell’Unione Europea, la gestione della sicurezza e dei flussi resta il terreno prioritario su cui si giocheranno la stabilità dei singoli governi e la tenuta dei principi fondanti della libera circolazione.


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