
Un portavoce di Zuckerberg ha dichiarato che “l’assistenza era già in corso” quando l’equipaggio dello yacht ha ascoltato la richiesta via radio. Foto: Brendan McDermid/Reuters
di Purdey McCann
ANCHORAGE – Un piccolo natante resta senza carburante nelle acque del sud-est dell’Alaska. A poca distanza c’è Launchpad, il megayacht da circa 300 milioni di dollari e 118 metri associato a Mark Zuckerberg. Ma a intervenire è un’altra imbarcazione, una piccola nave da crociera costretta a modificare la propria rotta per prestare assistenza. È accaduto la sera dello scorso 3 agosto e l’episodio, diventato pubblico nei giorni successivi, ha innescato una polemica che ha rapidamente superato i confini dell’Alaska. Secondo la ricostruzione fornita dalla Guardia Costiera statunitense e ripresa dalla stampa americana, poco dopo le 21.30 un piccolo skiff di circa sei metri, sul quale si trovavano due donne, un bambino e un cane, ha chiesto aiuto dopo essere rimasto senza carburante durante la navigazione tra Petersburg e Juneau. Alle 21.56 la Guardia Costiera, valutata la situazione, ha stabilito che le persone a bordo non si trovavano in una condizione di pericolo immediato e ha quindi diffuso non un vero e proprio distress call, ma una richiesta generale di assistenza marittima. Ed è proprio su questa distinzione che si gioca una parte importante della vicenda.
Nella zona si trovava infatti Launchpad, il megayacht di circa 118 metri appartenente a Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e CEO di Meta. Secondo i dati di tracciamento delle imbarcazioni citati dalla stampa statunitense, lo yacht era più vicino al piccolo natante rispetto alla Wilderness Legacy, la nave da crociera che alla fine è intervenuta. La vicenda è diventata pubblica soprattutto grazie al racconto di Michael Love, uno dei passeggeri della Wilderness Legacy. Secondo la sua testimonianza, a bordo sarebbe stato annunciato che la nave avrebbe dovuto modificare la propria rotta per aiutare il piccolo natante perché lo yacht di Zuckerberg, pur trovandosi più vicino, non aveva risposto alle comunicazioni. La notizia avrebbe provocato l’immediata reazione dei passeggeri, che avrebbero fischiato e manifestato apertamente la propria indignazione nei confronti del gigantesco yacht. La Wilderness Legacy ha quindi raggiunto il natante, lo ha rimorchiato verso Farragut Bay e gli ha fornito il carburante necessario. Nessuno è rimasto ferito.
Ma la ricostruzione secondo cui l’equipaggio di Zuckerberg avrebbe deliberatamente rifiutato di aiutare le persone a bordo non è stata confermata.
Un portavoce di Zuckerberg e della moglie Priscilla Chan ha infatti precisato che né il fondatore di Meta né i componenti della sua famiglia si trovavano a bordo di Launchpad in quel momento. Secondo la versione fornita dal suo staff, l’equipaggio dello yacht stava monitorando un canale radio diverso e non avrebbe quindi ascoltato inizialmente la richiesta di assistenza. Quando l’equipaggio ha successivamente verificato la comunicazione, un’altra imbarcazione aveva già preso in carico il piccolo natante. Una circostanza importante è stata inoltre chiarita dalla stessa Guardia Costiera: non si trattava di un’imbarcazione in imminente pericolo di vita. Dopo aver ricevuto la segnalazione, le autorità avevano infatti stabilito che non sussisteva una situazione di distress, diffondendo una richiesta di assistenza marittima.
La differenza sul fronte legale
La differenza non è soltanto terminologica. Il diritto marittimo impone precisi obblighi di assistenza alle persone che si trovano in pericolo in mare; nel caso dell’Alaska, invece, la Guardia Costiera ha espressamente escluso che il piccolo natante si trovasse in quella condizione. Per questo, sulla base delle informazioni disponibili, non è possibile sostenere che Zuckerberg o l’equipaggio del suo yacht abbiano violato l’obbligo internazionale di soccorso.
Rimane però la questione che ha alimentato la polemica: perché un’imbarcazione lunga quasi 120 metri, apparentemente più vicina, non ha risposto alla richiesta, mentre una nave da crociera più distante ha modificato la propria rotta per intervenire?
La spiegazione dello staff di Zuckerberg – il diverso canale radio monitorato dall’equipaggio – ridimensiona notevolmente l’ipotesi di un rifiuto deliberato, ma non ha impedito alla vicenda di trasformarsi in poche ore in una tempesta d’immagine.
Quando i megayacht diventano un caso
Non è la prima volta che le imbarcazioni dei grandi miliardari della tecnologia finiscono al centro delle cronache.
Nel gennaio 2016 Tatoosh, lo yacht allora appartenente al cofondatore di Microsoft Paul Allen, danneggiò circa 1.300 metri quadrati di barriera corallina protetta nelle Isole Cayman. Successivamente venne concordato con le autorità locali un piano per favorire il recupero dell’area danneggiata.
Nel 2022 fu invece il futuro megayacht a vela di Jeff Bezos, Koru, a provocare una vera sollevazione a Rotterdam. Per consentire il trasferimento dell’enorme imbarcazione costruita dal cantiere olandese Oceanco era stata prospettata la rimozione temporanea della parte centrale dello storico ponte Koningshavenbrug, conosciuto come De Hef. La prospettiva provocò proteste e perfino l’organizzazione di una simbolica iniziativa per lanciare uova contro lo yacht. Oceanco finì per ritirare la richiesta di smontaggio del ponte.
Ancora prima, nel dicembre 2012, Venus, lo yacht progettato da Philippe Starck per Steve Jobs, venne temporaneamente bloccato nei Paesi Bassi nell’ambito di una controversia economica tra il designer e gli eredi del fondatore di Apple. Starck reclamava circa tre milioni di euro che riteneva ancora dovuti per il proprio lavoro. La controversia venne risolta pochi giorni dopo e l’imbarcazione poté ripartire.
Il caso di Launchpad è differente, perché allo stato delle informazioni disponibili non emerge né un illecito accertato né una responsabilità personale di Zuckerberg. Il miliardario non era neppure a bordo.
Eppure l’episodio ha avuto una risonanza immediata. Sul mare esiste infatti non soltanto un’antichissima tradizione di solidarietà tra naviganti, ma anche un preciso sistema di obblighi internazionali di soccorso quando una vita è effettivamente in pericolo. Ed è forse proprio il contrasto visivo e simbolico ad aver trasformato un natante rimasto semplicemente senza carburante in una notizia internazionale: da una parte un’imbarcazione di sei metri con due donne, un bambino e un cane; dall’altra uno dei più imponenti yacht privati al mondo, valutato intorno ai 300 milioni di dollari. Questa volta, tuttavia, è importante distinguere l’immagine dalla responsabilità: Launchpad non ha prestato assistenza, ma non è stato accertato che il suo equipaggio abbia deliberatamente ignorato una richiesta di soccorso. E soprattutto Mark Zuckerberg, quella sera, sul suo yacht non c’era.