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FIFA: TRE CONFEDERAZIONI CHIEDONO LE DIMISSIONI DI INFANTINO


di Maurizio Cappellino

Il calcio mondiale sta vivendo uno dei momenti di maggiore tensione politica e gestionale degli ultimi anni. La crisi ha preso il via con una controversa proposta per privatizzare e cedere a investitori privati quote della commercializzazione della Coppa del Mondo. Il piano si è rivelato un vero e proprio boomerang per Gianni Infantino: nonostante il progetto sia stato accantonato in fretta e il presidente della FIFA si sia spinto fino a chiedere scusa per l’iniziativa, la spaccatura all’interno del governo del pallone appare ormai insanabile. Per molti dei principali dirigenti in Europa e Nord America, questo episodio non è stato un semplice passo falso isolato, bensì l’ennesima dimostrazione di uno stile di gestione giudicato troppo unilaterale e accentratore. La convinzione che si sta facendo strada tra le federazioni è che non basti più frenare le singole riforme, ma sia necessario un cambio radicale alla guida delle istituzioni. Tre delle sei confederazioni che compongono la FIFA hanno infatti ufficializzato un’alleanza attraverso una lettera aperta, con l’obiettivo di esercitare una pressione politica tale da spingere Infantino alle dimissioni.

La buonuscita alla dipendente

Ad appesantire ulteriormente la posizione del presidente della FIFA si è inserita una delicata vicenda emersa dai media britannici, relativa a una lauta buonuscita concessa a una ex dipendente della UEFA ai tempi in cui Infantino ricopriva la carica di segretario generale, tra il 2009 e il 2016. La cifra in questione ammonta a 150.000 sterline, pari a oltre 175.000 euro al cambio attuale. Quando la donna lasciò improvvisamente il suo incarico alla fine del 2011, ricevette un pacchetto di liquidazione che comprendeva anche la copertura delle tasse universitarie per un Master presso una business school. Il tutto dopo aver ottenuto un aumento salariale di circa 25.000 sterline a seguito della promozione da un ruolo amministrativo a uno manageriale, proprio nel periodo in cui si sarebbe svolta la presunta relazione sentimentale.

Le valutazioni dell’UEFA

A seguito di queste rivelazioni, la UEFA sta valutando l’apertura di un’indagine formale sul comportamento tenuto da Infantino nei suoi sedici anni all’interno della confederazione europea. Se da un lato la UEFA ha confermato che il pagamento è stato effettivamente effettuato e di aver successivamente aggiornato le proprie norme interne per allinearle agli standard di un’organizzazione moderna, dall’altro non ha chiarito chi abbia autorizzato quella spesa. Secondo diverse ricostruzioni, l’allora presidente Michel Platini avrebbe affrontato direttamente Infantino sulla vicenda, concordando poi l’uscita della dipendente con il pagamento della buonuscita. Successivamente, la donna ha proseguito la sua carriera presso un’altra primaria organizzazione sportiva internazionale.

Sia Infantino sia la FIFA hanno respinto con fermezza ogni accusa, ribadendo che la gestione del presidente è sempre stata improntata alla massima correttezza.

La vicenda però ha sollevato forti perplessità anche sul piano formale. Hans-Joachim Eckert, l’ex giudice tedesco a capo della commissione etica della FIFA durante i fatti del 2015, ha ipotizzato che determinate condotte potrebbero perfino toccare la rilevanza penale qualora venisse accertato il mancato rispetto degli statuti. Eckert ha ricordato che le riforme statutarie assegnano il potere esecutivo e decisionale sulle spese al segretariato generale e non alla presidenza, la cui figura ha un ruolo prevalentemente rappresentativo e promozionale. Se dovesse emergere che il presidente ha preso decisioni finanziarie unilaterali sconfinando dai propri poteri — come nel caso del controverso “Premio FIFA per la Pace” assegnato a Donald Trump, per il quale restano incerti i costi e i fondi impiegati per realizzare il trofeo aureo —, si entrerebbe in un ambito dalle possibili implicazioni legali.

I detrattori

Nel frattempo, il fronte d’opposizione si allarga e trova sponda nel calcio professionistico. Il presidente della Liga spagnola, Javier Tebas, ha dichiarato aperto contrasto sostenendo in modo perentorio che l’era Infantino deve considerarsi conclusa. Sebbene il numero uno della FIFA mantenga tuttora una rete di sostenitori e non intenda fare un passo indietro, la strada verso le elezioni presidenziali del prossimo marzo si preannuncia complessa, segnata da otto mesi di aspro scontro politico e istituzionale destinato a scuotere le fondamenta del calcio globale.


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