
di Manuel Torres
BOGOTÀ — Un tragico bilancio che si attesta su oltre 132 morti, più di 570 feriti e un’angosciosa lista di 2.700 persone segnalate come disperse sui portali dell’emergenza. È questo il drammatico quadro del terremoto di magnitudo 7.4 che ha scosso la Colombia alle 7:34 di lunedì 10 agosto, con scosse avvertite distintamente fino in Ecuador e a Panama.
L’Epicentro e la violenza del sisma
L’ipocentro è stato individuato a una profondità di circa 100 chilometri con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó (nord-ovest del Paese). I quattro infiniti minuti di scossa hanno causato distruzioni diffuse in gran parte della Colombia centrale e occidentale, rendendolo il sisma più potente e distruttivo registrato nel Paese da decenni.
Le zone rosse: crolli e vittime
- Pereira (Risaralda): Rappresenta uno dei centri più colpiti in assoluto, dove si registra la concentrazione di vittime più elevata (almeno 18-40 morti confermati in città e provincia). Qui si sono verificate scene di panico nell’aeroporto, dove i passeggeri si sono riparati sotto i banchi del check-in per scampare ai crolli. Sedici persone sono rimaste bloccate dentro una cabina della funivia sospesa a mezz’aria per oltre sei ore prima di essere salvate.
- Cali e la Valle del Cauca: L’emergenza è totale. Nella terza città del Paese sono crollati almeno venti edifici e la struttura della clinica Valle Salud ha visto il cedimento del terzo, quarto e quinto piano, trappola mortale dove i soccorritori hanno scavato a lungo. Drammatica anche la situazione all’Ospedale Universitario del Valle. Fra i miracoli delle prime ore, l’estrazione in vita di una madre e del suo neonato dalle macerie nel quartiere Ciudad. A Calima El Darién si piange la morte di tre bambini travolti dal crollo di un muro.
- Manizales (Caldas): Più di 30 edifici e 20 abitazioni sono completamente crollati o gravemente compromessi. Il simbolo della devastazione cittadina è il crollo della torre, della cupola e del Cristo della storica Cattedrale Basilica. Anche qui il servizio di funivia cittadina è stato bloccato per danni strutturali.
- Chocó e Quibdó: Nonostante le difficoltà di comunicazione con la zona epicentrale, nella capitale Quibdó si registrano feriti e gravi danni agli edifici principali.


Blocchi, coprifuoco e mobilitazione dei soccorsi
Per prevenire saccheggi ed evitare ostacoli al passaggio dei soccorsi, i sindaci di Cali (Alejandro Eder) e Pereira (Mauricio Salazar) hanno varato il coprifuoco immediato con il pattugliamento delle forze armate. L’Autorità per l’Aviazione Civile ha sospeso i voli in almeno sei aeroporti regionali danneggiati (Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura).
Mentre il presidente Abelardo de la Espriella ha dichiarato lo stato di calamità nazionale e visitato l’epicentro a Quibdó, oltre 180 soldati specializzati della capitale e di Tolemaida operano con droni, termocamere e sensori di movimento tra i detriti. Sul fronte internazionale sono già arrivati i primi aiuti: 15,5 milioni di dollari stanziati dagli Stati Uniti e 700.000 dollari da Banca Mondiale e BID per la prima risposta umanitaria.