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STRAGE AL CONFINE TRA NEPAL E TIBET: SALE A 633 IL BILANCIO DEI MORTI, TREMILA I DISPERSI


KATHMANDU – È di almeno 633 vittime accertate e quasi 3.000 dispersi l’ultimo drammatico bilancio della catastrofe che ha colpito la regione himalayana al confine tra Nepal e Cina. A causare la tragedia, come abbiamo già scritoo, è stato il crollo improvviso di una massa di ghiaccio e roccia staccatasi da un ghiacciaio a oltre 5.000 metri di altitudine, che ha scatenato un’imponente colata di fango e detriti lungo la valle del fiume Trishuli. Le operazioni di soccorso si sono svolte in condizioni estreme nel mare di fango che ha travolto centri abitati, impianti idroelettrici e distrutto oltre venti ponti. Grande è la preoccupazione per i circa 900 operai rimasti intrappolati all’interno di una galleria del cantiere idroelettrico Trishuli-3, dove squadre di militari e agenti di polizia stanno lavorando ininterrottamente per aprire loro un varco.

L’impeto dei corsi d’acqua è stato tale che diversi corpi privi di vita sono stati trascinati dalle correnti fino ai fiumi del nord dell’India

Ancora irreperibili 3 italiani

Risultano ancora irreperibili tre italiani: l’orafo ligure Marco Ratto e una coppia italo-svizzera, svaniti nel nulla lungo il valico di frontiera. La Farnesina ha inviato a Kathmandu una task force dell’Unità di Crisi per coordinare le ricerche e fornire assistenza diretta ai connazionali sul posto.

Un’anziana di 97 anni estratta viva dalle macerie dopo un’operazione di quattro ore rappresenta una delle rare notizie di speranza

Toccante la testimonianza di Valentina Piccinini, sopravvissuta per miracolo insieme al fidanzato Stefano Lotumolo: «Eravamo nell’unico punto in cui qualcosa si è salvato. Bastava essere dieci metri più avanti o renderci conto del pericolo un minuto dopo e sarebbe stato troppo tardi. Siamo sopravvissuti, ma credo che tutti noi che siamo sopravvissuti lì ieri comunque siamo morti».

La macchina degli aiuti

Per far fronte alla ricostruzione, il ministro delle Finanze nepalese ha stimato una prima necessità di almeno 4 miliardi di dollari. La macchina della solidarietà internazionale si è attivata con urgenza: l’Unione Europea ha stanziato 2 milioni di euro per aiuti umanitari d’emergenza e la CEI ha destinato 500 mila euro dai fondi dell’8xmille. Tra gli Stati esteri, la risposta vedrà anche l’intervento degli Stati Uniti guidati dal Presidente Donald Trump con un primo finanziamento di 500 mila dollari, unitamente a 5 milioni di dollari canadesi stanziati dal Canada, un milione dalla Corea del Sud e l’invio di contingenti medici, tecnici e ponti prefabbricati forniti dall’India.


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