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TENSIONI NEL GOLFO E VERTICE SCO: L’IRAN RISPONDE AGLI USA E CERCA ALLEATI


di Purdey McCann

Usa e l’Iran hanno ricominciato a farsi la guerra. Gli Usa, venuti a conoscenza del fatto che gli iraniani stavano per riseminare di mine sulle rotte navigabili, hanno sferrato una serie di attacchi contro l’isola di Larak, un isolotto strategicamente posizionato nello Stretto di Hormuz. La risposta dell’Iran, come abbiamo già scritto, non si è fatta attendere: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha rivendicato il lancio di droni e missili balistici diretti verso le basi aeree di Re Hussein e Al Azraq in Giordania, sostenendo di aver inflitto ingenti danni alle infrastrutture e ai caccia nemici. Le autorità giordane però hanno smentito le ricostruzioni iraniane, dichiarando che la difesa aerea ha intercettato otto vettori prima che potessero colpire gli obiettivi. Parallelamente, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno neutralizzato un drone iraniano diretto verso il proprio spazio aereo, negando con decisione i presunti raid contro la base di Al Minhad, struttura che ospita contingenti americani. Quello che è certo è che inevitabilmente questo nuovo focolaio riaccende i riflettori sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, arteria commerciale cruciale dove il traffico navale ha subito pesanti contrazioni sin dalla chiusura parziale imposta da Teheran a marzo, spingendo le quotazioni del greggio Brent oltre i 91 dollari al barile.

Sul fronte politico e internazionale, la posizione di Washington resta complessa. Se da un lato il presidente Donald Trump continua a sostenere una strategia di dura pressione economica tramite un blocco navale e sanzioni secondarie per piegare l’economia iraniana, dall’altro mantiene un atteggiamento altalenante riguardo a possibili sbocchi diplomatici. Poche ore fa però Trump ha dichiarato a Fox News che gli Stati Uniti risponderanno all’attacco contro le forze USA durante la notte: “Li colpiremo duramente.”

L’arrivo di Pezeshkian a Shanghai per il summit dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco)

La giornata del presidente iraniano Masoud Pezeshkian oggi si è aperta a Teheran, dove stamattina si è presentato davanti alla stampa per tracciare gli obiettivi della sua missione e fare il punto sulle tensioni regionali. Subito dopo la conferenza, si è imbarcato sull’aereo di Stato diretto in Kirghizistan. Un volo di circa tre ore e mezza che lo ha portato a Bishkek, per l’apertura del vertice della Shanghai Cooperation Organisation (SCO). Appena atterrato nella capitale kirghisa, Pezeshkian è entrato nel vivo del programma bilaterale. Nel tardo pomeriggio, verso le 17:30 ora locale, ha poi incontrato il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif a margine dei lavori del vertice. Questo è il primo di una lunga serie di colloqui a Bishkek, il cui obiettivo è quello di stringere intese economiche e sulla sicurezza di confine tra Teheran e Islamabad. E mentre l’agenzia di stampa ufficiale IRNA continua a diffondere i resoconti delle sue posizioni e i dettagli dei dossier aperti, la maratona diplomatica del leader iraniano prosegue proprio nella capitale kirghisa. L’agenda delle due giornate lo vede infatti impegnato nella cerimonia inaugurale dei Giochi Mondiali dei Nomadi e in ulteriori incontri faccia a faccia con i vertici di India, Tagikistan, Kirghizistan e con il presidente russo Vladimir Putin, senza mai doversi spostare al di fuori della cornice del vertice multilaterale.

Il messaggio ideologico di Teheran: il richiamo all’unità di Mojtaba Khamenei

Parallelamente agli sviluppi militari e geopolitici, sul piano ideologico e religioso giunge la presa di posizione dell’ayatollah Sayyid Mojtaba Hosseini Khamenei. In un messaggio diffuso tramite l’agenzia di stampa ufficiale IRNA in occasione della Settimana dell’Unità Islamica e dell’anniversario della nascita del Profeta Maometto, la Guida Suprema ha rivolto un duro attacco alle potenze occidentali e a Israele, definendoli senza mezzi termini i “nemici giurati” della solidarietà tra le nazioni musulmane. L’ayatollah ha incentrato il suo discorso sulla necessità imprescindibile per la Umma islamica di ritrovare la compattezza politica e spirituale, citando il principio coranico di essere “fermi contro i miscredenti e misericordiosi tra di loro”. Secondo Mojtaba Khamenei, le divisioni interne – siano esse di natura teologica, etnica o geografica – rappresentano la vera vulnerabilità sfruttata dagli Stati Uniti per imporre il proprio dominio coloniale nell’Asia occidentale e nel Nord Africa. Poi richiamando la storia della Repubblica Islamica, il messaggio ha ricordato come il concetto della Settimana dell’Unità fosse stato originariamente promosso durante la lotta contro la monarchia Pahlavi per poi essere istituzionalizzato dall’Imam Khomeini. Con toni di viva condanna, la Guida ha denunciato l’atteggiamento dei “criminali Stati Uniti” che, a suo dire, avrebbero “strappato le maschere ingannevoli e fragili dal volto orribile dei loro obiettivi coloniali”, mostrando apertamente “i loro artigli insanguinati”. Rivolgendosi direttamente ai governi e ai sovrani dei Paesi del Golfo Persico, l’ayatollah Khamenei li ha invitati a identificare chiaramente la fonte delle minacce regionali, chiedendo polemicamente se la causa palestinese verserebbe in uno stato di tale sofferenza “se i musulmani fossero stati un’unica mano unita, che stringe il pugno con ferma determinazione”. L’unità della comunità islamica, ha concluso il leader religioso, rimane l’unico e indispensabile pilastro per la costruzione di una “Nuova Civiltà Islamica” capace di resistere alle pressioni esterne e di garantire la prosperità materiale e spirituale di tutti i popoli della regione.


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