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ACCORDO PETROLIO VENEZUELA-USA: VIA LIBERA DAL PARLAMENTO


Il deputato venezuelano Miguel Ángel Pérez Abad

di Pat Sinclair

L’Assemblea Nazionale del Venezuela ha dato il via libera definitivo, durante una seduta straordinaria, all’accordo energetico bilaterale con gli Stati Uniti. L’intesa, pensata per una durata iniziale di venticinque anni, getta le basi per una ristrutturazione radicale dell’industria idrocarburica del Paese sudamericano, detentore delle più vaste riserve di greggio al mondo. Al centro dell’iniziativa, illustrata in aula dal deputato Miguel Ángel Pérez Abad, c’è un piano ambizioso per la riattivazione operativa e lo sviluppo strategico di 17 giacimenti petroliferi chiave. L’obiettivo primario dichiarato dalle autorità venezuelane è quello di incrementare drasticamente la produzione nazionale, superando la quota di 1,5 milioni di barili al giorno e invertendo un declino produttivo che andava avanti da anni.

Un passo importante che suggella una convergenza politica resa possibile dalle recenti mosse istituzionali e diplomatiche. Il documento era infatti già stato siglato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, ponendosi come il pilastro centrale del nuovo corso nei rapporti tra Caracas e Washington.

L’intesa è stata definita dal presidente statunitense Donald Trump il più importante accordo petrolifero della storia. Nelle intenzioni di Washington, l’alleanza strategica con il settore privato consentirà agli Stati Uniti, com’è già noto, di assumere un controllo di maggioranza sulla gestione di oltre 65 miliardi di barili di riserve. Ma non è tutto. Attraverso l’iniezione di capitali, tecnologie e capacità gestionali, Caracas mira a riorganizzare strutturalmente un settore per anni paralizzato e a reinserirsi da protagonista sul mercato petrolifero internazionale. L’approvazione di questo accordo segna quindi l’inizio di un capitolo inedito per il Venezuela e per gli equilibri energetici internazionali. Se da un lato l’intesa offre a Caracas l’opportunità concreta di sottrarre la propria economia all’isolamento e di riattivare il motore principale della ricchezza nazionale, dall’altro consegna a Washington un’influenza senza precedenti sulle risorse strategiche del Paese.


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