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ITALIA: COME SI RISPARMIA AL SUPERMERCATO E QUANTO COSTA LA SPESA NEL RESTO DEL MONDO


di Maurizio Cappellino

Secondo i dati dell’ultima indagine annuale condotta da Altroconsumo, appena pubblicata, sui prezzi di 1.158 punti vendita in 67 città italiane emerge una realtà chiarissima: la scelta del punto vendita e della tipologia di prodotti da mettere nel carrello può fare una differenza enorme sul bilancio di casa, consentendo di tagliare le spese annue ben oltre le aspettative. In un contesto economico in cui l’inflazione rallenta la sua corsa (+1% nei discount e supermercati contro il +2% del 2025) ma lascia in eredità prezzi stabilmente elevati, ottimizzare la spesa quotidiana si conferma una necessità concreta per moltissime famiglie.

Come si risparmia?

Il risparmio massimo si ottiene modificando in modo radicale le proprie abitudini d’acquisto e orientandosi verso il canale discount per l’acquisto delle opzioni più economiche in assoluto. Un nucleo familiare di quattro persone, a fronte di una spesa media annua stimata da Altroconsumo in 9.450 euro, può infatti arrivare a risparmiare ben 3.790 euro all’anno — pari al 40% del budget complessivo, scegliendo il discount Eurospin, che si conferma la catena più conveniente (indice 100). Per chi preferisce una spesa mista, i discount consentono un risparmio del 16% rispetto al canale più caro, mentre nei supermercati tradizionali il margine tra l’insegna più economica (Dok) e la più cara (Carrefour Market) è del 10%.

Risparmio minimo se non si riesce a rinunciare ai marchi più noti

Quando si fa la spesa, il livello di risparmio che si riesce a ottenere non dipende soltanto da dove si va, ma soprattutto da cosa si sceglie di mettere nel carrello. L’indagine evidenzia una regola molto chiara: più si cercano i grandi marchi famosi, meno differenze si troveranno tra i vari supermercati; al contrario, se ci si orienta verso i prodotti con il marchio della catena, la scelta dell’insegna giusta diventa fondamentale e fa impennare il risparmio. Sui prodotti di marca, come i grandi brand di pasta, caffè o biscotti noti a tutti, i prezzi tendono ad assomigliarsi parecchio ovunque. Le grandi aziende produttrici impongono listini di vendita molto rigidi e i supermercati hanno pochissimo margine per fare sconti aggressivi su queste referenze. Le catene tradizionali che risultano più convenienti per questa categoria sono Ipercoop e Spazio Conad. Però, anche facendo la scelta migliore ed evitando l’insegna più cara della rilevazione (Carrefour Market), il vantaggio economico per il consumatore si ferma a un divario contenuto del 7%. In sostanza, se su un carrello di soli brand famosi si spendono 100 euro da Carrefour Market, la stessa identica spesa nei punti vendita Ipercoop o Spazio Conad ne costerà circa 93: quindi il risparmio c’è, ma resta limitato.

fonte: dati Altroconsumo

Da nord a sud ecco cosa cambia

Le dinamiche dei prezzi mostrano forti discrepanze anche dal punto di vista geografico, delineando un’Italia della spesa a due velocità. Il Nord e in particolare il Centro Italia offrono le opportunità più vantaggiose: la Toscana domina la classifica delle città più economiche, con Pistoia, Lucca, Firenze e Prato dove la spesa media annua a famiglia si attesta sui 6.900 euro (circa il 7% in meno rispetto alla media nazionale di 7.390 euro). Il punto vendita meno caro dell’intera rilevazione Altroconsumo è il Mega di Treviso (indice 100), seguito da strutture come le Coop di Lucca e l’Iperal di Cinisello Balsamo (indice 101). Al contrario, il Sud e le isole vedono la presenza di pochissimi negozi altamente competitivi e registrano i livelli più alti di spesa media annua, con picchi a Genova, Sassari, Aosta e Teramo che toccano i 7.700 euro (oltre il 4% in più della media italiana). Questa disparità territoriale si riflette pesantemente sull’impatto economico che la spesa alimentare ha sui bilanci delle famiglie.

Mettendo in relazione i costi rilevati con i redditi medi regionali, emerge un divario profondo di ben 9 punti percentuali: mentre in Trentino-Alto Adige la spesa per il carrello assorbe solo il 10% delle entrate familiari, in Lombardia l’11% e in Veneto ed Emilia-Romagna il 12%, in regioni come Calabria e Campania l’acquisto di beni alimentari e di prima necessità arriva a prosciugare fino al 19% del bilancio domestico (un peso superiore del 90% rispetto al Trentino).

Un divario del 9%

Mettendo in relazione i costi rilevati con i redditi medi regionali, emerge un divario profondo di ben 9 punti percentuali: mentre in Trentino-Alto Adige la spesa per il carrello assorbe solo il 10% delle entrate familiari, in Lombardia l’11% e in Veneto ed Emilia-Romagna il 12%, in regioni come Calabria e Campania l’acquisto di beni alimentari e di prima necessità arriva a prosciugare fino al 19% del bilancio domestico (un peso superiore del 90% rispetto al Trentino). Oltre alla posizione geografica, anche il livello di concorrenza locale gioca un ruolo determinante: nelle grandi città del Nord, dove la presenza di diversi marchi stimola la competizione sui prezzi, il margine di risparmio tra il punto vendita più economico e quello più caro della stessa città è notevole. A Milano, ad esempio, scegliere il supermercato giusto permette di risparmiare fino a 1.390 euro all’anno (pari al 18% del totale), una possibilità che si riduce drasticamente sotto la soglia dei 50 euro in diverse città del Mezzogiorno come Potenza, Reggio Calabria e Cosenza. Quindi, per proteggere il proprio potere d’acquisto, la strategia ideale suggerita dalle analisi di Altroconsumo non consiste nell’affidarsi a un solo punto vendita, ma nel combinare approcci differenti. L’adozione di un carrello intelligente prevede di rivolgersi ai discount più aggressivi per gli alimentari di base, i prodotti a lunga conservazione e la cura della casa, riservando la scelta dei prodotti a marchio del distributore per i beni di consumo quotidiano. L’acquisto delle grandi marche, da sempre la voce più dispendiosa, appare conveniente solo se limitato ai prodotti insostituibili per il consumatore e concentrato nei momenti di forte promozione o presso gli ipermercati che garantiscono la massima convenienza sulla spesa di volume.

Ecco le due tabelle complete di stima della spesa mensile (per single e per una famiglia di 4 persone), pronte da esportare con l’indicazione precisa delle fonti e metodologie utilizzate riportate direttamente in calce a ciascuna.

Europa: Spesa mensile in 10 capitali a confronto

Stima della spesa mensile per alimentari e prodotti da supermercato consumati a casa.

Capitale / PaeseSingle (mensile)Famiglia di 4 persone (mensile)
Berna (Svizzera)€480 – €550€1.400 – €1.700
Oslo (Norvegia)€400 – €460€1.200 – €1.450
Copenaghen (Danimarca)€350 – €420€1.100 – €1.350
Parigi (Francia)€320 – €380€950 – €1.150
Berlino (Germania)€300 – €350€850 – €1.050
Roma (Italia)€280 – €330€750 – €950
Madrid (Spagna)€250 – €300€700 – €880
Atene (Grecia)€200 – €250€550 – €700
Varsavia (Polonia)€180 – €230€500 – €650
Bucarest (Romania)€150 – €200€450 – €580

Fonti e Metodologia (Europa):

  • Eurostat: Report Comparative Price Levels of Consumer Goods and Services (Indici PLI per la categoria “Food and Non-Alcoholic Beverages”).
  • Uffici Statistici Nazionali: FSO (Svizzera), SSB (Norvegia), ISTAT (Italia), INSEE (Francia), Destatis (Germania), INE (Spagna).
  • Numbeo / Expatistan: Rilevazione crowdsourced dei prezzi al dettaglio dei beni di prima necessità validate su paniere fisso.

Stati Uniti: Spesa mensile per fascia di Stato

Stima della spesa mensile negli USA espressa in Dollari ($ USD) per beni alimentari ad uso domestico (“Food at home”).

Fascia di Stato (Esempi)Single (mensile)Famiglia di 4 persone (mensile)
Stati ad altissimo costo
(Hawaii, Alaska, California, New York, Massachusetts)
$400 – $550$1.400 – $1.850
Stati a costo medio-alto
(Washington, Florida, New Jersey, Colorado, Maryland)
$350 – $430$1.150 – $1.450
Stati a costo medio
(Illinois, Pennsylvania, Georgia, Texas, Ohio, Virginia)
$300 – $380$1.000 – $1.300
Stati a costo contenuto
(Indiana, Iowa, Missouri, Michigan, Carolina del Nord)
$270 – $340$880 – $1.150
Stati a basso costo
(Mississippi, Alabama, Arkansas, West Virginia, Kansas)
$240 – $300$780 – $1.000

Fonti e Metodologia (USA):

  • USDA (U.S. Department of Agriculture): Official Food Plans: Cost of Food at Home Reports (piani di spesa Thrifty, Low-Cost e Moderate).
  • U.S. Bureau of Labor Statistics (BLS): Consumer Expenditure Surveys (CE) per i consumi delle famiglie sulla voce “Food at home”.
  • C2ER (Council for Community and Economic Research): Cost of Living Index (COLI) per le variazioni del costo dei beni alimentari nelle diverse aree geografiche degli 50 Stati USA.

Asia: Spesa mensile in paesi significativi a confronto

Stima della spesa mensile per alimentari e beni di prima necessità acquistati al supermercato per consumo domestico (espressa in Euro €).

Paese / Area di riferimentoSingle (mensile)Famiglia di 4 persone (mensile)
Giappone (Tokyo, Osaka)€330 – €420€1.000 – €1.300
Singapore (Città-Stato)€320 – €400€950 – €1.250
Corea del Sud (Seoul, Busan)€300 – €380€900 – €1.200
Cina (Pechino, Shanghai, Shenzhen)€180 – €250€550 – €750
Malesia (Kuala Lumpur, Penang)€140 – €190€420 – €580
Thailandia (Bangkok, Chiang Mai)€130 – €180€380 – €520
Vietnam (Hanoi, Ho Chi Minh)€110 – €150€320 – €450
India (Mumbai, Delhi, Bengaluru)€80 – €120€250 – €380

Fonti e Metodologia (Asia):

  • ADB (Asian Development Bank): Report Key Indicators for Asia and the Pacific (pari di potere d’acquisto e consumi delle famiglie).
  • Uffici Statistici Nazionali: Statistics Bureau of Japan (SBJ), Singapore Department of Statistics (SingStat), Statistics Korea (KOSTAT), National Bureau of Statistics of China (NBS), Ministry of Statistics (MoSPI – India).
  • Numbeo / Expatistan: Rilevazioni periodiche sui prezzi al dettaglio nei supermercati locali (groceries index) per singole metropoli asiatiche.


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