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SANZIONI USA-IRAN: CINA PRONTA ALLO SCONTRO SUL PETROLIO


di Patrizia Vassallo

L’illusione di una pax commerciale tra le due superpotenze globali è durata appena novanta giorni. Il fragile equilibrio raggiunto a maggio 2026 durante il vertice tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Presidente statunitense Donald Trump si sta sgretolando sotto la pressione di una nuova, altissima tensione diplomatica ed economica. A riaccendere lo scontro non sono questa volta i microchip o le tariffe doganali, ma l’oro nero di Teheran e le ambizioni di Washington di dettare le regole del commercio energetico globale. L’innesco della crisi porta la firma del nuovo Segretario al Tesoro americano, Scott Bessent. Con una mossa decisa, l’amministrazione statunitense ha annunciato un giro di vite radicale: sanzioni severe per qualunque nazione continui ad acquistare petrolio greggio dall’Iran. Pur mantenendo un formale no-comment sui singoli Paesi target, la strategia della Casa Bianca non lascia spazio ad interpretazioni. Il destinatario sottinteso del messaggio è uno solo: la Cina, oggi il primario acquirente globale del greggio iraniano. Ma la minaccia non è rimasta solo sulla carta. Washington ha già messo in campo le prime contromisure concrete, colpendo con un pacchetto sanzionatorio mirato oltre 60 soggetti tra individui, società e imbarcazioni coinvolti nella rete logistica e finanziaria dell’Iran. Tra i bersagli figurano importanti entità con sede nella Cina continentale e nell’hub finanziario di Hong Kong, a dimostrazione di come gli Stati Uniti siano disposti a intaccare direttamente gli interessi strategici cinesi. Ovviamente la reazione di Pechino non si è fatta attendere ed è arrivata con toni di dura condanna. Attraverso le pagine del South China Morning Post, l’analisi di Zhou Xiaoming, ex vice rappresentante della Missione permanente cinese all’ONU a Ginevra e oggi senior fellow al Center for China and Globalization, traccia una linea netta. Le misure secondarie e unilaterali imposte dagli Stati Uniti vengono bollate come illegali e prive di qualsiasi fondamento nel diritto internazionale. E la posizione della leadership cinese appare incrollabile: Pechino non ha alcuna intenzione di cedere al ricatto delle pressioni esterne e si dice pronta a difendere con fermezza la propria sovranità energetica e le legittime relazioni commerciali stringendosi a Teheran. Ora non c’è dubbio che l’escalation evidenzi come gli accordi bilaterali firmati solo pochi mesi fa avessero fondamenta d’argilla. Con la Cina determinata a mantenere i propri approvvigionamenti e gli Stati Uniti decisi a soffocare l’economia iraniana colpendo i suoi partner, la relazione tra Washington e Pechino sta scivolando verso una nuova e profonda rottura geopolitica dalle conseguenze davvero imprevedibili per gli equilibri globali.


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