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SE LA REALTÀ SUPERA IL PARADOSSO: TRA SLOGAN VUOTI E MARTIRI DELLA TV


Anche oggi a Milano il caldo non dà tregua e stamattina guardare il telegiornale e poi sfogliare i giornali mi ha lasciato un senso di profondo smarrimento e la sensazione di assistere a una commedia dell’assurdo con la certezza che, alla fine, a pagarne le spese sia sempre il cittadino comune. Partiamo prima dalla politica, da Genova, la mia città. Elly Schlein alla Festa dell’Unità nel capoluogo ligure assieme alla Salis non è solo la solita passerella politica. Per il PD, Genova è diventata un po’ il “giocattolo nuovo” da mostrare a tutti. Hanno trovato una figura civica, ben vista e lontana dai vecchi schemi di partito, e la stanno usando come prova del fatto che il centrosinistra può vincere se si allarga. In pratica, mentre la Salis ci mette la faccia per la gestione quotidiana della città, dai trasporti ai servizi, Schlein la sfrutta per dare forza al suo progetto nazionale. È un classico “scambio di favori” politico: la sindaca incassa l’appoggio del partito grande per blindare la giunta, e Schlein può dire a tutta la coalizione: “Vedete? Se facciamo così, il modello funziona”. Insomma, tra un piatto di focaccette e un dibattito, il messaggio che volevano far passare è che il PD non vuole fare tutto da solo, ma ha bisogno di questi profili civici per parlare a chi non andrebbe mai a votare la tessera di un partito.

A proposito di politica e media, non si può non sorridere di fronte alla telenovela di Sigfrido Ranucci. Quando la Rai chiude o ridimensiona uno spazio come Report, la macchina del “martire dell’informazione” scatta all’istante. Ma la sensazione è che Ranucci, forte dell’ondata di sdegno, stia già preparando a spron battuto il terreno per il “dopo”. Politica, fondazioni o incarichi di prestigio: il sospetto di molti è che l’uscita dalla TV sia solo il primo tempo di una carriera pubblica ben calcolata. Dopotutto, la trincea del giornalismo d’inchiesta da sempre garantisce un’ottima rendita di posizione.

Una notizia che fa salire una rabbia viscerale invece arriva da Torino. Un uomo di 42 anni molesta una ragazzina di 13 anni in un minimarket. Le telecamere incastrano l’aggressore e mostrano persino un tentativo di molestia su un’altra donna pochi minuti prima. La polizia lavora benissimo, la Procura chiede il carcere. E cosa fa il GIP? Lo rimette in libertà con l’obbligo di firma perché l’uomo si è detto “dispiaciuto”, è incensurato e ha collaborato. La furia di Giorgia Meloni e la decisione del ministro Nordio di inviare gli ispettori sono la fotografia di una frustrazione generale. Come si fa a spiegare a una bambina di 13 anni che l’uomo che l’ha violentata è di nuovo libero di girare nello stesso quartiere solo perché si è detto “resipiscente”? Fatemi sapere la vostra!

Patrizia Vassallo, direttore di WHAT-U


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