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GUERRA A HORMUZ, GLI USA COLPISCONO L’IRGC: «L’ECONOMIA DELL’IRAN STA CROLLANDO»


di Pat Sinclair

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha annunciato il completamento di un’ampia serie di attacchi aerei contro l’infrastruttura militare del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) su tutto il territorio iraniano. L’operazione ha preso di mira sistemi radar, siti di difesa aerea, infrastrutture marittime, capacità di posa di mine e nodi di comunicazione. Secondo la Difesa americana, l’intervento è scattato in risposta ai recenti attacchi condotti dall’Iran contro navi commerciali nello Stretto di Hormuz e contro installazioni militari statunitensi nell’area. In risposta all’offensiva, Teheran ha avviato un lancio coordinato di missili balistici e droni verso basi e asset americani nel Medio Oriente. Le difese aeree giordane e statunitensi sono intervenute intercettando la maggior parte dei vettori; l’esercito di Amman ha dichiarato di aver abbattuto 10 missili diretti nel proprio spazio aereo. Un alto funzionario americano ha confermato a Fox News che tutto il personale statunitense risulta rintracciato e che non si registrano danni significativi alle strutture militari dell’area.

Trump dice che l’Iran è vicina al collasso

Sul piano politico, il presidente Donald Trump ha ribadito la linea dura attraverso Truth Social, affermando di non essere interessato a riportare Teheran al tavolo dei negoziati. Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti mantengono un «controllo pressoché totale» dello Stretto di Hormuz e che l’economia iraniana è vicina al collasso, avvertendo che qualsiasi ulteriore risposta di Teheran porterà ad azioni di forza ben più devastanti. Parallelamente alla pressione militare, la Casa Bianca sta intensificando il blocco economico. Al vertice del G20 ad Asheville, il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato l’estensione delle sanzioni sui settori bancario, marittimo e dell’aviazione civile iraniana, affiancate al blocco navale americano che ha già portato all’intercettazione di oltre 80 mercantili diretti verso i porti dell’Iran.

La reazione sui mercati globali

L’escalation ha provocato un’immediata reazione sui mercati globali, con i prezzi del greggio in aumento di circa il 4%. A livello internazionale, la Cina si è dissociata dalle posizioni del G20 sulla gestione dello Stretto di Hormuz, mentre gli Houthi yemeniti hanno espresso aperto sostegno all’Iran, minacciando ritorsioni contro i Paesi della regione che ospitano basi americane. La partita che si sta giocando tra Washington e Teheran non lascia più spazio a tatticismi. Con l’apparato difensivo dell’IRGC fortemente compromesso e le arterie commerciali del Golfo paralizzate dal blocco navale e dalle sanzioni, gli Stati Uniti puntano a mettere il regime iraniano di fronte a una scelta obbligata: la resa diplomatica o il definitivo tracollo economico e militare. Teheran, però, pur stretta in una morsa sempre più rigida e isolata da parte dei suoi storici partner, come al solito, continua a scommettere sulla risposta asimmetrica e sull’aumento della tensione nell’area. Ma con i prezzi del petrolio in costante picco e l’asse del Medio Oriente sempre più frammentato, la stabilità della regione resta appesa a un equilibrio precario.


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