Cavalcando il fuso orario tra Italia e Stati uniti oggi il mio pensiero è su Ceuta. Già perché il fatto che ieri per chi era in Italia, oggi negli Stati Uniti, le sue vie, le sue piazze si siano riempite di gente, conferma il fatto che si è arrivati pure qui a un punto di non ritorno. In altri termini la vicenda di Ceuta si è trasformata nella rappresentazione perfetta della politica europea contemporanea. Ma com’è iniziato tutto? Con un copione già visto. Quando la pressione migratoria sulla piccola enclave spagnola in Nord Africa è aumentata improvvisamente, i centri di accoglienza locali sono implosi e migliaia di persone si sono ritrovate a dormire sull’asfalto. Insomma come al solito si corre ai ripari quando la casa è già allagata. Ma chi vuole fare le bucce al Primo Ministro Pedro Sánchez cosa gli contesta? A destra, gli rinfacciano di avere la fermezza di un budino e di aver trasformato Ceuta in una porta girevole, regalando lo slogan d’ordinanza “Ceuta no se vende”. A sinistra lo accusano invece di aver ceduto al cinismo e di rincorrere la destra sul terreno della sicurezza. In pratica, Sánchez è riuscito nel raro e difficile miracolo di scontentare tutti contemporaneamente. E Bruxelles? Mentre le piazze spagnole urlano, nei felpati corridoi dell’Unione Europea si mette in moto la macchina diplomatica delle grandi occasioni. Bruxelles attiva immediatamente la sua arma più affilata: la dichiarazione di grande preoccupazione. I vari Paesi membri approfittano del momento per rispolverare la loro idea di “solidarietà europea”: molti Stati corrono a ripristinare i controlli alle proprie frontiere interne, giusto per chiarire a Madrid che la frontiera sarà pure comune, ma il problema resta tutto suo. E tutto ciò mentre il Marocco osserva la scena con un ghigno sornione, consapevole che a Bruxelles la parola “fabbisogno energetico” e “stabilità dei flussi” evoca sudori freddi, e il governo marocchino può aprire e chiudere i rubinetti dei controlli di frontiera a seconda dell’umore diplomatico della giornata, consapevole che l’Europa farà di tutto pur di non guastare i rapporti. Il risultato finale? Un classico del panorama politico: una piazza spagnola furiosa, un governo Moncloa che naviga a vista tra le polemiche, e un’Unione Europea che promette una risposta “strutturale e coordinata”, promessa che, come di consueto, verrà rinviata al prossimo vertice. E ora fatemi sapere la vostra!
Patrizia Vassallo, direttore di WHAT-U