
di Maurizio Cappellino
In una società complessa e attraversata da repentine trasformazioni tecnologiche, la bussola dei cittadini continua a puntare con decisione verso la competenza, la preparazione e la conoscenza sul campo. È quanto emerge dall’edizione 2026 dell’Ipsos Global Trustworthiness Index, l’indagine internazionale condotta dall’istituto di ricerca Ipsos per misurare l’indice di affidabilità percepita delle principali professioni, un ritratto sociale che da un lato premia con forza chi studia e cura, mentre dall’altro evidenzia una profonda distanza da chi fa politica o crea contenuti nel mondo virtuale.
Scienziati e medici al top
Nel nostro Paese sono soprattutto gli scienziati e i medici a guidare la classifica dell’affidabilità, confermando una reputazione solida che risponde al bisogno di risposte autorevoli. Stando ai dati raccolti da Ipsos, ben il 64% della popolazione dichiara di riporre la propria fiducia nella comunità scientifica, un valore che supera di sette punti la media internazionale ed evidenzia una crescita netta di otto punti rispetto alle rilevazioni del 2024. Subito dopo si posiziona il personale medico, scelto dal 61% degli intervistati: una stabilità ritrovata che si attesta su livelli elevati, del tutto in linea con le dinamiche precedenti all’emergenza pandemica. A completare il quadro delle categorie ben percepite in Italia intervengono le forze dell’ordine, con la polizia che incassa il 42% dei consensi favorevoli e le forze armate che si attestano al 40%, a testimonianza di un generale e duraturo rispetto per le istituzioni preposte alla sicurezza.
Politici in ribasso
La prospettiva cambia radicalmente quando lo sguardo si sposta verso la sfera pubblica e la rappresentanza politica. Nello studio Ipsos si registra in questo ambito un vero e proprio solco di scetticismo: oltre il 65% degli italiani giudica i politici come figure poco affidabili, una tendenza che tuttavia non riguarda solo la nostra penisola ma riflette un malessere comune a gran parte del mondo occidentale, raggiungendo picchi ancora più elevati in Paesi come Francia o Spagna. Parallelamente a questo calo di credibilità della politica tradizionale, crolla anche l’appeal delle nuove figure del web. Gli influencer finiscono infatti dritti tra le categorie meno credibili del panorama sociale, con il 66% dei cittadini che dichiara aperto scetticismo e appena un risicato 13% propenso a dar loro credito, posizionandoli allo stesso livello di dirigenti pubblicitari e compagini di governo.
Solo il 20% degli italiani si fida dell’intelligenza artificiale
Tra le novità più interessanti sollevate dal report figura l’ingresso dell’intelligenza artificiale e dei suoi protagonisti. Il giudizio rilevato dai ricercatori verso i chatbot basati su IA resta improntato alla massima cautela, dal momento che appena il 20% degli italiani dichiara di potersene fidare ciecamente. Diversa è invece la percezione degli imprenditori tecnologici, considerati affidabili da circa un cittadino su tre e premiati rispetto alla dirigenza aziendale classica. Tuttavia, la risposta dei mercati esteri offre uno spunto di riflessione controcorrente: proprio negli Stati Uniti, cuore pulsante delle principali aziende hi-tech mondiali, prevale una marcata diffidenza verso i grandi leader dell’innovazione.
Poca la fiducia interpersonale
Oltre alle singole professioni, il dato che solleva le maggiori preoccupazioni nel report di Ipsos riguarda l’aspetto propriamente umano e sociale delle relazioni. L’analisi rivela infatti una progressiva erosione della fiducia interpersonale: in Italia soltanto il 29% delle persone ammette di potersi fidare della gente comune, un dato in calo di sei punti rispetto a due anni fa e sensibilmente inferiore alla media globale. Un segnale evidente di come il sospetto non sia riservato solo a istituzioni o celebrità, ma stia lentamente intaccando il tessuto relazionale di tutti i giorni.