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SVEZIA: SUCCESSO CON I FONDI UE, MA IL PROTEZIONISMO FRENA L’EXPORT


Il porto di Göteborg, cuore delle esportazioni svedesi. Fonte: Riviera Maritime Media

di Maurizio Cappellino

Nelle stesse ore in cui la Commissione Europea certifica il buon uso dei fondi del Piano di Ripresa e Resilienza, la Svezia si trova ad affrontare le prime incrinature nel suo storico modello economico guidato dall’export. Con l’accredito della nuova tranche del Recovery and Resilience Facility destinata a riforme strutturali, istruzione e transizione digitale, Stoccolma ha superato la soglia del 90% delle risorse complessive allocate da Bruxelles, posizionandosi come uno dei paesi membri più virtuosi nell’attuazione del NextGenerationEU. I successi sul piano europeo però non mettono al riparo la Svezia dalle crescenti tensioni sul commercio globale. Un recente studio di Business Sweden ha lanciato un allarme chiaro: vendere all’estero sta diventando sempre più difficile. Molti paesi stranieri stanno imponendo nuove regole che obbligano le aziende a costruire fabbriche e comprare materiali direttamente sul loro territorio. Per la Svezia, che ha sempre basato la sua ricchezza sul produrre in patria ed esportare in tutto il mondo, questo nuovo protezionismo rappresenta un ostacolo gravissimo. E poi la Svezia deve fare i conti con le tensioni industriali che si concentrano sull’infrastruttura energetica. L’associazione di categoria Energiföretagen Sverige ha presentato la propria agenda autunnale chiedendo al governo riforme strutturali non più rinviabili. L’ammodernamento della rete elettrica e la stabilizzazione dell’approvvigionamento sono indicati dagli operatori come presupposti indispensabili per sostenere la transizione ecologica e proteggere la competitività del manifatturiero svedese. E mentre l’economia tradizionale riorganizza le proprie risorse, la difesa guarda al futuro e all’innovazione responsabile. Oggi è stato formalizzato il lancio di una nuova rete di ricerca accademica dedicata all’etica dell’Intelligenza Artificiale in ambito militare. Il progetto, sostenuto dalle Fondazioni Wallenberg nell’ambito del programma WASP-HS e affidato alla guida della Scuola Superiore della Difesa svedese (Försvarshögskolan), punta a stabilire parametri trasparenti per l’adozione delle tecnologie emergenti nella sicurezza nazionale. Qual è il quadro che emerge? È quello di un Paese in profonda trasformazione: da un lato solido grazie alle risorse europee e alla ricerca scientifica di punta, dall’altro costretto a ripensare la propria strategia industriale per proteggere le sue imprese in un contesto globale sempre più complesso.


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