







di Patrizia Vassallo
Il Salone Nautico di Genova, giunto alla sua 66esima edizione, ha dedicato la terza giornata di lavori all’analisi dei numeri, dei bilanci e alla ricerca di un punto d’incontro strategico tra l’industria della nautica e il Governo italiano. Pressing istituzionale e visione industriale si sono incrociati presso la sala Forum del Padiglione Blu, dove il punto di partenza del confronto è stato il nuovo studio “Yachting Tourism and Economic Contribution”, commissionato da Confindustria Nautica a Deloitte e focalizzato sull’impatto economico dello yachting e del turismo nautico sulle economie costiere del Paese. L’analisi firmata Deloitte definisce il turismo nautico come una vera e propria leva trainante per la crescita dell’economia nazionale, stimando per il 2025 un giro d’affari complessivo pari a circa 5,7 miliardi di euro per quanto riguarda l’impatto economico diretto. Di questa cifra, la spesa operativa delle imbarcazioni — che comprende ormeggi, carburante, manutenzione, rimessaggio ed equipaggio — incide per 3,6 miliardi di euro, pari al 63% del totale. I consumi a terra per l’intero parco nautico, legati a ristorazione, shopping, intrattenimento, trasporti ed hospitality, ammontano invece a 2,1 miliardi di euro, ossia il restante 37%.
Italia meta preferita dai superyacht
L’Italia si conferma così tra le principali destinazioni mondiali per il diporto e in particolare per i superyacht, pur evidenziando ampi margini di miglioramento nella capacità di attrarre e trattenere la clientela ad alta capacità di spesa. A dimostrarlo è il peso specifico di questo segmento: i superyacht rappresentano soltanto il 3% della flotta attiva in Italia, ma riescono da soli a generare il 42% dell’impatto economico diretto. Se si include anche la fascia tra i 18 e i 24 metri, le imbarcazioni premium costituiscono circa il 7% della flotta complessiva, arrivando però a generare ben il 55% del valore economico del turismo nautico.
Costa Smeralda, Golfo di Olbia, Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana
Dallo studio emerge come ogni anno circa 1.200 superyacht stagionali facciano tappa in Italia per una media di 23 giorni, toccando circa sette località diverse con una forte concentrazione nei mesi estivi; tra le mete privilegiate figurano la Costa Smeralda e il Golfo di Olbia, seguite da Capri, dal Golfo del Tigullio e dalla Costiera Amalfitana. Al contempo, i circa 960 superyacht stanziali — imbarcazioni prevalentemente comprese tra i 40 e i 60 metri — trascorrono in Italia una media di 193 giorni distribuiti su 8,3 mesi all’anno. Per questo segmento stanziale è la Liguria a rappresentare il primo polo italiano per giornate di presenza, trainata da aree come la Riviera dei Fiori, Genova e il Golfo della Spezia.
I commenti
Esponendo la ricerca, Tommaso Nastasi, Deloitte Strategy and Value Creation Leader, ha dichiarato: «La nautica da diporto rappresenta un settore strategico per l’Italia, sia per il contributo diretto all’economia sia per lo spillover su altre filiere del Made in Italy e del turismo. Una maggiore valorizzazione dell’intera filiera e del turismo nautico, capace di attrarre sempre più domanda nazionale e internazionale, può rafforzare ulteriormente il posizionamento della nautica italiana nel mondo, generando ricadute rilevanti per l’economia del Paese».
A tracciare le priorità del comparto produttivo è stato Piero Formenti, Presidente di Confindustria Nautica, il quale ha ribadito l’eccellenza e il primato mondiale dell’industria cantieristica italiana, segnalando tuttavia i limiti strutturali che ne ostacolano il pieno sviluppo: «L’industria italiana è leader mondiale assoluta nella costruzione di yacht, ma non può prescindere da una rete infrastrutturale moderna e dall’integrazione dell’offerta turistica con i territori costieri. C’è un tema di riqualificazione delle infrastrutture portuali esistenti, anche per adeguarle alle esigenze del mercato e approntare strutture per i superyacht: oggi solo circa il 2% dei posti barca italiani è destinato a unità oltre i 24 metri. Serve inoltre completare la rete infrastrutturale nel Sud e semplificare la conferenza dei servizi. Una volta riconosciuta la nautica come parte di un progetto di politica economica del Paese, è necessaria una visione coordinata di tutte le azioni per raggiungere questi obiettivi».
All’intervento di Formenti hanno fatto eco le parole del Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha evidenziato l’impatto di lungo periodo dello yachting sul territorio: «L’analisi sulle grandi opportunità offerte dallo yachting e dal turismo nautico offre grandi spunti di riflessione sul futuro del territorio, ligure e non solo. Del resto, il Salone Nautico di Genova rappresenta una delle più importanti vetrine internazionali del mondo della nautica e del diporto, due settori che hanno ricadute significative sul territorio ligure sia nel breve sia nel lungo periodo. Un territorio, infatti, cresce non soltanto per chi lo vive oggi, ma anche pensando a chi lo abiterà e lo farà crescere domani. Per questo gli amministratori pubblici hanno il dovere di avere una visione che sappia guardare non ai prossimi due tre anni, ma ai prossimi venti. Eventi come il Salone Nautico producono certamente ricadute economiche e occupazionali e contribuiscono allo sviluppo del territorio, ma il loro valore va anche oltre questi aspetti. Sono occasioni capaci di suscitare interesse, offrire nuovi stimoli e aprire spazi di riflessione per chi li visita, soprattutto per le generazioni più giovani. Passeggiando tra le imbarcazioni, osservando le innovazioni e conoscendo le tante professionalità che ruotano attorno al mondo della nautica, può nascere una passione, un interesse, magari anche un’idea per il proprio futuro. È così che un evento può contribuire, nel tempo, a formare gli ingegneri, gli imprenditori, i lavoratori della nautica di domani».
La questione occupazionale e la valorizzazione del Capitale Umano sono state riprese da Mario Zanetti, Presidente delegato di Confindustria per l’Economia del Mare. Zanetti ha confermato la leadership nazionale sia nella cantieristica sia nel turismo di fascia alta, individuando le aree di crescita nell’invernaggio, nel refit, nei soggiorni prolungati e nei servizi dedicati agli equipaggi. Richiamando le stime dello studio Confindustria-BCG, Zanetti ha ricordato che l’intera Economia del Mare necessita di 175.000 lavoratori nel quinquennio 2026-2030, evidenziando che nella cantieristica il 43% delle posizioni ricercate resta attualmente scoperto — un dato quasi doppio rispetto alla media del settore — rendendo imprescindibile l’investimento nelle competenze per garantire la competitività futura della Blue Economy.
I lavori sono poi proseguiti con una tavola rotonda condotta dal giornalista de Il Sole 24 Ore Raoul de Forcade, che ha visto il confronto tra vertici associativi, esperti e rappresentanti delle istituzioni. Il dibattito si è aperto sottolineando l’opportunità offerta dal fatto che circa il 60% degli yacht che navigano a livello globale staziona nel Mediterraneo.
Fabrizio Palombo, Presidente della Sezione Yacht di Federagenti, ha sottolineato la necessità di convertire i porti italiani in veri home port: «Dobbiamo cercare di attrarre maggiormente quel 60% di yacht che naviga nel Mediterraneo, valorizzando i nostri porti come home port e offrendo servizi migliori agli equipaggi e alle imbarcazioni. L’Italia ha tutto: cultura, ambiente e gastronomia. Dobbiamo semplicemente valorizzarlo meglio». Palombo ha sollecitato l’efficientamento dei servizi tecnici, logistici, amministrativi, doganali e fiscali, chiedendo una maggiore integrazione porti-città, la riduzione degli oneri burocratici, sinergie di filiera e un rilancio della formazione attraverso l’Accademia della Marina Mercantile e gli istituti nautici.
Sul versante delle infrastrutture turistico-ricettive è intervenuto Roberto Perocchio, Presidente di Assomarinas, ricordando come a fronte di un deficit strutturale — con appena il 2% dei posti barca nazionali riservato a imbarcazioni sopra i 24 metri — il settore stia investendo massicciamente: «Abbiamo già messo in moto la fabbrica dei porti: sono 24 mila i nuovi posti barca in cantiere e altri 50 mila sono legati a progetti. Ora dobbiamo creare le condizioni normative che permettano agli imprenditori di trasformare questi progetti in infrastrutture e servizi di qualità». Tra i principali cantieri in corso e progetti citati figurano quelli di Sanremo Portosole, Pietra Ligure, Cagliari, Olbia, Bari e Trieste. Perocchio ha indicato come prioritarie la revisione del DPR 509/1997, la semplificazione procedurale per la riqualificazione e la gestione dei dragaggi, unitamente alla risoluzione dei nodi fiscali legati all’IMU sulle strutture portuali e al classamento catastale.
Fabio Planamente, Vicepresidente di Confindustria Nautica, ha spostato l’attenzione sulle esigenze delle imprese private: «Gli imprenditori italiani hanno volontà e capacità di investire, ma devono poter contare su regole chiare e su istituzioni capaci di seguire questa voglia di fare. Abbiamo quasi 8.000 chilometri di coste che tutto il mondo ci invidia: dobbiamo essere in grado di valorizzare questo patrimonio e continuare a innovare senza disperdere il nostro know-how». Planamente ha inoltre rimarcato l’evoluzione dei consumi delle nuove generazioni, evidenziando il ruolo del charter e del noleggio nell’avvicinare le persone all’esperienza del mare oltre la proprietà del mezzo.
Sul fronte delle istituzioni statali, l’Ammiraglio Pierpaolo Ribuffo, in rappresentanza del Dipartimento per le Politiche del Mare, ha ripercorso le azioni già messe in campo dal Governo: «Il punto centrale è rafforzare la collaborazione tra istituzioni e operatori e superare la frammentazione delle competenze. Dobbiamo continuare a percorrere la rotta che abbiamo tracciato, con una consapevolezza diversa del valore del mare. Per una nazione come la nostra è importante costruire un sistema nel quale ascolto e comprensione tra amministrazioni e operatori siano più immediati». Tra i traguardi citati rientrano la Strategia industriale marittima, la seconda edizione del Piano del Mare e la legge per la valorizzazione della risorsa mare incentrata su semplificazione e digitalizzazione, ferme restando questioni aperte come la disciplina sui dragaggi.
A chiudere l’analisi industriale è stato Ernesto Lanzillo, Deloitte Central Mediterranean Private Leader, che ha ricordato come l’effetto moltiplicatore della cantieristica generi circa 5 euro di valore aggiunto complessivo per ogni euro prodotto e sostenga 7 posti di lavoro nell’indotto per ciascun occupato diretto: «La nautica è la rappresentazione del tessuto industriale italiano: una filiera fatta di PMI, artigiani, competenze e qualità, capace di attraversare meccanica, elettronica, automazione e lusso. La sfida è innovare, aggregarsi e prepararsi a cogliere le nuove opportunità tecnologiche». Lanzillo e i relatori hanno evidenziato anche le opportunità derivanti dal dual use, ovvero dal trasferimento tecnologico e di competenze verso la difesa e il comparto dell’underwater, un mercato accreditato di un potenziale raddoppio in cinque anni, da 22 a 44 miliardi di euro.
A tracciare le conclusioni politiche dell’incontro è stato il Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Edoardo Rixi: «Registriamo un trend positivo sulle grandi imbarcazioni, ma dobbiamo proteggere l’intera filiera da burocrazia e stagnazione europea. Il futuro dell’Italia passa dalla centralità della blue economy: serve riqualificare le nostre coste, sbloccare i dragaggi e dotare i porti turistici di servizi adeguati. Per farlo dobbiamo rendere la normativa più dinamica e orientare le nuove generazioni verso le professioni del mare, trasformando il nostro know-how industriale e la ricerca in un motore di ricchezza per il Paese. Abbiamo la necessità di nuovi approdi: ci sono aree del nostro Paese completamente carenti di banchine e altre dove gli approdi ci sono, ma mancano i servizi. Sono infrastrutture che oggi non riescono a soddisfare le esigenze di un Paese che vuole continuare a essere leader nel settore della nautica e che ha bisogno di offrire servizi adeguati. La nautica non è solo un settore stagionale, ma un’industria strategica che genera valore e occupazione di alto livello: il Governo è al fianco di imprese e lavoratori per valorizzare la nostra leadership mondiale. Ci sono delle prospettive che possiamo valorizzare e dei rischi che possiamo contenere: è l’unico modo tramite cui l’Italia può reagire a una condizione complessa a livello geopolitico internazionale complessa, ma anche europeo».
Il turismo nautico in Italia vale 5,7 miliardi di euro
- Il nostro Paese conta 790 infrastrutture portuali per la nautica da diporto e quasi 172 mila posti barca
- Spesa potenziale giornaliera: da 200 euro a 2.500 euro per la piccola e media nautica, fino a circa 78 mila euro per i superyacht
- Spesa turistica a terra: da 45 euro a 650 euro al giorno a persona tra ristoranti, shopping, trasporti e hospitality
- Costa Smeralda e Golfo di Olbia le destinazioni principali per i superyacht stagionali, seguiti da Capri, Golfo del Tigullio e Costiera Amalfitana
- Liguria polo dei superyacht stanziali: Genova, Spezia e Riviera dei Fiori in testa
- Superyacht in Italia: 9 su 10 battono bandiera estera