Bellezza e salute

STOP AI MODELLI ANORESSICI NELLA PUBBLICITÀ

Da oggi 9 marzo, una modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale introduce "il divieto di utilizzare in pubblicità immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute"

Isabel Caro
9 settembre 1982 – 17 novembre 2010

Stop ai modelli estetici “anoressici” nella pubblicità: scatta oggi 9 marzo una modifica del Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale che introduce “il divieto di utilizzare in pubblicità immagini del corpo ispirate a modelli estetici chiaramente associabili a disturbi del comportamento alimentare nocivi per la salute”, lo ha annuncia l’Istituto di Autodisciplina pubblicitaria. Ad accendere la miccia quasi 10 anni fa, la modella francese, Isabelle Caro, divenuta il più celebre simbolo dell’ anoressia grazie ad una contestata campagna fotografica di Oliviero Toscani per il marchio Nolita, poi vietata dal Gran Giurì della Pubblicità.

Isabel Caro
9 settembre 1982 – 17 novembre 2010

All’epoca la Caro pesava 31 kg per un’altezza di 1,64. Morì poco dopo avere posato per Toscani, all’età di 28 anni, a Tokio, a causa di una polmonite, che non riuscì a combattere perché troppo debilitata dalla malattia. Per lasciare traccia del suo calvario la modella scrisse e pubblicò un’autobiografia intitolata ” La ragazzina che non voleva diventare grassa“. 

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AUTOSTIMA CHE COSA È, COME SI COSTRUISCE E SI PUÒ MANTENERE?

Per capire meglio quali sono le strade giuste da percorrere, What-u ha intervistato Chiara Pozzi, psicologa e psicoterapeuta infantile

Chiara Pozzi, psicologa e psicoterapeuta infantile

di Francesca Valli

Troppa, poca, spesso può condizionare la vita, fin da quando siamo bambini. Difficile capire se ne abbiamo a sufficienza, finché non decidiamo di metterci sotto la lente di ingrandimento e fare i conti con noi stessi.

Per capire meglio quali sono le strade giuste da percorrere, What-u ha intervistato Chiara Pozzi, psicologa e psicoterapeuta infantile.

Cosa si può intendere per autostima? È una caratteristica in qualche modo innata e correlata a caratteristiche caratteriali dell’individuo?

«L’autostima è un costrutto complesso che riguarda il  valore di sé della persona nella sua globalità ed unicità, la consapevolezza dei propri punti di forza così come delle proprie fragilità nei diversi ambiti della propria vita.
La nostra autostima si costruisce principalmente nella nostra infanzia grazie, prima di tutto, dalle cure amorevoli dei nostri genitori, specie se sono capaci di promuovere in noi un “attaccamento sicuro”. Bowlby, uno dei più grandi psicoanalisti del ventesimo secolo, definisce questo stile di attaccamento come proprio di quei bambini sicuri nell’esplorazione del mondo grazie alla presenza di un genitore sensibile ai segnali del bambino.  Pensiamo che quando nascono i nostri piccoli sono incompetenti e completamente dipendenti da noi  genitori.  Quindi, il bimbo scopre prima di tutto, il valore di sé nel sentirsi amato e desiderato dai suoi genitori. D’altro canto, è anche vero che esistono bambini che hanno maggiore capacità di resilienza, cioè di resistere anche all’impatto emotivo negativo di eventi traumatici o  di situazioni familiari complesse preservando un’ immagine positiva di sé».

Ci sono altri presupposti o condizioni utili per fare crescere l’autostima di un individuo dalla nascita in avanti?

«Se partiamo dalle primissime fasi di vita, un genitore in grado di rispondere in modo sufficientemente adeguato agli sguardi e ai primi bisogni anche fisiologici del proprio bambino  manda già a lui un messaggio essenziale per riconoscersi come soggetto in grado di meritare amore. Nei primi anni di vita, poi, sarà essenziale sostenere quel naturale orgoglio di crescere del bambino stimolandone le prime autonomie, responsabilizzandolo con incarichi comunque alla sua portata ma che possano essere per lui una sfida . Troppe volte i genitori si sostituiscono ai figli , anche nell’espletamento dei compiti scolastici , ma il vero supporto alla crescita e all’autostima nasce quando il bambino conosce la fatica, si attiva per affrontarla e per selezionare le opportune strategie. Dobbiamo imparare a tollerare le loro fatiche e a rimanere a quella distanza ottimale per cui loro possano sentire comunque la nostra presenza». 

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AMMALARSI ALL’ESTERO: COSA FARE IN CASO DI ASSENZA DAL LAVORO?

Cosa occorre fare in caso di assenza dal lavoro per malattia insorta durante un soggiorno all’estero? Se sei un lavoratore avente diritto alla tutela previdenziale della malattia da parte dell’INPS, e ti trovi temporaneamente all’estero, conservi il diritto all’indennità economica nella misura e modalità previste dalla normativa italiana. Per non perdere alcun diritto però devi essere in possesso di un’ adeguata certificazione medica contenente tutti i dati ritenuti essenziali ai sensi della normativa italiana (intestazione, dati anagrafici del lavoratore, prognosi, diagnosi di incapacità al lavoro, indirizzo di reperibilità, data di redazione, timbro e firma del medico). La certificazione, inoltre, dovrà essere rilasciata nel rispetto della legislazione del Paese in cui ti trovi.

Va ricordato che anche all’estero occorre rispettare le fasce orarie di reperibilità per le visite mediche di controllo, necessarie per verificare lo stato di incapacità lavorativa del lavoratore.

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ECCO COME INDOVINARE L’ABITO GIUSTO

Dimmi che forma di corpo hai e ti dirò come vestirti....

di Jenny Parenti

Indovinare l’abito che mette in risalto il fascino, i punti di forza e nasconda ciò che riteniamo abbia meno appeal del nostro fisico non è così semplice. Per quanto spirito critico ognuna di noi possa avere, guardarsi con i propri occhi non è mai semplice o perlomeno non sempre offre la soluzione giusta ai nostri dubbi.

La prima regola è comunque capire a quale tipologia appartiene il nostro fisico.

Jennifer Lopez, compirà 50 anni il 24 luglio

La forma triangolare

Se rientri nella tipologia dei fisici triangolari, ossia quello che più gergalmente viene definito fisico a pera, quindi hai le tue spalle più strette rispetto ai fianchi, e quindi i chili in più, si concentrano sul sedere, sulle cosce e sui fianchi andando anche ad appesantire tutta la gamba, il consiglio è quello di optare per gli abiti dalla linea ad A, che valorizzano il punto vita e scendono morbidi senza segnare. Ideali anche le gonne a tulipano, svasate o a campana.

Alessia Marcuzzi, 47 anni

La forma a triangolo rovesciato

Se rientri nella tipologia dei fisici a forma di triangolo rovesciato, hai le spalle e il torace robusti, i fianchi stretti e le gambe sottili per te sono perfetti gli abiti che riprendono la forma del tuo fisico, indossati con una cintura sul girovita o i vestiti drappeggiati con una leggera scollatura a V.

Vanessa Incontrada, 40 anni, uno dei più bei volti del cinema italiano, per lei avere qualche chilo in più non è un problema. Insomma, quello che per tante altre donne resterebbe un cruccio, per Vanessa è diventato un punto di forza. ph. Getty

La forma a mela

Se rientri nella tipologia dei fisici a mela e quindi hai proporzioni generose sia sopra sia sotto, per te sono perfetti gli abiti che scivolano dolcemente lungo i fianchi, preferibilmente con scollature generose che distolgano l’attenzione dal girovita, che se troppo evidenziato metterebbe in risalto la generosità delle forme sia della parte superiore sia della parte anteriore.

Da sinistra, Cameron Diaz, 46 anni, Gwyneth Paltrow, 46 anni, Keira Christina Knightley, 34 anni il 26 di marzo

La forma a clessidra

Se hai un fisico a clessidra, significa che il tuo punto vita, i fianchi e le spalle sono quasi della stessa larghezza. Nel tuo caso, ti puoi permettere praticamente tutto, dagli abiti corti, lunghi, in lycra stretch, incrociati, drappeggiati insomma a tutte quelle mises che esaltano la tua femminilità. Un consiglio però è d’obbligo anche per te. Evita gli abiti dal taglio informe, dritto o largo, che non enfatizzerebbero la tua silhouette.

Elle MacPherson, 55 anni, il 29 di marzo

La forma rettangolare

Se hai un fisico a rettangolo, con giro vita, fianchi e spalle quasi della stessa larghezza il consiglio è di puntare su vestiti che non risaltino in modo eccessivo ventre e fianchi. Ma puoi osare con abiti e gonne corte, e con pantaloni e shorts aderenti. E puntare sul décolleté.


IL PESO DELL’ASSISTENZA SANITARIA SUI BILANCI DELLE FAMIGLIE

Come percepiscono le spese per le cure e l'acquisto di medicinali le famiglie dei Paesi dell'Unione Europea

Nel 2017, oltre la metà delle persone (55%) nell’Unione europea (UE) ha riferito che l’importo che la propria famiglia doveva pagare per le cure mediche veniva percepito come “un onere finanziario” per la precisione dal 34%, mentre dall’11% come un pesante onere finanziario sul bilancio familiare.

Cure mediche

L’assistenza medica si riferisce a servizi di assistenza sanitaria individuali come esami o trattamenti. Comprende l’assistenza sanitaria per scopi curativi, riabilitativi oa lungo termine, assistenza sanitaria medica mentale e servizi medici preventivi. Le cure odontoiatriche e le medicine non sono incluse.

A livello di UE, l’onere finanziario percepito delle cure mediche è stato maggiore per coloro che vivono in famiglie con due persone che includevano almeno una persona di 65 anni o più (il 13% delle persone in queste famiglie ha riferito che le cure mediche rappresentano un onere finanziario elevato) . Coloro che vivono in famiglie monoparentali (12%), famiglie senza figli a carico (12%), famiglie con due adulti e famiglie con figli a carico (entrambi il 10%) hanno anche riferito che l’assistenza sanitaria è un onere gravoso per il loro budget.

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LOTTA AGLI SPRECHI ALIMENTARI

Recuperato oltre l’80% delle 9mila tonnellate di frutta e verdura invendute ogni anno dai mercati ortofrutticoli all’ingrosso aderenti al marchio Qualità & Sicurezza rilasciato dal Sistema camerale. E’ questo il contributo concreto che le Camere di commercio offrono alla lotta contro lo spreco alimentare che costituisce uno dei requisiti previsti nel decalogo per ottenere questo importante segno distintivo espressione di qualità e sicurezza dell’ortofrutta dal banco dei mercati sino alle tavole degli italiani.

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ANSIA CHI COLPISCE E COME SI CURA

di Manuel Sivori

Almeno una volta nella vita è capitato a tutti di affrontare una situazione che ci ha fatto venire un nodo alla gola e fatto battere il cuore a mille. Prima (e anche durante) un incontro importante, a scuola durante un’interrogazione, alla prova orale della maturità, prima e durante un importante esame all’università (o nel peggiore dei casi per tutti), durante un’assemblea di lavoro, o ancora peggio quando siamo stati costretti a esibirci per uno speech in pubblico o semplicemente nel corso di un’assemblea condominiale. Insomma per evitare situazioni imbarazzanti What-u ha chiesto alla nota psicologa, neuropsicologa, psicoterapeuta, Elisabetta Caletti che cosa è l’ansia, come gestirla non solo quando colpisce noi stessi, ma anche quando diventa un problema per i nostri figli, compagni, mariti e mogli, amici.

Ansia si può definire una patologia?

«L’ansia è innanzitutto un’emozione, una sensazione di pericolo, che si caratterizza per una serie di modificazioni che avvengono sia a livello fisiologico, sia di pensieri, sia di reazioni comportamentali come risposta a una determinata minaccia. Un lavoro psicoeducativo per i ragazzi è di importanza fondamentale. Le emozioni non devono intimorirci, ma hanno un’importanza fondamentale per la vita: ci orientano, ci guidano nel modificare credenze e scopi. Non si raggiungono, infatti, performance buone quando si è completamente rilassati, per esempio, quando si deve giocare una partita di pallone. Quando ci si spaventa anche della poca ansia che sarebbe opportuno avere in situazione lievemente attivante che al contrario potrebbe aiuterebbe aiutarci e spronarci a risolvere il problema, significa che si teme che quell’emozione diventi talmente grande da farsi incontrollabile».

Come si distingue l’ansia dalla paura?

«La paura ha un oggetto temuto riconoscibile mentre spesso l’ansia è identificabile per l’indefinitezza della minaccia percepita. Quando la componente emotiva prende il sopravvento su quella cognitiva si percepiscono come pericolose situazioni anche neutre. Questo può portare all’esperienza di panico che merita un trattamento psicoterapeutico per trovare assieme delle strategie per ridurre al minimo le situazioni che percepiamo minacciose in assenza di veri pericoli».

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SESSO QUANDO E COME SPIEGARLO AI NOSTRI FIGLI?

Molti ragazzi non conoscono la differenza tra fare sesso e fare l'amore. Educare alla sessualità, invece, implica costruire significati intorno al concetto di intimità, di vicinanza, di rispetto di sé e dell' altro


Chiara Pozzi, psicologa e psicoterapeuta infantile

di Sibilla Manfredi

Quando iniziare a parlare di sesso ai propri figli? Una domanda apparentemente semplice, ma in realtà difficilissima perché le risposte possono essere davvero tante. Già quando nasce un fratellino o una sorellina i bambini si pongono delle domande che poi fanno ai genitori. E quando sono ancora piccoli per mamma e papà è più facile cavarsela. Inoltre inutile dire che l’uso sempre più diffuso del cellulare – le statistiche parlano di psico-dipendenze già nella fascia di età che va dai 6 ai 9 anni – offre a tutti, ma proprio a tutti, l’opportunità di ampliare le proprie conoscenze guardando il mondo da finestre che lasciano ben poco all’immaginazione. E allora che cosa bisogna fare, come bisogna comportarsi?

What-u lo ha chiesto a Chiara Pozzi, psicologa e psicoterapeuta infantile.

Quando è opportuno iniziare a parlare ai nostri figli di sessualità?

«In realtà, fin da subito, in quanto il bambino nasce già con un suo genere sessuale e velocemente apprende che il suo corpo è diverso da quello di un coetaneo di sesso opposto. Certamente, occorrerà utilizzare un linguaggio adatto all’età e  farsi guidare dalle curiosità del bambino, dalle sue domande che a volte sono implicite e possiamo leggere attraverso i suoi giochi o i suoi disegni. Già dai due anni i bambini sono interessati a sapere la differenza tra il corpo maschile e quello femminile o tra quello adulto e il loro. L’importante è creare un clima di accoglienza intorno alle loro curiosità. Solo in questo modo si creerà un terreno in cui anche successivamente sarà possibile per il bambino fare domande all’adulto riguardo tali tematiche».

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MEDICI GENERICI QUANTI SONO NELL’EU?

I Paesi dove ci sono più medici generici? Portogallo e Irlanda

di Martina Francavilla

Trovare un medico generico a volte può essere un problema. Perché in base al luogo dove si abita non sempre c’è una grande scelta, ovviamente sotto il profilo numerico. Eurostat nel 2016 ha realizzato una ricerca per verificare quanti sono i medici generici ogni 100.000 abitanti negli diversi Stati membri dell’Unione europea (UE) e i numeri confrontandoli con le ultime verifiche non sono cambiati sensibilmente. Di media ogni 100.000 abitanti sono disponibili dai 60 ai 120 medici generici, quindi significa 1 medico per un numero di persone che parte da 833 per arrivare a circa 1666 persone.

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GENITORI: ADOLESCENZA DEI FIGLI? ECCO COME AFFRONTARLA NEL MODO GIUSTO

di Cristina Pirelli

C’ è chi ci arriva un po’ più preparato e chi un po’ meno, ma quel momento arriva per tutti. Così succede che quel bambino, quella bambina che reclamavano spesso la tua presenza, il tuo parere, le tue coccole ad un tratto comincino a comportarsi in maniera differente. E pian piano ti rendi conto di non essere più il loro unico punto di riferimento, la roccia alla quale si sono sempre aggrappati in ogni situazione, ma un adulto da mettere in discussione, perché quello è il modo più diretto per loro per affermare la loro indipendenza e personalità. E questo è solo l’inizio. Quindi occorre avere nervi saldi. Per sapere come affrontare questo complicato periodo sia per i genitori sia per i ragazzi, What-u ha chiesto il parere della dott.ssa Alessia Bajoni, responsabile del Servizio specialistico di Psicologia e Psicoterapia per adolescenti del Centro Medico Santagostino di Milano.


Alessia Bajoni, responsabile del Servizio specialistico di Psicologia e Psicoterapia per adolescenti del Centro Medico Santagostino di Milano

A volte i genitori si trovano un po’ spiazzati quando comincia il periodo dell’adolescenza, come prepararsi a questo periodo?

L’inizio dell’adolescenza è un punto di partenza che non è uguale per tutti, quindi non può esserci una risposta univoca per tutti. L’adolescenza è una fase di passaggio e transizione dall’infanzia all’età adulta che tutti attraversiamo: è una fase fondamentale caratterizzata da molteplici cambiamenti, in cui si definisce la nostra identità.Il bambino che prima aveva bisogno di noi inizia a prendere le distanze a cambiare la propria identità internamente ed esteriormente, inizia un processo chiamato di separazione ed individuazione. I genitori non vengono più idealizzati, ma percepiti nei loro limiti. Iniziano i cambiamenti a livello fisiologico, quindi si ha accesso alla pubertà, alla possibilità di procreare, ci sono dei cambiamenti ormonali che comportano cambiamenti fisici e contestualmente anche cambiamenti psicologici e relazionali. Cambia il modo in cui si relazionano con gli altri. I ragazzi iniziano a cercare all’esterno della famiglia dei nuovi interlocutori, a scuola, nel gruppo degli amici. A volte anche nelle amicizie virtuali perché anche i ragazzi che conoscono online possono diventare importanti. Affrontare come genitori l’adolescenza del proprio figlio implica e richiede di ricordarsi la propria adolescenza.

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Decreto legge n. 63/2012 convertito con la legge 103/2012. Art. 3-bis (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni): 1. Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni. 2. Ai fini del comma 1 per ricavi annui da attività editoriale si intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l’offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicità e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati.

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