Cronaca estera

DOPO I DISASTRI AEREI, LA BOEING ANNUNCIA L’INSTALLAZIONE DI UN NUOVO SOFTWARE

Aperta un'inchiesta interna per indagare i legami tra il segretario alla Difesa pro-tempore, Patrick Shanahan, e la Boeing. Secondo alcune segnalazioni al vaglio dell'ispettore generale del Dipartimento alla Difesa, Shanahan avrebbe favorito il colosso dei cieli di Seattle dove lavorava prima

ph. M. Radzi Desa

La Federal Administrastion Aviation, l’authority Usa che vigila sulla sicurezza nei cieli ha reso noto che la Boeing ha sviluppato un software aggiornato e un programma di formazione piloti per far fronte ai problemi incontrati dal Boeing 737 Max 8 della Lion Air precipitato in ottobre in Indonesia. Come è noto, lo stesso modello di aereo è precipitato in Etiopia l’11 marzo scorso uccidendo tutte le 157 persone. Nel disastro in Indonesia morirono 189 persone.
Nel frattempo Ansa scrive che il Pentagono ha aperto un’inchiesta interna per indagare i legami tra il C, e la Boeing. “Secondo alcune segnalazioni al vaglio dell’ispettore generale del Dipartimento alla Difesa, Shanahan avrebbe favorito il colosso dei cieli di Seattle dove lavorava prima dei suoi incarichi nell’amministrazione, screditando in campo militare la concorrenza”.
    Shanahan è diventato segretario pro-tempore dopo l’uscita dal Pentagono di James Mattis, e ora questa vicenda potrebbe complicare i suoi piani per essere confermato come numero uno del Pentagono.

MAY, IL PROSSIMO VERTICE PREVISTO PER IL 28 MARZO

Sul toto date quella che che circola a Bruxelles per il vertice 'bis' sulla Brexit è giovedì 28 marzo

il premier britannico Theresa May

L’accordo sulla Brexit raggiunto a novembre è “il migliore accordo negoziabile” per garantire l’attuazione della volontà popolare manifestata nel referendum del 2016. Così la premier Theresa May nel discorso di stasera alla nazione in cui ha spiegato le ragioni che l’hanno spinta a chiedere “con grande rammarico personale” un rinvio seppur breve dell’uscita dall’Ue e la sua opposizione sia a un referendum bis sia alla partecipazione britannica alle elezioni europee. Poi l’attacco duro, diretto e quasi provocatorio al Parlamento di Westminster, accusato di non aver voluto attuare la Brexit né “prendere una decisione”, nascondendosi “mozione dietro mozione, emendamento dietro emendamento”. «Sono sicura», ha proseguito, «che voi, l’opinione pubblica, ne abbiate abbastanza. Che siete stanchi di scontri, di giochi politici, di arcane risse procedurali. Che vogliate che il processo della Brexit sia portato a termine. Sono d’accordo con voi e sono al vostro fianco. E’ tempo che i parlamentari decidano».
Sul toto date quella che che circola a Bruxelles per il vertice ‘bis’ sulla Brexit è giovedì 28 marzo, mentre proseguono i contatti e le riunioni tra gli ambasciatori del Paesi Ue in vista del summit che inizierà domani alle 15, dopo che i leader avranno partecipato ai pre-vertici delle famiglie politiche di appartenenza.

BREXIT, MAY DICE NO A PROROGA LUNGA

il premier btitannico Theresa May

«Non abbiamo ancora ricevuto la lettera da Theresa May. L’Ue ha fatto tutto quanto in suo potere per adattarsi alle richieste del Regno Unito. Il Consiglio europeo si potrebbe riunire di nuovo la settimana prossima, ma la pazienza si sta assottigliando. L’Accordo di divorzio non sarà rinegoziato». Così il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker in un’intervista all’emittente tedesca Deutschlandfunk.
Dopo l’affermazione di Juncker, Downing Street ha diffuso una dichiarazione per chiarire la posizione della Gran Bretagna. «La premier Theresa May non chiederà una proroga lunga per la Brexit. C’è modo di dare al Parlamento un po’ più tempo per concordare i prossimi passi, ma la gente di questo Paese ha atteso quasi tre anni, ed è stufa dell’incapacità del Parlamento di decidere».

20° ANNIVERSARIO DEI BOMBARDAMENTI NATO CONTRO LA SERBIA, PARLA L’EX GENERALE SERBO JOVAN DIVJAK

Intervista esclusiva di What-u a Jovan Divjak, generale dell'esercito federale jugoslavo, di origini serba , che ha vissuto le guerre yugoslave e in Bosnia ed Erzegovina. Quando Sarajevo venne attaccata, Divjak decise di diventare il numero due dell' Armija bosniaca e di schierarsi a fianco degli assediati

credit ph What-u.com ©

di Paula Bradley con la collaborazione di Melina Dželović

Oggi si celebra il triste anniversario dell’aggressione della Nato con i bombardamenti di 20 anni fa contro la Serbia, un grave crimine contro un Paese sovrano. Lo ha ricordato oggi il presidente, Aleksandar Vucic,
intervenendo stamattina a una conferenza a Belgrado indetta per parlare di questo tragica pagina di storia, sottolineando come il popolo serbo, anche a distanza di vent’anni, “non si sente sconfitto”, ribadendo che il suo Paese non intende aderire alla Nato, anche se è interessato a mantenere buoni rapporti di collaborazione con l’Alleanza atlantica.

Per l’occasione What-u ha intervistato Jovan Divjak, generale dell’esercito federale jugoslavo, di origini serbe, che ha vissuto le guerre yugoslave prima e dopo quella in Bosnia ed Erzegovina. Quando Sarajevo venne attaccata, Divjak decise di diventare il numero due dell’ Armija bosniaca e di schierarsi a fianco degli assediati senza avere alcuna remora a contrapporsi ai serbi, perché secondo lui Sarajevo, la sua città adottiva, multietnica andava difesa a tutti i costi.

Lei è nato in Serbia, a Belgrado nel 1937 e poi quando ha deciso di intraprendere la carriera militare nell’esercito nazionale jugoslavo è passato all’altra sponda diventando un comandante della Difesa Territoriale a Sarajevo. Perché questa scelta?

«La nascita è il punto di partenza della vita, che per me è stato a Belgrado, in Serbia, dove mia madre mi ha dato alla luce.  Mio padre all’epoca lavorava come insegnante in un villaggio in Serbia. Poi quando divorziò da mia madre, tornò a lavorare nella sua città natale, la Bosnia ed Erzegovina. Poiché mia madre non aveva i mezzi per mandarmi a studiare all’università, mi diplomai all’Accademia militare di Belgrado nel 1950. Il servizio militare mi portò a Sarajevo nel 1966, dove tuttora vivo. Iniziai a lavorare come insegnante nella scuola militare fino al 1984, poi entrai a fare parte dell’esercito nel gruppo dei militari addetti alla Difesa territoriale della Bosnia ed Erzegovina. La difesa territoriale è al di fuori della composizione dell’esercito popolare jugoslavo. All’inizio dell’aggressione del 1992 in Bosnia ed Erzegovina, io facevo parte della Difesa territoriale che era stata organizzata per la difesa del territorio di uno stato indipendente, istituito il 1 ° marzo 1992».

Continua a leggere

MADURO CHIEDE AI SUOI MINISTRI DI METTERSI A DISPOSIZIONE DEL GOVERNO

Il presidente della Repubblica, Nicolás Maduro ha chiesto a tutti i ministri del suo governo di mettere a disposizione i loro incarichi, per poter portare a termine “una profonda ristrutturazione dei metodi e del funzionamento del governo bolivariano”.

Lo ha annunciato su Twitter la vicepresidente, Delcy Rodriguez, sottolineando che questi cambiamenti sono necessari per “blindare la patria di Bolivar e Chavez da qualsiasi minaccia”. Ricordando che il presidente, che è stato eletto il 20 Maggio 2018 con 6 milioni 248.864 voti, con l’impegno a migliorare il sistema di governo, priorità l’efficienza in azione cercando di garantire la stabilità sociale fino al 2025.

Continua a leggere

BREXIT: CORBYN CHIEDE DI VOTARE CON REFERENDUM

Jeremy Corbyn, leader del partito laburista

Il leader laburista Jeremy Corbyn sembra aprire un mezzo spiraglio a Theresa May sul tema Brexit. Ribadisce di essere contrario in linea di principio all’intesa della premier, ma dice che il suo partito sarebbe pronto a votarlo a condizione che sia poi sottoposto a un “referendum confermativo”, come è stato chiesto con un emendamento dal suo partito.
E parlando con Skynews, Corbyn non ha perso l’occasione per criticare la May per aver continuato a sottoporre il suo piano al voto dei parlamentari. «E’ ridicolo», ha detto annunciando l’intenzione di presentare una mozione di sfiducia nei confronti della premier, nel caso in cui l’intesa venga di nuovo bocciata. Insomma alla vigilia dell’ennesimo voto del Parlamento britannico sull’accordo di Theresa May per la Brexit sembra ancora difficile trovare un accordo.

PARIS JACKSON, FIGLIA DI MICHAEL AVREBBE TENTATO IL SUICIDIO. LEI NEGA SU TWITTER

Paris Jackson, 21 anni

Paris Jackson, 21 anni, figlia del defunto Michael Jackson, e’ stata ricoverata in un ospedale di Los Angeles dopo un presunto tentativo di suicidio. Le sue condizioni sono stabili. Lo riporta il sito Tmz citando fonti della famiglia e di polizia, anche se l’interessata ha negato su Twitter. Il gesto sarebbe legato agli effetti del documentario ‘Leaving Neverland‘, in cui due uomini, Wade Robson e James Safechuck, accusano di essere stati molestati dalla star quando erano bambini. Paris Jackson, aspirante attrice e modella, aveva già provato a togliersi la vita nel 2013.

SI AL RINVIO PER LA BREXIT

Alla fine la May l'ha spuntata, 412 i sì e 202 i no, e con questa mozione ora potrà chiedere all'Ue un rinvio "breve" della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno, per riproporre intanto per la terza volta al voto di ratifica del Parlamento l'accordo

di Colin Antony Groves

Theresa May può finalmente tirare un sospiro di sollievo. I parlamentari hanno votato, 412 i sì e 202 i no, a una mozione che gli consentirà di chiedere all’Ue un rinvio “breve” della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno, con l’obiettivo di riproporre intanto per la terza volta al voto di ratifica del Parlamento l’accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles a novembre e già bocciato 2 volte. Centottantotto è il numero dei parlamentari Tories, tra i quali 7 ministri, Stephen Barclay, Liam Fox, Chris Grayling, Andrea Leadsom, Penny Mordaunt, Liz Truss e Gavin Williamson, che hanno votato contro.

Ora la May fino al 30 giugno cercherà di ottenere un’estensione dell’articolo 50, sempre che i parlamentari appoggino il suo accordo entro il 20 marzo per consentire al Parlamento di avere il tempo necessario per prepararsi a lasciare l’UE.

Continua a leggere

DIMISSIONI DELLA MAY? UN REFERENDUM? UN’ELEZIONE GENERALE? COSA SUCCEDE ORA PER LA BREXIT?

DIMISSIONI DELLA MAY? UN REFERENDUM? UN'ELEZIONE GENERALE? COSA SUCCEDE ORA PER LA BREXIT?
ph. REUTERS/Yves Herman

di Colin Antony Groves

I parlamentari voteranno oggi giovedì sulla possibilità di estendere l’articolo 50  e quindi di ritardare la Brexit.

Nella pratica, scrive The Telegraph, se il Parlamento non sarà in grado di approvare un accordo per lasciare l’UE entro il 20 marzo, stasera la May chiederà di votare sull’opportunità di ottenere una dilazione fino al 30 giugno per decidere con più calma.

Se i parlamentari sosterranno la mozione, Theresa May chiederà formalmente ai leader europei di estendere la procedura dell’articolo 50. E l’UE27 dovrà quindi accettare all’unanimità la sua richiesta.

A tal proposito la May ha precisato: «Voglio essere chiara: votare contro l’abbandono senza un accordo e per un’estensione non risolve i problemi che affrontiamo. L’Unione europea vorrà sapere a che scopo intendiamo fare una tale estensione e questa Assemblea dovrà rispondere a questa domanda: “Volete revocare l’articolo 50? Volete chiedere un secondo referendum? O volete partire con un accordo, ma non con questo accordo?”».

Antonio Tajani, presidente del Parlamento europeo martedì ha dichiarato che l’Unione europea non farebbe ulteriori concessioni alla Gran Bretagna: «Siamo molto chiari: è impossibile cambiare la nostra posizione», come aveva già detto due giorni fa il presidente della Commissione europea Jean Claude-Juncker, alla May,  aggiungendo  che “non ci sarebbe stata una terza possibilità”.

Il segretario del Tesoro Liz Truss mercoledì scorso ha detto che nutre buone speranze riguardo al fatto che l’accordo per la Brexit sostenuto dalla May possa ottenere il sostegno della maggioranza, nonostante le due precedenti bocciature perché le altre alternative – che sono un’unione doganale, nessuna Brexit o nessun affare – sono decisamente poco vantaggiose per la Gran Bretagna.

DIMISSIONI DELLA MAY?

Dopo le 2 bocciature sull’accordo per la Brexit la May, già messa sotto pressione dal proprio partito, potrebbe decidere di dimettersi entro un mese e consentire a un altro leader di prendere in consegna le fasi finali della Brexit. Ipotesi, che secondo fonti vicine al primo ministro inglese, non sembrano però nelle sue intenzioni, anche perché, poiché la May l’anno scorso ha ottenuto un voto di fiducia all’interno del suo stesso partito, per almeno un anno i conservatori non possono proporre nessun’altro al suo posto.

Nel campo delle probabilità resta in piedi anche l’ipotesi per i laburisti di presentare una mozione di sfiducia al governo, che significherebbe chiedere di votare sulle dimissioni della May.

ELEZIONI GENERALI

Se i laburisti dovessero presentare un’altra mozione di sfiducia al governo per farlo cadere, questo potrebbe essere un incentivo per i  Tory Brexiteers di ricompattarsi per sostenere la May aprendo l’opportunità di potere scegliere la strada a una Brexit morbida.

Ma se questo non accadesse un’altra opportunità per la May di rompere la situazione di stallo sulla Brexit in Parlamento, potrebbe essere quella decidere di sostituire l’attuale composizione della Camera dei Comuni attraverso un’elezione generale, visto che la May ha già affermato che non è nelle sue intenzioni restare a capo  del partito conservatore nelle prossime elezioni generali.

SECONDO REFERENDUM

Per rompere l’impasse, la signora May (o qualsiasi altro futuro leader) potrebbe chiedere un nuovo mandato pubblico sulla Brexit.

Questa ipotesi però sembra poco plausibile visto che nella pratica richiederebbe un secondo voto sulla stessa scelta del “Remain or Leave”. Un’ipotesi più concreta invece, sembrerebbe quella di chiedere  un secondo referendum  basato sull’opzione di partire con l’accordo attuale o senza alcun accordo. Però va considerato che portare a termine un altro referendum richiederebbe l’attesa di diversi mesi e comporterebbe l’impegno per i ministri di modificare o riscrivere le leggi relative al ritiro del Regno Unito dall’Unione europea. Al momento un’opportunità impensabile per il Regno Unito.

Ora non resta che aspettare che cosa accadrà oggi nel tardo pomeriggio in Parlamento per capire quali strade vorrà percorrere il Regno Unito.

Nel frattempo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk rende nota la sua disponibilità ad accordare un’estensione, scrivendo un post su Twitter: «Durante le mie consultazioni prima del Consiglio europeo, chiederò ai 27 leader dell’Ue di essere aperti per un’estensione lunga se il Regno Unito troverà necessario ripensare la propria strategia sulla Brexit e per costruire il consenso attorno a questa».

VENEZUELA AL BUIO. CINA OFFRE AIUTO

Maduro parla dal palacio Miraflores, sede ufficiale del governo del Venezuela e accusa gli Usa dei mali del suo Paese

La Cina ha offerto al Venezuela il suo aiuto per accelerare il ripristino della rete elettrica che oramai da 3 giorni ha fatto restare al buio quasi tutta Caracas. Il presidente Nicolas Maduro ha tenuto un discorso nel salone Miraflores del palazzo presidenziale incolpando gli Usa di “cyber sabotaggio” aggiungendo che quello che sta accadendo nel Paese, compreso il black-out elettrico, a suo avviso farebbe parte di un piano molto più ampio studiato secondo lui a tavolino dal presidente Trump contro di lui. Maduro ha poi puntato il dito sull’imperialismo Usa, dicendo che i sostenitori di Guaido ora stanno concentrando le loro proteste in un’altra parte della città. Il portavoce del ministero degli Esteri Lu Kang, in conferenza stampa, ha detto di aver letto i report sull’accaduto, esprimendo “profonda preoccupazione” per la situazione.

Decreto legge n. 63/2012 convertito con la legge 103/2012. Art. 3-bis (Semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni): 1. Le testate periodiche realizzate unicamente su supporto informatico e diffuse unicamente per via telematica ovvero on line, i cui editori non abbiano fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100.000 euro, non sono soggette agli obblighi stabiliti dall’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, dall’articolo 1 della legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, e dall’articolo 16 della legge 7 marzo 2001, n. 62, e ad esse non si applicano le disposizioni di cui alla delibera dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni n. 666/08/CONS del 26 novembre 2008, e successive modificazioni. 2. Ai fini del comma 1 per ricavi annui da attività editoriale si intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l’offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicità e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati.

FOLLOW US
Ultimi articoli