Finora sono 61 i simboli elettorali presentati al Viminale per le elezioni politiche del 25 settembre, dando così il via alla terza bacheca, lo scrive Ansa che spiega che “i contrassegni depositati oggi al Ministero dell’Interno sono 6 e che ad aprire la seconda giornata del deposito è stato il simbolo di Esseritari, seguito da quello del Movimento tecnico per la pace, della Democrazia cristiana, con il classico scudo crociato e poi quello di Socialdemocrazia e L’Italia del meridione. Gli uffici per il deposito del Viminale, aperti dalle 8, chiuderanno alle 20, per poi riaprire domani mattina e chiudere la tre giorni dei simboli alle 16.

La corsa al deposito dei simboli, che porterà alle urne l’Italia il 25 settembre è cominciata ieri alle 8 del mattino. I contrassegni depositati il primo dei tre giorni dedicati al deposito al Viminale sono oltre 50. Ad arrivare primi alla consegna il Partito liberale Italiano e il Sacro Romano Impero cattolico. Ma a decidere quali simboli dovranno stare in prima fila sulla scheda elettorale sarà, dopo la dichiarazione di ammissibilità, un sorteggio.

“Con le parole di Silvio Berlusconi il centrodestra ha calato la maschera, ammettendo che la riforma costituzionale in senso presidenzialistico di cui parla prefigura un semplice accordo spartitorio: Giorgia Meloni premier, Matteo Salvini vicepremier e Ministro dell’Interno e Silvio Berlusconi primo presidente della nuova Repubblica presidenziale, dopo avere ottenuto le dimissioni di Mattarella. Non permetteremo che le istituzioni siano piegate alle fameliche logiche spartitorie delle forze di destra”, questo il grido di allarme lanciato via Social dal premier del M5s Giuseppe Conte. “Se oggi esiste un punto di unità nel Paese è il Presidente Matterella. Le destre, dopo aver fatto cadere Draghi, vogliono far cadere lui. Scegliendo di iniziare la campagna elettorale con le dimissioni del Capo dello Stato, la destra dimostra quanto sia pericolosa per l’Italia, ha ribadito il Pd via Social. Anche Calenda tuona su Twitter contro gli avversari politici. “Letta una proposta al giorno, Berlusconi una pillola al giorno. È uno show privo di serietà. Giovedì presenteremo il programma con Mara Carfagna, Maria Stella Gelmini, Elena Bonetto, Maria Elena Boschi e Luigi Marattin.  Sarà centrato sul completamento del programma del governo Draghi e sul PNRR”. Matteo Renzi, leader di Italia Viva dice che bisogna insistere parlare delle vere questioni che potrebbero trasformarsi in zavorre per l’Italia: inflazione, lavoro, educazione, tasse. “Chiunque sarà in Parlamento dal prossimo 25 settembre troverà una delle crisi più drammatiche per la classe media e per le famiglie. Servono persone preparate, che offrono soluzioni e non slogan”, ha scritto Renzi in un post su Twitter.

“Il 25 settembre abbiamo un’occasione unica per risollevare l’Italia ed evitare che la sinistra torni al governo dopo anni di disastri e restrizioni. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”, ha scritto su Twitter Giorgia Meloni. Il presidente di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi, di Coraggio Italia, Luigi Brugnaro, dell’Udc, Lorenzo Cesa e di Italia al Centro, Giovanni Toti, hanno presentano il simbolo di Noi moderati alla Camera, e fa sapere via Social che quella dei moderati sarà la lista unitaria del centro del centrodestra. “Basta con le divisioni, basta con i protagonismi, da oggi si lavora tutti assieme per il Bene Comune senza dimenticare quello che siamo. Facciamo diventare la diversità ricchezza”.

“Io guardo avanti di vent’anni”, ha scritto il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro su Twitter. “Il Paese ha bisogno di sostenibilità, non solo ambientale ma economica e sociale. E questo obiettivo trova forma in un progetto allargato, quello del centrodestra, l’unica area che può realmente fare le cose”.

Il leader della Lega Matteo Salvini, invece ironizza sui programmi del Pd pubblicando un’immagine canzonatoria del programma dei Dem, “la cui unica preoccupazione è che la destra vada al potere”.

Riguardo all’affluenza alle urne il sondaggista Nicola Piepoli ha dichiarato recentemente ad Adnkronos. “Ci sarà una lieve diminuzione dell’affluenza, di 2-3 punti. La percentuale di quelli che andranno a votare tenderà a ridursi, non solo contro i partiti politici ma per un fatto naturale di disaffezione, che avviene nei Paesi europei e nel mondo. Siamo al tramonto dell’epoca democratica, un tramonto che per l’Occidente avviene lentamente, fino alla notte fonda alla fine del secolo”. E poi aggiunge: “C’è anche la possibilità di un risveglio popolare che potrebbe essere prodotto dalla vittoria che nei numeri, a oggi, viene assegnata al centrodestra. Infatti, se i tre partiti del centrodestra si alleano prendono oltre il 60% dei seggi uninominali, che sono circa il 30% del totale e quindi sono determinanti”.

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