[gtranslate] BCE, ANCHE SE IL DEBITO/PIL DI FAMIGLIE E IMPRESE È SCESO SOTTO I LIVELLI PRE-PANDEMIA, LE CONDIZIONI DI FINANZIAMENTO RESTANO RESTRITTIVE. I CONSIGLI DELL'ESPERTO PER CHI DEVE FARE UN MUTUO - WHAT-U

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L’interruzione delle catene di approvvigionamento in tutto il mondo  causata dalla pandemia e l’impennata dei prezzi del gas naturale in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia sono stati e continuano a essere i fattori che hanno avuto un impatto significativo e persistente sull’inflazione nell’area dell’euro (misurata dai tassi di variazione dell’Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo escludendo le componenti energetiche e alimentari).

È innegabile che il panorama inflazionistico che si è delineato dopo la pandemia di COVID-19 non ha precedenti nel mondo dell’economia, perché il considerevole aumento del prezzo del gas che prima non ha mai avuto un ruolo fondamentale come fonte di inflazione, è venuto alla ribalta solo dopo l’invasione russa dell’Ucraina. E poi in passato, nei contratti di fornitura del gas in Europa, i prezzi erano indicizzati ai prezzi del petrolio e quindi in genere non venivano considerati come fattori inflazionistici di per sé. Tuttavia, il graduale spostamento verso un mercato del gas deregolamentato negli ultimi anni ha cambiato tutto.

Le interruzioni della catena di approvvigionamento globale rappresentano un altro tipo di shock inflazionistico ampiamente ignorato prima della pandemia. Inoltre c’è anche chi sostiene che gli shock sui costi di spedizione hanno avuto e continuano ad avere impatti inflazionistici simili a quelli degli shock sui prezzi del petrolio e dei prodotti alimentari. Basta dire che le pressioni sulla catena di approvvigionamento hanno rappresentato circa il 60% dell’impennata dell’inflazione post-pandemia negli Stati Uniti.

La moltitudine di pressioni inflazionistiche emerse nel periodo post-pandemico ha creato la necessità di espandere il set di informazioni e di utilizzare modelli che incorporano una gamma più ampia di variabili. Alcuni giorni fa il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di mantenere invariati i tre tassi di interesse chiave della BCE. Quindi il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi rimarranno rispettivamente al 4,50%, 4,75% e 4,00%. Ad annunciarlo è stata la presidente Lagarde durante la conferenza stampa a seguito della riunione del Consiglio direttivo. “Non ci impegniamo preventivamente su un percorso particolare dei tassi”, ha detto Lagarde, precisando che il board continuerà ad essere dipendente dai dati in arrivo. Il tasso sui rifinanziamenti principali resterà fermo al 4,50%, quello sui depositi al 4%, e quello sui prestiti marginali al 4,75%”. Secondo Lagarde l’economia dell’area euro “è rimasta debole nel primo trimestre” con il settore terziario solido e la manifattura alle prese con domanda e produzione fragili. Tuttavia però i dati puntano “a una ripresa graduale” grazie alla ripresa dei salari reali e all’export”.

Lagarde: “Dipendiamo dai dati, non dalla Fed”

Alla domanda se a raffreddare l’atteggiamento della Bce sul taglio dei tassi sia il dato molto forte sull’inflazione statunitense di ieri, Lagarde ha sottolineato che “dipendiamo dai dati, non dalla Fed”. Poi ha aggiunto: “I dati includono anche l’inflazione, tutto ciò che ha rilevanza sarà incluso nelle nuove stime di giugno e gli Usa hanno un mercato e un’economia ragguardevoli”. La presidente della Bce ha parlato anche di “alcuni membri” del Consiglio direttivo che “si sentivano sufficientemente sicuri” di cambiare il verso della politica monetaria già “sulla base dei pochi dati di aprile”. Ma poi hanno concordato con la posizione di una “larga maggioranza” che si sentiva più sicura ad aspettare i dati a giugno. Le informazioni pervenute hanno sostanzialmente confermato la precedente valutazione del Consiglio direttivo circa le prospettive di inflazione a medio termine. L’inflazione ha continuato a scendere, trainata dal calo dei prezzi dei prodotti alimentari e dei beni. La maggior parte delle misure dell’inflazione di fondo si stanno attenuando, la crescita dei salari si sta gradualmente moderando e le imprese stanno assorbendo parte dell’aumento del costo del lavoro nei loro profitti. Le condizioni di finanziamento rimangono restrittive e i passati aumenti dei tassi di interesse continuano a pesare sulla domanda, contribuendo a spingere verso il basso l’inflazione. Ma le pressioni interne sui prezzi sono forti e mantengono elevata l’inflazione dei prezzi dei servizi. La Lagarde a marzo nel corso del meeting che si è tenuto a Francoforte aveva detto che non avrebbe aspettato la discesa dell’inflazione al 2% per tagliare i tassi parlando di giugno come mese decisivo. Attualmente però, seppure le condizioni della stabilità finanziaria dell’area euro, secondo la Bce, siano migliorate con il calo dei rischi di recessione, le prospettive però restano fragili a causa dell’elevata incertezza politica e geopolitica a livello globale che lascia i mercati esposti a possibili sorprese negative. Le prospettive, ha scritto la Banca centrale europea nell’analisi sulla stabilità, rimangono “fragili, perché le rigide condizioni finanziarie continuano a mettere alla prova la resilienza di famiglie, imprese e governi vulnerabili dell’area euro”, e anche se il rapporto debito/Pil di famiglie e imprese è sceso sotto i livelli pre-pandemia, il debito sovrano si stabilizzerà invece “su livelli più elevati, rendendo le finanze pubbliche più vulnerabili agli shock avversi”. “In futuro i costi del servizio del debito potrebbero ancora aumentare in tutti i settori, poiché le passività in scadenza continueranno a rivalutarsi a tassi di interesse significativamente più elevati”.

L’obiettivo è tornare a tassi al 2%

Il Consiglio direttivo della BCE si dice determinato a garantire che l’inflazione ritorni tempestivamente al suo obiettivo di medio termine del 2% ritenendo che i tassi di interesse di riferimento della BCE si trovino a livelli tali da fornire un contributo sostanziale al processo di disinflazione in corso. Cosa dovranno garantire le future decisioni del Consiglio direttivo? Che i suoi tassi ufficiali rimangano sufficientemente restrittivi per tutto il tempo necessario. Al momento però chi deve stipulare un mutuo si pone molte domande. Per rispondere ai quesiti più comuni What-u ha chiesto il parere di Daniele Pellegrin, referente commerciale di Habstudio s.r.l. – servizi immobiliari. Ecco le sue risposte.

Daniele Pellegrin

Un mutuo va scelto in maniera oculata. Come aiuta i suoi clienti a sceglierlo, quali i presupposti?

Il mutuo nella maggior parte dei casi accompagna il primo, e spesso unico, grande, investimento di una famiglia: l’acquisto della propria casa. Un momento tanto importante quanto delicato. Il mio consiglio è quello di non affrontarlo da soli, ma di affidarsi a un esperto di cui ci si fidi. Districarsi tra le varie offerte commerciali degli istituti non è facile; ogni banca ha le proprie policy creditizie e non è sempre detto che l’istituto presso il quale si è correntisti offra le condizioni migliori o sia in linea con le esigenze reali di cui si ha bisogno. Il presupposto cardine, seppur possa sembrare scontato, è fondamentale: avere un reddito certo e dimostrabile. Il consulente deve solo avere un’ottima propensione e capacità d’ascolto delle reali esigenze dei clienti seguita da una corretta profilazione al fine di individuare il prodotto giusto nella “giungla” delle offerte.

Quando optare per un tasso fisso o variabile e perché?

In linea generale si opta per un tasso fisso quando si desidera avere una certezza di esborso mensile, una sicurezza che a volte può comportare anche un costo maggiore, ma offre tranquillità al cliente. Il tasso variabile, solitamente, lo consiglio a coloro che hanno una capacità reddituale che permette loro di fare  fronte ad eventuali oscillazioni al rialzo o che sono nella possibilità di accantonare, oltre alla rata di mutuo, una somma da destinare, una tantum all’anno, all’abbattimento parziale dell’importo di mutuo, così da ridurre l’importo e/o la durata del finanziamento stesso. Capita spesso che i clienti, pur di ottenere un importo di mutuo prefissato, accettino il tasso variabile perché, con una rata inferiore, ma al primo rialzo si trovano in difficoltà perché non sono in grado di sostenere la spesa. Ecco perché questa scelta va valutata con molta attenzione perché incide sulla capacità di spesa del nucleo famigliare e non può essere modificata, se non tramite una surroga.

Quale la durata ideale di un mutuo?

Per la banca, la durata del mutuo è inversamente proporzionale al rischio dell’operazione. Tuttavia per il cliente, nella maggior parte dei casi, tanto più lungo è l’orizzonte temporale di restituzione del mutuo, meglio è. Diversi anni fa esisteva il mutuo con durate fino a 40 anni. Oggi l’orizzonte temporale medio si è decisamente ridotto, i clienti generalmente optano per una durata massima di 30 anni, mentre le banche prediligono puntare su una durata massima di 25 anni. Il benchmark è soprattutto la percentuale di LTV, ovvero il rapporto, in termini percentuali tra quanti soldi il cliente mette di tasca propria per l’acquisto della casa e il minor valore tra quanto paga l’immobile rispetto al suo valore da perizia. 

Cosa pesa sulla bilancia per l’ottenimento di un mutuo?

Ci sono fattori esogeni che non è possibile conoscere o sui quali non è possibile avere evidenza, come: l’affidabilità bancaria del datore di lavoro, le politiche del credito della banca, problemi urbanistici/catastali sull’immobile che si desidera acquistare; e poi ci sono quelli endogeni sui quali è bene porre la dovuta attenzione. Alcuni di questi sono, ad esempio: una sana gestione del conto corrente (evitare sperperi di denaro), prestare attenzione al numero di richieste di finanziamento (prestiti personali o le carte revolving), per non incorrere nel rischio di trovarsi sovraindebitati. Infine, non meno importante, anzi fondamentale, è un puntuale pagamento delle rate dei finanziamenti che si hanno avuto o in corso. Questi sono alcuni dei punti di attenzione, talvolta decisivi, che hanno un loro peso specifico nell’accettazione della richiesta di mutuo. 

Cosa evitare prima della sottoscrizione di un mutuo?

Mi sento di dare un consiglio pratico, ovvero ponderare con estrema attenzione la sottoscrizione di una proposta d’acquisto senza aver chiesto l’inserimento della clausola sospensiva all’accettazione del mutuo, per evitare di trovarsi nella spiacevole situazione di vedersi declinare la richiesta di mutuo e dover pagare anche una penale per il mancato acquisto…come si suol dire “oltre al danno, la beffa”. Un altro consiglio pratico è: non tutto insieme. Se a ridosso dell’acquisto di casa c’è un imminente matrimonio o si sta valutando anche l’acquisto di una nuova macchina, meglio partire dal mutuo; una volta stipulato l’atto, poi si potrà procedere con il resto.  Richieste di credito o fuoriuscite di denaro troppo concentrate in un breve lasso di tempo non sono consigliabili. Una buona programmazione è fondamentale, per questo la consulenza è molto importante, poiché permette di conoscere le intenzioni dei clienti e di programmare le giuste mosse nel tempo. 

 Anche i ricchi possono sentirsi dire di no…? Quali i motivi?

Assolutamente si, per gli stessi motivi dei “non ricchi” e con un’attenzione maggiore, visto che si parla di cifre importanti. Alcuni dei motivi possono riguardare la valuta e la provenienza dei redditi, oppure la tipologia professionale. Sono casi che vanno analizzati singolarmente, perché ognuno ha le proprie peculiarità e criticità. 

C’è chi usa la formula del voucher mutuo per non farsi scappare l’acquisto della casa ideale. Cosa ne pensa?

E’ un ottimo strumento, sempre più clienti ne fanno richiesta, scardinando il modus operandi classico che prevedeva prima la ricerca e individuazione della casa poi la richiesta di mutuo per le cui risposte i tempi si sono sempre più allungati. Questo strumento invece dà in primis consapevolezza al cliente di quanto effettivamente sia la sua capacità reale di rimborso del mutuo, spesso abbassando le aspettative, altre volte alzandole; di sicuro stabilisce un range di spesa oggettivo e “sicuro” entro il quale far ricadere le scelte dell’acquisto dell’immobile. Inoltre, funge anche da garanzia sull’acquisto che si intende compiere, poiché, venendo redatta una perizia tecnica dalla banca, è necessario che la documentazione urbanistico-catastale sia conforme, evitando così sorprese poco piacevoli a ridosso della stipula del rogito, o peggio, ad acquisto avvenuto. 



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