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 di Mauro Beneggi

Oggi si celebra la prima giornata nazionale della prevenzione sismica. Un’iniziativa organizzata dagli Ordini Provinciali degli Architetti e degli Ingegneri e promossa dalla Fondazione Architetti e ingegneri liberi professionisti iscritti a Inarcassa, dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri e dal Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori,  chiamata “Diamoci una scossa”, grazie alla quale migliaia di gazebo verranno aperti in tutte le piazze italiane per accogliere le richieste di persone che desiderano verificare lo stato di conservazione degli edifici delle case. Architetti, ingegneri esperti in materia con la loro professionalità e competenza tecnica, saranno a disposizione dei cittadini per spiegare in modo chiaro il rischio sismico. Ponti, viadotti hanno una memoria storica e anche le nostre case ricevono con il passare del tempo miliardi di sollecitazioni. Che in politica i programmi a lunga scadenza non paghino, a maggior ragione dopo i fatti luttuosi come quello di Genova, che è costato la vita a 43 persone, è oramai un dato di fatto.  In Italia ci sono tanti ponti da mettere in attenzione e tante sono le cose che si dovevano fare anche in passato e non sono state mai fatte. Per la salvaguardia delle opere del nostro Paese sarebbe necessario creare delle gerarchie che prevedano delle necessità di interventi e costi programmati negli anni, mappare le priorità. Di questa iniziativa così importante, e non solo, ne parla in esclusiva a  What-u.com, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli.

Oggi ingegneri, architetti, geometri si sono mobilitati per promuovere la prima giornata nazionale della Prevenzione sismica. Obiettivo non solo educare le persone alla prevenzione e manutenzione sistematica, ma sensibilizzare anche le istituzioni affinché non si faccia più, come in passato, prevenzione “a pioggia”. Occorre fare un censimento per capire quali sono le opere più delicate dal punto di vista strutturale e urgenti da trattare, come lo era il ponte Morandi. E poi fare un piano che preveda una gerarchia di interventi per una spesa di prevenzione mirata. Una sfida che il suo Ministero raccoglierà?

Nel decreto Genova è già previsto, e scritto nero su bianco, che il Mit realizzerà un sistema di monitoraggio costante sulle infrastrutture stradali e autostradali, ovvero ponti, viadotti, cavalcavia e opere similari, che presentano condizioni di criticità connesse al passaggio di mezzi pesanti. I gestori di queste infrastrutture dovranno condividere con il Ministero i dati per sviluppare il sistema di monitoraggio dinamico di queste opere, dotandosi degli occorrenti apparati per operare il controllo strumentale costante delle condizioni di sicurezza delle infrastrutture stesse. Per la verifica sulla sicurezza e sulla staticità delle opere verranno usate le più avanzate tecnologie, compresi sensori e satelliti. L’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche assemblerà e metterà a fattor comune di tutte le Pubbliche amministrazioni queste informazioni e l’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (ANSFISA), garantirà la sicurezza del sistema ferroviario nazionale e delle infrastrutture stradali e autostradali, attraverso un’attività ispettiva finalizzata alla verifica dell’effettiva manutenzione delle opere da parte dei concessionari. Potrà anche sanzionare i gestori che non intervengono sulle criticità e arrivare a chiudere le strade se necessario, per tutelare la sicurezza pubblica.

Casa Italia chiude ma il suo programma resta in essere, Italia Sicura verrà gestita dal Miur, il compito di sviluppo delle infrastrutture idriche, altro capitolo finora gestito in collaborazione e di concerto con Italia Sicura, passerà al Ministero dell’Ambiente. Lei ministro in conferenza stampa ha detto che a breve aprirà un tavolo di confronto con ingegneri e architetti per studiare le misure da adottare al fine di rendere detraibile fiscalmente anche la valutazione sismica dell’edificio, anche se non seguita dall’esecuzione delle opere. Quale il vantaggio di valutare senza poi avere l’obbligo di porre in essere?

Innanzitutto, ci sembra giusto che un cittadino possa detrarre dalle tasse i soldi che spende per la valutazione sismica del suo edificio, anche se a seguito di questa dovesse poi decidere di non effettuare i lavori perché magari ha paura di dover uscire di casa per tanti mesi e non ha dove andare. Ovviamente, nel momento in cui dovessimo riuscire a formulare una norma in tal senso, prevedremmo di concerto con il Mef tutti i paletti necessari per evitare abusi e storture. Ma soprattutto, incentivare i proprietari delle case a far fare una valutazione sismica al proprio immobile ci permetterebbe di avere una maggior conoscenza dello stato di salute degli edifici su tutto il territorio nazionale. Certo, auspichiamo che alla valutazione sismica seguano sempre i lavori di messa in sicurezza, e proprio per questo stiamo lavorando a una riforma della normativa che possa portare a una maggiore diffusione del sisma bonus. Ma comunque, anche solo di per sé la valutazione sismica iniziale può essere, anzi di certo è, un valido strumento che ci consente di avere maggiori informazioni sulla sicurezza delle case, utili per la mappatura dello stato di salute del nostro territorio a cui stiamo lavorando.

Ministro lei ha affermato che il suo Ministero sosterrà l’OPEN BIM, (Building Information Modeling, acronimo in italiano di Modello d’Informazioni di un Edificio) un BIM realizzato con linguaggi standard non proprietari. Una presa di posizione diversa rispetto al precedente Governo, che invece non aveva dato un’indicazione così netta.

Ritengo che la digitalizzazione del settore edile, e in particolare il Bim con cui si può condividere su piattaforme informatiche i dati dei progetti, sia necessaria per ottimizzare i costi e i tempi della realizzazione e della manutenzione. Ma con il mio staff vogliamo andare oltre. Perché pensiamo che la possibilità di lavorare su un principio di apertura come “Open Bim” rappresenti un vantaggio ancora più irrinunciabile. Perché permette a tutti i professionisti della filiera di dialogare tra loro e di condividere, mettere a fattor comune i propri dati. E, soprattutto, è alla base della trasparenza e della collaborazione attuale e futura.

Decreto Genova: Ministro lei ha affermato che ora lo Stato ricominciando a fare lo Stato. Lo Stato gestirà, controllerà e punirà gli anedempienti. Quindi nella pratica che cosa cambia rispetto a prima? 

Fino a ieri le autostrade, un bene pubblico, erano state svendute a pochi privati che negli anni hanno guadagnato miliardi reinvestendo pochissimo in manutenzione. E lo Stato non solo ha firmato convenzioni totalmente sbilanciate a favore dei concessionari, ma ha anche ridotto il suo potere di controllo. Da questo punto di vista, con il decreto Genova cambierà tutto. Verranno assunti tanti nuovi ingegneri per fare ispezioni e vigilanza reale sullo stato di salute delle nostre infrastrutture; verrà creata un’Agenzia ad hoc per la vigilanza e verrà creato al Mit un archivio nazionale delle opere pubbliche che, grazie all’Iop (Indice delle Opere Pubbliche), una sorta di codice fiscale delle infrastrutture, ci darà modo di monitorare tutto il nostro territorio, che è prezioso. Un’Agenzia che, per altro, utilizzerà anche l’Open Bim per condividere e mettere a fattor comune, tra le varie Amministrazioni, i dati e le informazioni raccolte. Inoltre rivedremo tutto il sistema delle concessioni autostradali, decidendo caso per caso se e dove lo Stato interverrà in prima persona subentrando ai privati. In questo senso lo Stato torna a fare lo Stato. Ovvero torna ad avere quel ruolo di vigilanza e di garanzia della sicurezza pubblica a cui mai avrebbe dovuto abdicare.

 

 


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