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di Peter O’ Sullivan

La senatrice democratica della California Kamala Harris ha sciolto la riserva e ha annunciato la sua candidatura per le presidenziali del 2020, scendendo così in campo tra le file degli aspiranti democratici alla nomination per le presidenziali.
È la quarta donna candidata alla Casa Bianca, in coda a Elizabeth Warren, Kirsten Gillibrand e Tulsi Gabbard, decisa a dare battaglia all’attuale presidente Donald Trump nelle elezioni del 2020. Lunedì scorso in un’apparizione sul programma Good Morning America della ABC ha detto: «Il futuro del nostro Paese dipende da te e da milioni di altri che faranno sentire la loro voce per combattere per i nostri valori americani. Ecco perché mi sono candidata alla presidenza degli Stati Uniti». E se la Harris dovesse arrivare alla Casa Bianca sarebbe la prima donna e la seconda persona afroamericana. Non a caso la senatrice terrà il suo primo comizio elettorale nel South Carolina, lo stato a maggiore densità di popolazione afroamericana fra quelli che voteranno per primi alle primarie Democratiche.

Cinquantaquattro anni la Harris, grazie alla sua empatia e le sue doti comunicative, (molti già elogiano per i suoi speeches chiari, concreti e diretti), è una delle senatrici Democratiche più note e popolari, nonostante sia in carica da poco più di due anni, grazie alle sue abilità retoriche. Nel suo background sei anni nel ruolo di procuratrice generale della California (uno stato molto, molto Democratico), e prima ancora in quello di procuratrice a San Francisco.


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