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di Lucia Ranieri

Alessandro Cavallaro, avvocato matrimonialista

Molte sono state le polemiche sorte da quando il ministro Pillon ha iniziato a parlare del suo progetto trasformato poi in un ddl ora al vaglio della commissione Giustizia del Senato, che ha dato mandato all’unanimità al senatore Pillon di redigere un testo unificato sull’affido condiviso. Un nuovo testo, che faccia riferimento non solo ai 6 ddl depositati, ma anche a quanto emerso dalle oltre 100 audizioni svolte. Ma sarà veramente così? Al momento l’unica cosa certa è che per l’esame del testo unificato sugli affidi dei minori, i lavori sono slittati a settembre, e se il senatore leghista si impegnerà a rivedere tutte le criticità del testo lo scopriremo solo in autunno. Per esaminare i punti salienti della riforma, mettendo in luce le criticità più evidenti, soprattutto e a maggior ragione, dopo il clamore per i presunti affidi pilotati di Bibbiano, What-u ha intervistato l’avvocato Alessandro Cavallaro, presidente di AMA (Avvocati Matrimonialisti Associati), che sul suo sito separati.org spesso ha evidenziato il rovescio della medaglia di questo discusso ddl. «L’attuale assetto normativo necessitava di essere certamente rivisitato per le innegabili aberrazioni a cui ha dato luogo », spiega Cavallaro, «ma le modifiche oggi in discussione paiono essere talmente drastiche e contraddittorie, da rischiare di trovare scarsa applicazione nelle aule dei tribunali, rendendo per altro più incerte le trattative che potrebbero condurre i coniugi al raggiungimento di una definizione consensuale. Il timore è che, se oggi a dormire in auto ci finivano solo i papà, un domani a far loro compagnia potrebbe aggiungersi anche qualche mamma, secondo il principio della più svilente casualità, con buona pace della Giustizia e della equità sociale».

HOME ATTUALITÀ POLITICA Cos'è il ddl Pillon (e perché fa discutere) Torna al centro delle polemiche il disegno di legge che vuole garantire la bigenitorialità perfetta e il mantenimento diretto: ecco perché se ne parla (foto: Miguel MEDINA / AFP via Getty Images) (foto: Miguel MEDINA / AFP via Getty Images)
(Ph. MIGUEL MEDINA/AFP/Getty Images)

10 DOMANDE CHIAVE SUL DDL PILLON

  1. Avvocato quali sono i punti salienti del testo originario del ddl Pillon?

«Il Disegno di Legge a firma del Senatore Pillon si proponeva, nel suo testo originario, di riformare completamente l’iter giudiziario della separazione e di incidere profondamente sugli equilibri patrimoniali e genitoriali dei coniugi. L’iter giudiziario veniva, infatti reso più complesso mediante l’introduzione del piano genitoriale e della obbligatorietà della mediazione familiare. La gratuita complessità imposta dal disegno aveva il sapore del mero ostruzionismo, ovvero senza alcuna concreta utilità poneva delle difficoltà procedurali, che altro scopo pare non potessero avere se non quello di scoraggiare la separazione stessa. Questa interpretazione mi sembra ulteriormente suffragata dall’humus culturale in cui il disegno di legge ha cercato di muovere i propri germogli. L’humus culturale a cui ci riferiamo è quello più reazionario, veterocattolico e contrario a tutti i progressi che la nostra legislazione ha compiuto negli ultimi anni in materia di parificazione tra i sessi. In questo contesto, voler rendere più tortuoso l’iter della separazione pare coerente con la volontà di riaffermare la sacralità e indissolubilità del vincolo matrimoniale, così come da quella stessa corrente politica e culturale sono state già avversate, ad esempio, le unioni civili, la procreazione medicalmente assistita e l’aborto».   

2. Quali le criticità?

«Le criticità derivano dal desiderio di propaganda che si cela dietro il disegno di legge. Chiunque tratti questa materia, infatti, ben conosce l’esasperazione di tanti genitori che, per via di una separazione magari non voluta, hanno vissuto il completo disfacimento della propria vita affettiva ed il prosciugamento di ogni propria risorsa economica. Sono genitori che ormai non gridano Giustizia, ma vendetta… e Pillon pare volergliela servire. Nell’intento di rovesciare il tavolo, il disegno di legge è destinato a risolvere una situazione di ingiustizia sociale realizzandone semplicemente un’altra, opposta alla prima. Nel miope inseguimento di questo obiettivo, la riforma ricorre ad una tecnica normativa che fin da subito si manifesta destinata a generare dubbi interpretativi e applicativi: le norme, infatti, pongono sì dei principi, ma allo stesso tempo delle eccezioni volte ad attenuarli. Il paradosso è che le eccezioni sono talmente vaghe e generiche che nella prassi rischiano di doversi applicare molto più di frequente dei principi.In materia di affido paritario, in particolare, le eccezioni che più preoccupano sono quelle che riguardano il caso di “indisponibilità di un genitore”  e  la “inadeguatezza evidente degli spazi predisposti per la vita del minore”. Un genitore che svolge un’ordinaria attività lavorativa potrebbe, infatti, essere inteso sempre come “indisponibile” e sulla “adeguatezza dei luoghi” il criterio resta suscettibile di ogni possibile interpretazione. Nei casi, che potrebbero essere frequenti, in cui l’eccezione prevarrà sulla regola, la legge prevede che il giudice, in via altrettanto eccezionale, possa stabilire la corresponsione a carico di uno dei genitori, di un assegno periodico per un tempo determinato in favore dell’altro a titolo di contributo al mantenimento del figlio minore. Suona un po’ come dire: salvo che nella maggioranza dei casi, il mantenimento è stato abolito».

3. Quali le differenze per i figli nati all’interno di un matrimonio, e quelli nati al di fuori di questo contesto? Intravede un possibile trattamento di serie A e B? 

«Allo stato non mi risulta che il disegno pratichi alcuna discriminazione tra figli naturali e figli nati in costanza di matrimonio».

4. Che cosa cambia sostanzialmente nell’iter della separazione rispetto a prima? Quando inizia la competenza del tribunale ordinario e/o dei Minori? 

«Tra gli elementi del disegno di legge, che paiono destinati a complicare inutilmente l’iter della separazione, meriterebbero di essere citati la mediazione obbligatoria e il piano genitoriale. In merito alla mediazione, il disegno di legge istituisce un apposito albo dei mediatori familiari, in cui potranno confluire professionisti provenienti da campi tra loro assolutamente eterogenei, dai medici agli avvocati, come se gli uni c’entrassero qualcosa con gli altri ed entrambi avessero “studiato” per comporre liti familiari. Così evidentemente non è. Il problema, tuttavia, non risiede solo sulla discutibile competenza che i mediatori familiari potrebbero dimostrare, ma è soprattutto rappresentato dalla intrinseca inutilità dello strumento. È una inutilità già dimostrata in altri settori del diritto in cui è stata imposta come condizione di procedibilità della successiva fase giudiziale. Dovrebbe servire a diminuire il contenzioso, ma in realtà riesce solo a ritardarlo, aggiungendo spese a spese. Per quanto sia abile nel suo mestiere, il mediatore non riuscirà a dirimere pacificamente alcun conflitto familiare, ma ugualmente la sua prestazione professionale andrà ricompensata. Il risultato pratico sarà quello già fino ad ora sperimentato: un inutile dispendio di soldi, tempo ed energie, che complica e ritarda la macchina della giustizia, aggiungendo ingranaggi arrugginiti. Riguardo il piano genitoriale, nei ricorsi per separazione consensuale, il disegno di legge ne prevede l’obbligatorietà. Questo piano concordato dovrà avere ad oggetto degli aspetti della vita del figlio tanto specifici da poter essere trattati in sede di ricorso solo in modo assolutamente superficiale. In particolare, nel piano genitoriale si dovrà trattare: dei luoghi frequentati dal minore; del percorso scolastico, extrascolastico ed educativo; delle frequentazioni parentali e dei periodi di vacanza. Sono temi su cui potrebbero spendersi fiumi  di inchiostro o appena poche gocce. In altri termini, questa del piano genitoriale sembra l’ennesima dichiarazione di principio, che nella prassi finirà per essere necessariamente privata di qualsiasi sostanza. Oppure qualcuno crede davvero che, in sede di ricorso, i genitori possano pianificare la vita dei figli per i prossimi dieci anni?!»

5. Quali le differenze tra figli naturali e quelli nati da in un rapporto di convivenza? 

«Per definizione i figli naturali sono quelli nati da una coppia non sposata. Il disegno di legge non prevede criticità sul punto».

6. Di prassi, in base alla sua esperienza personale, quali sono i passaggi di maggiore attrito durante una separazione con presenza di figli anche minori e i punti di maggiore inconciliabilità? 

«Le maggiori inconciliabilità riguardano, secondo la mia personale esperienza, i casi in cui i figli sono di tenera o tenerissima età. Una madre è ragionevolmente restia a lasciare che il figlio, di pochi anni, pernotti altrove o trascorra parte della giornata in sua assenza. Essere quasi costretto a lasciare la madre è per il figlio stesso, a volte, una violenza. D’altro canto, escludere che si consumi questo trauma, potrebbe col tempo produrre conseguenze ancora più irreparabili, giacché la genitorialità in quanto tale si consolida nell’infanzia del bambino: attenuare le modalità e le occasioni di visita da parte del padre, potrebbe portare all’assoluta emarginazione della figura paterna».   

7. Tanti i padri messi sul lastrico da “ex” tiranne, ma anche viceversa…

«In parte dissento da questa affermazione. Il sistema attuale nella sua ortodossia è disegnato affinché i padri siano messi sul lastrico dalle ex, che siano tiranne o meno. Nella maggior parte dei casi, in realtà, sul lastrico ci finiscono entrambi, perché dividere una famiglia significa inevitabilmente raddoppiare le spese. Viceversa, i casi in cui sono i mariti a ridurre le mogli in povertà sono quelli in cui la legge non ha trovato la sua completa applicazione, sono i casi in cui le donne hanno preferito desistere dal pretendere il mantenimento, per compassione o, più spesso, per paura di ritorsioni e violenze. A voler divagare, sarebbe auspicabile una legge che, partendo dall’intento di tutelare maggiormente le donne vittime di violenza, si preoccupi in primo luogo di sanzionare severamente coloro le quali per fini estorsivi invochino episodi di violenza non realmente subiti (col bieco scopo di ottenere più convenienti condizioni di separazione, sul piano patrimoniale o genitoriale)».   

8. Tutto da buttare o qualcosa è salvabile nel ddl Pillon?

«L’attuale assetto normativo crea delle disparità sinceramente non tollerabili in un paese civile. La legge è da cambiare e a Pillon va riconosciuto il merito di aver riportato il tema sul tavolo delle trattative. Spero che questa occasione di cambiamento non venga sprecata per meri fini di propaganda politica ».  

9. Intravede quali potranno essere le possibili future difficoltà per voi avvocati matrimonialisti?

«Gli avvocati fanno già abbastanza fatica ad inseguire le leggi vigenti, per potersi preoccupare dei disegni di legge. Se, quando e come la riforma entrerà in vigore al momento non mi preoccupa e non mi crea difficoltà. La difficoltà, o meglio il disorientamento, lo vedo, purtroppo, nei miei clienti, che percepiscono il proclama del politico di turno come una legge già fatta e pronta da applicare. Anche le testate giornalistiche, inseguendo titoli sensazionalistici, creano aspettative e illusioni che nei casi più fortunati si spengono davanti alla scrivania dell’avvocato e non nell’aula del giudice».    

10. Proprio oggi la commissione Giustizia del Senato ha dato mandato all’unanimità al senatore Simone Pillon di redigere il testo unificato sull’affido condiviso, Quale il suo commento?

«Già  nello stato attuale, il disegno di Legge Pillon è sufficientemente ricco di contraddizioni. Gli altri disegni a cui dovrebbe unificarsi non brillano né per modernità, né per senso di Giustizia. In linea generale credo che la famiglia sia un tema la cui rilevanza sociale richiederebbe una maggiore convergenza tra le forze politiche e una maggiore concertazione con gli esperti del settore, a partire dagli psicologi, dal momento che il primo interesse da salvaguardare resta la serenità dei bambini». 


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