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Tsai Ing-wen, l’attuale Presidente di Taiwan. La Tsai è la prima donna a ricoprire un incarico presidenziale a Taiwan e a gennaio di quest’anno è stata rieletta per un secondo mandato
(ph. Reuters)

di Peter Wood

Non solo Hong Kong, ma anche Taiwan per ragioni differenti ha manifestato segnali di insofferenza per le nuove leggi sulla sicurezza nazionale approvate in Cina il cui evidente obiettivo è quello di limitare l’autonomia di Hong Kong e di conseguenza mettere le briglie a Taiwan che si considera un Paese indipendente. La Cina ovviamente non la pensa allo stesso modo e Taiwan è consapevole che nella peggiore delle ipotesi, potrebbe rischiare anche un’invasione. E i segnali sono così chiari e inequivocabili che persino il sindaco di di Kaohsiung è stato silurato dai suoi cittadini perché non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale tradendo il mandato che gli era stato conferito. “Quello che è accaduto è stata la conseguenza di quello che non ha fatto e avrebbe dovuto fare”, ha detto Aaron Yin, fondatore di WeCare, un gruppo a favore dell’indipendenza del Paese, che ha accusato Han Kuo-yu di non essere stato all’altezza del suo impegno nello sviluppo della città e nel portare prosperità al pubblico di Kaohsiung. Una sconfitta determinata da molti fattori e molti elettori ora ex sostenitori di Han eletto con grandi ovazioni sindaco a Kaohsiung – una roccaforte dell’indipendenza – nel 2018. Ora però la situazione si è di fatto capovolta. “Nessuno si sarebbe aspettato questo risultato dal momento che il numero di elettori che si sono presentati per votare per la rimozione di Han era in realtà superiore agli 890.000 voti che lui ha ricevuto alla fine del 2018 per diventare sindaco”, ha detto Wang Kung-yi, professore di scienze politiche alla Chinese Culture University di Taipei ad AP.

Non tutti però hanno dato la stessa lettura delle votazioni. “Più che esprimere la loro disapprovazione nei confronti di Han, gli elettori in realtà hanno usato questo voto come un segnale da dare a Pechino contro le sue persistenti minacce militari e le pressioni diplomatiche contro Taiwan”, ha detto Kung-yi. “Oltre che per segnalare il crescente risentimento sull’isola verso la Cina continentale dopo che Pechino ha annunciato i piani per una legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong il mese scorso”, hanno detto gli analisti. Han, 62 anni, è il primo funzionario taiwanese a essere rimosso in questo modo, un risultato che avrà un effetto a catena sulle elezioni future. Esprimendo il suo profondo rammarico e descrivendo la mozione di richiamo come “ingiusta”, Han ha detto ai suoi sostenitori di aver affrontato crescenti critiche e confusione dal Partito democratico progressista al potere da quando è entrato in carica alla fine del 2018. “Il governo ha mobilitato tutte le risorse, incluso l’acquisto del 90% del tempo mediatico per attaccarmi invece di concentrare i suoi sforzi sull’amministrazione del paese”, ha detto Han in sua difesa. Poi l’ex sindaco ha ringraziato circa 890.000 residenti di Kaohsiung che hanno votato per eleggerlo nel novembre 2018 e ha offerto le sue benedizioni e le sue speranze per un futuro migliore per la città.

Pechino, che considera Taiwan una provincia ribelle che deve ritornare sotto l’egida continentale, anche con la forza se necessario, ha cercato invano di convincere Tsai Ing-wen, l’attuale Presidente di Taiwan in carica dal 2016 a condividere questo obiettivo. La presidente taiwanese ha conquistato il suo secondo mandato alla guida del Paese, grazie ad una schiacciante vittoria in una corsa elettorale dominata da temi come sovranità nazionale, democrazia e futuri rapporti tra Taipei e Pechino. Nelle votazioni avvenute lo scorso gennaio Tsai, esponente Democratic Progressive Party (Dpp), ha ottenuto oltre 8 milioni di preferenze; circa 2,5 milioni in più del suo principale rivale, Han Kuo-yu del Kuomintang of China (Kmt), che proponeva rapporti più stretti con la Cina continentale. Il terzo candidato, James Soong Chu-yu del People First Party (Pfp), ha ricevuto meno di 600mila voti. Nel 2016, in occasione della sua prima vittoria alle presidenziali, la leader taiwanese era stata votata da 6,9 milioni di cittadini. In questa tornata il Dpp ha ottenuto una grande vittoria alle elezioni legislative, conquistando 61 seggi rispetto ai 38 del Kmt. Un risultato significativo perché ha determinato per la Tsai la possibilità di mantenere la maggioranza nel Parlamento e di proseguire la sua attuale politica nei confronti della Cina, nonostante le divergenze con il Kmt e la forte opposizione di Pechino. La presidente ha sempre respinto l’idea del governo cinese secondo cui Taiwan fa parte di “una sola Cina”. Sin dal suo primo mandato. Per contro Pechino ha stretto la vite, ha interrotto le comunicazioni ufficiali con il governo taiwanese e aumentato la pressione economica e militare. “Pace significa che la Cina deve lasciar perdere le minacce contro Taiwan”, ha dichiarato la Tsai, nel suo discorso dopo la vittoria delle elezioni. “Spero anche che le autorità di Pechino comprendano che la Taiwan democratica e il nostro governo democraticamente eletto non cederanno a minacce e intimidazioni”, ha detto. La Tsai è la prima donna a ricoprire un incarico presidenziale a Taiwan e ora che è stata rieletta per un secondo mandato dopo la seconda vittoria alle elezioni presidenziali sa perfettamente che la situazione è molto più complicata. Un gran numero dei suoi elettori provengono da Kaohsiung – una roccaforte per l’indipendenza – e non condividono il principio della Cina unica e rifiutano per il paese, anche la formula di due sistemi proposta da Pechino per la riunificazione e sono sconvolti dal comportamento della Cina che non ha tenuto fede al patto dei 50 anni di autonomia concessi a Hong Kong introducendo in questi giorni nella città la legge sulla sicurezza nazionale. Mercoledì scorso Tsai, che è anche da presidente del DPP, ha incaricato i funzionari del partito di mobilitare il maggior numero possibile di elettori per fare in modo che Huan venisse cacciato. Gli analisti, scrive AP, prevedono che l’esito di queste elezioni rafforzerà ulteriormente la presa di potere del DPP e scatenerà anche un nuovo round di combattimenti nel KMT amico della terraferma, danneggiando probabilmente anche l’esito delle prossime elezioni locali. Wang ha affermato che la sconfitta di Han creerà problemi anche al presidente della KMT, Johnny Chiang Chi-chen, un leader della KMT di nuova generazione che è stato eletto nella speranza di riformare il partito.


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