[gtranslate] ISTAT, ECCO TUTTI I NUMERI DELLA VIOLENZA - WHAT-U

Si parla molto delle violenze sulle donne, ma poco si sa di dati come quelli legati agli accessi al Pronto Soccorso e all’età delle vittime. Secondo un recente studio di Istat, che indica un aumento delle violenze per le donne tra i 18 e i 49 anni, i tassi di accesso al Pronto Soccorso con indicazione di violenza, sono stati pari a 4,4 per 10.000 residenti nel 2021, più elevati nelle giovani donne di 18-34 anni (8,8), seguite dalle donne adulte di 35-49 anni (7,2), inferiori alla media per le minorenni e per le donne tra i 50 e i 64 anni (rispettivamente 3,5 e 3,2), più bassi dopo i 65 anni di età (0,8). Gli accessi in PS con indicazione di violenza rispetto al totale degli accessi aumentano dal 2017 al 2020 (da 14,1 per 10.000 nel 2017 a 18,5 nel 2020) e rimangono sostanzialmente stabili nel 2021 (18,4). L’incremento è stato più accentuato tra le minorenni (da 10,3 accessi per 10.000 totali nel 2017 a 16,4 nel 2021), ma l’incidenza più elevata è relativa alle donne adulte di 35-49 anni (33,3 nel 2021) e alle giovani donne di 18-34 anni (30,2). Negli uomini il fenomeno risulta distribuito sostanzialmente allo stesso modo ma con valori inferiori rispetto alle donne, concentrato nella classe 18-34 anni e con valori sopra la media per gli adulti di 35-49 anni.

Gli accessi al Pronto Soccorso sono più frequenti tra le donne straniere giovani

Nel biennio 2020-2021 gli accessi al PS con indicazione di violenza ogni 10.000 accessi totali tra le donne straniere sono stati 39,2 a fronte di 16,5 tra le italiane. Il divario è massimo tra le giovani donne di 18-34 anni (classe di età modale per le donne straniere) con valori rispettivamente pari a 47,9 per le straniere e 27,5 per le italiane. Anche rispetto alla popolazione residente, i tassi di accesso al PS con indicazione di violenza nelle straniere sono più del doppio di quelli delle italiane: 11,8 per 10.000 residenti contro 4,7 nel periodo pre-pandemico, 10,0 contro 3,8 nel periodo pandemico. Il divario maggiore si osserva nelle classi di età 18-34 e 35-49, anni in cui i tassi sono più elevati.

Aumentano le donne che arrivano al Pronto Soccorso per violenza tramite il 118

Le donne che accedono al PS principalmente con mezzo proprio sono 61,3% per gli accessi con indicazione di violenza, 73,4% per tutti gli accessi nel 2021. Tuttavia dal 2017 si osserva una diminuzione degli accessi per violenza con tale modalità di arrivo in favore del ricorso al PS tramite sistema 118 (da 21,8% a 31,4%).

Più codici gialli tra gli accessi al Pronto Soccorso di donne per violenza

Nel periodo che precede la pandemia (2017-2019) il codice triage verde (urgenza minore) è stato attribuito post visita medica a circa 3 accessi su 4 con indicazione di violenza. Nel 2020 il codice verde è sceso al 65,9% e nel 2021 al 60,3%, mentre è aumentata sensibilmente la quota di codici gialli (urgenza e urgenza differibile): da 12,8% nel 2017 a 25,1% nel 2020 e 27,7% nel 2021. L’incremento nell’utilizzo di codici di triage che indicano una maggiore gravità per gli accessi in PS di donne con indicazione di violenza è in coerenza con quanto previsto dalle “Linee guida nazionali per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria alle donne che subiscono violenza” (DPCM 24/11/2017), secondo le quali, nei casi di violenza alla donna, deve essere riconosciuta almeno una codifica di urgenza relativa – codice giallo o equivalente – così da garantire una visita medica tempestiva (di solito tempo di attesa massimo 20 minuti) e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari.

Tre accessi su cento al Pronto Soccorso finiscono con il ricovero e altrettanti con il rifiuto 

Nel 2021, l’83,8% degli accessi in PS con indicazione di violenza termina con il ritorno a casa della donna e il 2,9% si è concluso con il ricovero. Nel totale degli accessi di donne in PS le percentuali sono rispettivamente pari a 68,7% e 14,4%. Una quota pari al 4,0% degli accessi con indicazione di violenza abbandona il Pronto Soccorso prima della visita medica o durante gli accertamenti (4,9% per il totale degli accessi) e il 3,0% lascia il PS rifiutando il ricovero in ospedale, rispetto al 2,3% registrato per il complesso degli accessi in PS. Il rifiuto del ricovero è relativo a donne arrivate in PS con mezzi propri, con una causa attribuibile alla violenza, che decidono di tornare a casa nonostante i medici abbiano prescritto il ricovero.

Forte variabilità regionale degli accessi in Pronto Soccorso con indicazione di violenza

Gli accessi in PS con indicazione di violenza presentano un’elevata variabilità a livello regionale per entrambi i generi. Con riferimento alle donne, nel periodo precedente la pandemia l’incidenza degli accessi per 10.000 accessi totali varia da un valore pari a 3,0 in Molise a un valore pari a 23,3 in Liguria, mentre nel periodo post pandemia l’incidenza varia da 2,6 in Molise a 27,6 in Abruzzo. Anche i tassi mostrano una spiccata variabilità territoriale. Sebbene una parte della variabilità dipenda dalla diversa diffusione del fenomeno nelle regioni, una parte potrebbe essere attribuibile alla differente propensione a riconoscere il fenomeno. Alcune analisi dei trend nel periodo 2014-2021 effettuate dal Ministero della Salute hanno infatti evidenziato che le iniziative di formazione realizzate in questi anni in alcune realtà regionali hanno migliorato la capacità di “riconoscere” i casi di violenza e, di conseguenza, di intercettare il fenomeno nei dati amministrativi.

Accessi alle cure ospedaliere per violenza più frequenti tra le donne minorenni e giovani

Nel 2021, a fronte di 1.083 donne con almeno un ricovero ordinario per violenza, si sono registrati 1.171 ricoveri. Tra gli uomini i valori sono quasi tre volte più elevati: 3.197 uomini per un totale di 3.459 ricoveri. Anche in riferimento alla popolazione residente, il tasso femminile, pari a 0,39 ricoveri per 10.000 residenti nel 2021, è circa un terzo di quello maschile (1,20). I ricoveri femminili con indicazione di violenza risultano mediamente meno complessi di quelli maschili in termini di carico assistenziale per l’ospedale, ma hanno una durata media della degenza più elevata, le donne rimangono mediamente 6,3 giorni in ospedale, rispetto ai 5,8 giorni degli uomini. I tassi di ricovero di donne con indicazione di violenza sono più elevati per le minorenni (0,66 per 10.000 nel 2021), seguite dalle giovani di 18-34 anni (0,57), sono prossimi alla media per le donne adulte di 35-49 anni, più bassi dopo i 50 anni di età. Nel 2020 le difficoltà di accesso alle strutture ospedaliere per i ricoveri con indicazione di violenza hanno interessato soprattutto le più giovani (fino a 34 anni), pertanto il divario tra classi di età si è ridotto sensibilmente. Nel 2021 tale divario si osserva nuovamente per un aumento più deciso dei ricoveri proprio tra le donne minorenni e le giovani. Negli uomini il fenomeno risulta molto concentrato nella classe 18-34 anni, con tassi 2,2 volte più elevati della media, e valori poco sopra la media per gli adulti di 35-49 anni.

Elevata variabilità dei ricoveri per violenza nelle regioni

I ricoveri con indicazione di violenza presentano una spiccata variabilità regionale in entrambi i generi. Tra le donne tale variabilità è aumentata nel biennio della pandemia, in conseguenza di una riduzione di questa tipologia di ricoveri più forte al Sud: il tasso di ricovero per 10.000 donne residenti è passato da 0,37 nel triennio 2017-2019 a 0,23 nel 2020-2021 (-38,6%), rispetto ad una diminuzione a livello nazionale da 0,46 a 0,35 (-25,5%). Nelle regioni i ricoveri femminili con indicazione di violenza variano nel 2020-2021 da 7,0 per 10.000 ricoveri in Valle d’Aosta, 6,5 nella Provincia autonoma di Bolzano, 5,6 in Lombardia e nel Lazio, a valori molto bassi in Abruzzo (2,1), Provincia autonoma di Trento (1,5) e Molise (0,4). Rispetto alle donne residenti, i tassi passano da 0,61 in Lombardia, 0,58 in Friuli Venezia Giulia, 0,47 nel Lazio, a valori prossimi o inferiori a 0,2 nella Provincia autonoma di Bolzano, nelle Marche, in Abruzzo, in Molise e in Sicilia. Il divario di genere risulta tendenzialmente più elevato nelle regioni del Sud, nelle Marche e nel Lazio al Centro.

Ricoveri con indicazione di violenza più frequenti tra le donne straniere giovani

Tra i ricoveri con indicazione di violenza, quasi il 30% in entrambi i generi sono relativi a pazienti con cittadinanza straniera, mentre, considerando il complesso dei ricoveri, gli stranieri costituiscono il 5,2% per gli uomini e il 6,2% per le donne. Questa quota supera il 40% nei ricoveri di donne di 18-34 anni con indicazione di violenza. Nel biennio 2020-2021, tra le donne straniere sono 19,5 i ricoveri ordinari per violenza ogni 10.000 ricoveri totali, a fronte di 3,3 tra le italiane (4,5 è il dato medio complessivo). L’incidenza dei ricoveri con indicazione di violenza è massima nelle donne giovani di 18-34 anni sia italiane sia straniere, ma per quest’ultime è quattro volte più elevata: 38,5 ricoveri per 10.000 ricoveri totali contro 10,3 nel biennio 2020-2021. Anche i dati relativi agli uomini confermano la presenza di un forte divario tra stranieri e italiani. La permanenza media in ospedale per i ricoveri con indicazione di violenza risulta, invece, più prolungata per le donne italiane (6,8 giorni) rispetto alle donne straniere (5,6 giorni), in particolare dai 50 anni in poi. Rispetto alle donne residenti, i tassi di ricovero con indicazione di violenza  nelle straniere sono oltre tre volte più elevati di quelli delle italiane in entrambi i periodi: 1,27 per 10.000 residenti contro 0,39 nel periodo pre-pandemico; 0,99 contro 0,29 nel periodo pandemico. Il divario sale a quattro volte tra le giovani di 18-34 anni: 1,77 contro 0,48 nel 2017-2019; 1,41 contro 0,34 nel 2020-2021. Mentre per le italiane i ricoveri si distribuiscono tra tutte le classi di età e sono più elevati tra le minorenni; per le donne straniere il fenomeno è molto concentrato tra le giovani e la classe di età modale è 18-34 anni.

L’esecutore della violenza (quando indicato), è spesso nel contesto familiare

Le caratteristiche del ricovero ospedaliero con indicazione di violenza differiscono molto nei due sessi: negli uomini la quasi totalità dei ricoveri è riconducibile a lesioni inflitte da altre persone (circa 91%), mentre nelle donne, oltre a queste, sono frequenti anche le diagnosi riferite al maltrattamento delle adulte e delle bambine. Vengono indicati con frequenza maggiore rispetto agli uomini anche i problemi coniugali e i problemi genitori-figli, nonché i codici riferiti all’osservazione per sospetta violenza e all’anamnesi di violenza. Tra le donne, nel 2020-2021 rispetto al periodo pre-pandemico, aumenta la frequenza di tutte queste diagnosi mentre si riduce solo quella relativa alle lesioni inflitte da altre persone (da 59,2% a 55,7%). L’esecutore dell’abuso è indicato nel 10,8% dei ricoveri ordinari di donne e nel 3,4% dei ricoveri di uomini nel biennio 2020-2021 e rispettivamente nel 10,1% e 3,6% nel triennio 2017-2019. Quando è indicato l’esecutore, viene utilizzato in molti casi il codice riferito a “persona non specificata”: nel 2,3% dei ricoveri nel 2017-2019 e 2,5% nel 2020-2021 nei ricoveri femminili per violenza, nell’1,8% e 1,5% in quelli maschili. Nei dati 2020-2021 viene riportato come esecutore il padre o patrigno nel 2,8% dei casi. Includendo anche partner o consorte (2,2%) o altro parente (0,2%), la quota attribuibile a un esecutore nell’ambito familiare sale al 5,2% (4,1% nel periodo pre-pandemico 2017-2019), dato coerente con le richieste di aiuto pervenute al numero contro la violenza e lo stalking “1522”. Ciò anche a causa della particolarità del periodo: le misure restrittive hanno ridotto infatti l’esposizione a rischio da parte di altri autori (le violenze “da altra persona esterna alla famiglia” sono passate da 2,7% nel 2017-2019 a 2,3% nel 2020-2021).

Più frequente la dimissione volontaria

Nei ricoveri con indicazione di violenza è più frequente la provenienza dal Pronto Soccorso o dall’Osservazione breve intensiva (OBI) rispetto ai ricoveri totali: 80,8% contro 42,8% nel 2020-2021, in crescita rispetto al periodo pre-pandemia (66,1% contro 35,5%). La modalità di dimissione è nella maggior parte dei casi al domicilio, anche se in misura inferiore rispetto ai ricoveri totali (79,5% contro 81,5% nel 2020-2021), mentre la dimissione volontaria caratterizza fortemente i ricoveri con indicazione di violenza: 8,3% contro 1,9%. La quota di dimissioni volontarie è comunque diminuita nel biennio 2020-2021 (era il 10,6% prima della pandemia); in particolare, si è dimezzata tra le minorenni (da 6,6% a 3,2%) ed è passata da 17,4% a 15,5% nella classe di età 18-34 anni, per le quali è massima. Di contro è aumentata la frequenza delle dimissioni per trasferimento a un’altra struttura (ospedaliera o non) ed è aumentata leggermente la quota di decessi (da 0,7% a 0,9%). La dimissione volontaria è più frequente nelle donne straniere (12,2% contro 6,8% nelle italiane), in particolare nelle classi di età dove si registrano più ricoveri con indicazione di violenza: 18,5% dei ricoveri di donne straniere di 18-34 anni e 13,3% nella classe 35-49 anni.

Ricoveri ripetuti più frequenti per le donne ricoverate per violenza

Nel complesso dei cinque anni analizzati (2017-2021) sono state 6.211 le donne con almeno un ricovero con indicazione di violenza, per un totale di 8.645 ricoveri complessivi (6.382 con indicazione di violenza). Il 97,4% delle donne ha avuto un solo ricovero per violenza, il 2,5% ne ha avuti due. La frequenza dei ricoveri ripetuti, anche non dovuti a violenza, esclusi i ricoveri per parto, è più elevata per queste donne rispetto alle altre: nel periodo 2017-2021 hanno avuto 1,39 ricoveri pro-capite rispetto a 1,34 e il divario è più ampio nella classe 18-34 anni.

Traumatismi, avvelenamenti e alcuni disturbi psichici caratterizzano i ricoveri per violenza

Le diagnosi più frequentemente associate agli accessi in PS e ai ricoveri in regime ordinario con indicazioni di violenza (selezionate per gli anni 2017-2021 in base alla significatività statistica del rapporto proporzionale di ospedalizzazione standardizzato appartengono al Capitolo 17 “Traumatismi e avvelenamenti” (ICD-9-CM: 800-999) e al Capitolo 5 “Disturbi mentali” (ICD-9-CM: 290-319) della Classificazione internazionale delle Malattie, dei Traumatismi, degli Interventi chirurgici e delle procedure diagnostiche e terapeutiche. Nell’ambito dei traumatismi e avvelenamenti, si osservano alcune ricorrenze trasversali a tutte le classi di età per gli accessi al PS e per i ricoveri: le fratture delle ossa della faccia, le concussioni, i traumatismi intracranici, i traumatismi superficiali di altre multiple e non specificate sedi, le altre ferite della testa, le contusioni della faccia, del cuoio capelluto e del collo escluso l’occhio, le contusioni dell’occhio e dei suoi annessi, le contusioni del tronco, le contusioni degli arti superiori e inferiori. Altre diagnosi relative a fratture, ferite, contusioni, ustioni e avvelenamenti risultano significativamente associate agli accessi e ai ricoveri per violenza solo per alcune classi di età (tabelle in appendice statistica). Per i disturbi mentali, gli accessi in PS con indicazione di violenza sono caratterizzati in tutte le classi di età dai disturbi d’ansia, dissociativi e somatoformi. Tra le minorenni e le donne di 50-64 anni si rileva l’associazione anche con l’abuso di alcol e l’abuso di droghe senza dipendenza (quest’ultimo caratterizza anche gli accessi delle donne di 18-34 anni). Nei ricoveri con indicazione di violenza diverse diagnosi di disturbo mentale caratterizzano le minorenni: oltre ai disturbi d’ansia, dissociativi e somatoformi, risultano associati i disturbi predominanti dell’emotività, alcuni disturbi e reazioni dell’adattamento, l’abuso di cannabinoidi e l’abuso di droghe senza dipendenza. Nelle altre classi di età, sebbene la misura di associazione risulti statisticamente significativa per diversi disturbi mentali, i valori sia di frequenza che di associazione sono generalmente più bassi.


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