INTERVISTA ESCLUSIVA AD ALVIERO MARTINI CHE PARLA DEL SUO MARCHIO ALV, DELLA MODA E MOLTO DI SÉ

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di Patrizia Vassallo

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Alviero Martini parla dei suoi nuovi progetti con il nuovo marchio ALV, “Andare lontano viaggiando”, che è anche l’acronimo di “Amare La Vita”. E dice molto altro di sé. Un’intervista esclusiva per WHAT-U, dove si racconta come non ha mai fatto prima.

 

Avere una marcia in più, per te è iniziato già dal nome?

Mio padre decide di chiamarmi Alviero in ricordo e dietro richiesta del suo tenente nome predestinato dal tenente cappellano di mio padre in guerra in Albania che in punto di morte strappò una promessa a mio padre, quella di chiamare Alviero un eventuale figlio maschio. Mio padre dopo la mia nascita abbandonò mia madre con l’ostetrica e corse in Comune per andare a registrare il mio nome: Alviero Giovanni Lorenzo Martini. Anche se poi i miei genitori mi hanno dovuto battezzare Giovanni, Alviero, Lorenzo Martini, perché Alviero non era un nome riconducibile al nome di un santo.

 

Mario Boselli ha detto che hai creato un marchio di moda dietro il quale non logica commerciale, ma un pensiero, un modo di essere, uno stile di vita. Qual è il tuo pensiero?

Il cavalier Boselli è sempre stato un arguto pensatore e un mio estimatore e ha sempre sostenuto che il mio era uno stile che apparteneva a tutto il mondo.

 

Com’è nata l’idea delle carte geografiche?

Ero a Mosca per lavoro e dentro all’House Arbat c’era un’enorme libreria dove vidi una cartina sbiadita che mi colpì molto. La volli a tutti i costi. Le commesse volevano vendermene una nuova, ma io mi impuntai, volevo quella vecchia e ingiallita dal tempo. La comprai e una volta arrivato in Italia la lasciai dentro una valigia.  Una sera alla ricerca di idee per l’allestimento di uno dei negozi di cui curavo le vetrine, aprii il mio armadio alla ricerca di ricordi e mi cadde sulla testa una valigia dove avevo conservato quella carta geografia. Ebbi un’emozione fortissima a riprenderla fra le mani. Ad un tratto mi venne naturale appoggiarla sopra un lato della valigia e così nacque l’idea delle carte geografiche e della mia linea moda.

 

Chi ti ha sostenuto e aiutato a realizzare la tua idea?

Sergio Valente un amico parrucchiere che mi spronò a partire con lui negli Usa per pubblicizzare la mia idea alla conquista della stampa. Registrai prima il marchio in Italia. Poi vendetti l’auto per potermi permettere una suite negli States. La prima tappa fu un salone di bellezza frequentato da note giornaliste della stampa americana. Lì incontrai una nota reporter del New York Times che poi scrisse di me: “Cristoforo Colombo ha scoperto l’America, mr. Martini ha scoperto il mondo”. Le mie 16 borse diventarono grazie a due incontri fortuiti 3mila pezzi per gli Usa e 7mila pezzi per il Giappone. Restai negli Usa per ben 4 anni per vendere le mie borse e poi tornai in Italia dove la mia avventura iniziò nel 1990, con una linea ideata per il mercato italiano che riscosse subito molto successo. Un impegno con me stesso durato oltre 30 anni e finito nel 2005.

 

Questo percorso si è interrotto bruscamente poco tempo dopo esserti messo in affari, in società con persone che avevano progetti diversi dai tuoi per il marchio. Da dove hai iniziato la risalita? Quali gli errori fatti – se pensi di averne fatti- da non ripetere?

Fidarmi di gente non del settore. Perché la gente del settore sa ciò che vuole, ha una strategia per portare avanti un progetto. Mi sono fidato delle persone sbagliate. Volevano snaturare il senso del mio marchio ed io rimasto in minoranza, ho preferito dire no, e andarmene. E restare fedele alla filosofia del mio marchio.

 

Un modo di essere, uno stile di vita, Diego Dalla Palma aveva detto che le tue carte geografiche erano l’infinito percorso che hai nell’anima. E’ ancora oggi così con i timbri e i passaporti?

Si i timbri e i passaporti sono il ricordo di emozioni e sensazioni provate durante i miei viaggi, che cerco di trasmettere nei miei accessori moda. Attraverso il marchio ALV, “Andare lontano viaggiando” per il quale ho coniato anche un altro acronimo “Amare La Vita” ho realizzato nuove linee di abbigliamento e accessori per uomo, donna e bambino e profumi. Cinque i colori scelti: safari, white, denim, moka e nero. E anche in questo caso mi è venuto naturale trovare un’immagine in sintonia con la mia filosofia di vita. I miei passaporti di cui ho scannerizzato tutti i timbri in entrata e uscita dai vari paesi che ho visitato. Non ho ancora delle boutiques monomarca, perché preferisco aspettare che passi questo periodo di incertezza, sociale, ma ho rivenditori in tutto il mondo.

 

Nessuno poteva prevedere l’arrivo di una crisi così profonda e del ridimensionamento. Come hai vissuto questi cambiamenti dopo avere chiuso il tuo capitolo con le carte geografiche?

Tutto è cambiato e si è involgarito a livelli demenziali. Si è evoluto l’imbarbarimento della massa e a nessuno importa del made in Italy. La maggior parte delle persone ora predilige il price in China.

 

Marcel Proust scrisse che il vero viaggio di   avventura non consiste nel cercare paesi nuovi, ma nell’avere occhi nuovi. Sei diverso oggi rispetto al passato?

Io sono sempre restato fedele a me stesso. Questa è sempre stata la mia forza e il motivo per cui la gente ha creduto in me.

 

Le carte geografiche, i tuoi passaporti e… l’amore?

Direi che sono un’unica parola l’amore che ho avuto e ho per le carte, i miei passaporti e l’amore.

 

Le carte geografiche, i tuoi passaporti e… il tempo? Il tuo rapporto con il tempo che passa?

Sono una persona che non si perde in rimpianti. E non ho paura del tempo che passa.

 

Le carte geografiche, i tuoi passaporti …e l’estetica?

La purezza dell’idea è la liaison che le lega.

 

Il tuo rapporto con l’amore?

La mia vita è amore e senza affetti non vai da  nessuna parte. Non mi sono mai sentito solo perché ho tante famiglie che definisco “intenzionali” fatte di amici con i quali ho rapporti che durano da oltre trent’anni.

 

Una pazzia fatta per amore?

Essere andato alle Hawaii per amore ed essermi accorto il giorno stesso di avere sbagliato

 

Una pazzia non fatta per amore?

L’anno scorso. Era prova di amore. Ho rifiutato un viaggio in Siria per l’incertezza della situazione.

 

Non hai rimpianti di non avere vissuto in una famiglia in pianta stabile con figli da crescere giorno per giorno?

No perché non avrei potuto farlo perché ho sempre dovuto viaggiare molto per lavoro. Perché sarebbe stato il figlio della domestica, della baby-sitter o di un compagno che ora non ho. Adoro la solitudine, ma nonostante tutto sono un uomo metropolitano perché ho sempre voluto abitare nelle zone centrali delle città dove sono passato.

 

E hai un buen retiro a Ipanema, in Brasile…

Si, una piccola casa dove vado per staccare la spina.

 

Testimonial dell’Associazione “Care and Share”, che si occupa di bambini abbandonati, hai anche adottato dei bambini a distanza?

Sono testimonial di questa associazione che si trova ad Andhra Pradesh in India e poi ho adottato 4 ragazzi indiani, Shad Said, che ora ha 18 anni, Durga Rau,17 anni, che si è fatto chiamare Martin in mio onore, ed entrambi frequentano l’università, Jerry, 10 anni e Jean-Paul 9 anni. E poi Benny, un altro ragazzo che ho aiutato, prima di credo Indu e poi convertito all’Anglicanesimo e ora predica in una chiesa di sole tremila anime ad Andhra Pradesh.

 

Il tuo rapporto oggi con la moda?

E’ stata distrutta la filiera, con grande responsabilità del made in China, e poi è cambiato il modo di accostarsi a un prodotto. Ora con un clic compri tutto.

 

E che cos’è per te l’eleganza oggi nella tua vita? 

L’eleganza per me è armonia ossia la capacità di “armonizzare” sul proprio corpo scarpe, borse, vestiti.

 

Vince la bellezza o il fascino?

Il fascino unito all’armonia. I canoni estetici possono essere infiniti, la bellezza è dentro di noi, lo charme è una storia sotto pelle da raccontare. Però se hai vissuto e non sai raccontarlo è come se non avessi vissuto.

 

Esistono ancora icone nel mondo della moda?  Se si, quali sono le tue icone?

Difficile dirlo, prima Chanel, Lagerfeld, ma anche loro sono stati contaminati da altri interessi. Basta dire che uno stilista italiano (N.d.R. di cui mi ha chiesto di non scrivere il nome) per salvare la sua azienda ha messo sul mercato una borsa a 129 euro! Lui che prima era un’icona nel mondo della moda, ora si è trasformato in un nemico da combattere perché si è fatto contaminare dal low cost.

 

A chi ti si sei ispirato maggiormente?

Alla moda degli anni Quaranta dove l’eleganza si vedeva anche nelle stazioni di partenza e di arrivo nelle stazioni ferroviarie, negli aeroporti. Ora vedi sempre più spesso donne e uomini con abiti fluo.

 

Quindi occorre tornare a puntare su abiti di maggiore qualità?

Che abbiano l’odore del lino, della lana… e non di benzina.

 

Una tua grande follia?

Tante dettate dal cuore.

 

Un errore da non ripetere?

Quello di fidarsi di persone sbagliane nel lavoro e nella vita.

 

Il più bel traguardo raggiunto?

Sono molto fiero del premio ricevuto da Kofi Annan quando era Segretario generale delle Nazioni Unite per l’idea delle mie carte geografiche, considerate simbolo di fratellanza.

 

Quello ancora da raggiungere?

Infiniti, un brevetto di volo, mi mancano solo 3 esami per diventare pilota. Riposizionate il marchio ALV nel mondo del retail e lavorare su nuovi progetti per l’e-commerce.

 

Il viaggio più bello?

In Turchia, negli anni Ottanta, dalla Cappadocia fino al confine con la Siria. E poi al Polo Nord dove sono stato ospitato dall’Ice Hotel e ho visto l’Aurora Boreale.

 

Quello ancora da fare?

Nell’Isola di Pasqua.

 

Quante volte hai dovuto scrivere la parola fine a capitoli importanti della tua vita?

Ho messo la parola fine a tante cose, ho fatto 28 traslochi, che al contrario di molte altre persone, adoro perché ho la Sindrome di Ulisse.

 

Che cosa ti rende tutt’oggi molto fiero di te stesso?

L’essere eticamente corretto, onesto, sincero e il fatto di dire sempre una verità tangibile. Tutto quello che dico e scrivo è riscontrabile nel tempo

 

Una lezione di vita che hai imparato nel tempo? E dalla tua famiglia?

Per essere grandi bisogna essere umili.

 

Prossimi progetti?

Dopo “Artisticando”, una mostra dedicata alla grafica, moda e design che ho realizzato 2 anni fa supportato dai consigli di Vittorio Sgarbi, per festeggiare il mio cinquantesimo anniversario nel mondo della moda, ho scritto un’altra biografia Alviero Martini “Andare Lontano Viaggiando”, che presenterò sabato (N.d.R. 7 luglio) (http://www.alvieromartinidesigner.name/)

 

Il rimpianto di…

Non trovare più le clienti eleganti di una volta che cercavano e puntavano sulla qualità delle cose.

 

La speranza di…?

Aiutare i giovani a concentrarsi maggiormente sui loro talenti. Io ne ho scoperto uno Alessandro che lavorava in un supermercato ed ora è diventato il mio grafico perché realizza meravigliosi lavori di grafica.

 

Il si che non diresti più?

Non vorrei più dire troppi si come in passato. E quindi vorrei essere meno generoso di prima.

 

Il no che non diresti più?

Un giorno ero con Richard Gere e c’era anche mia madre Rita ed io per timore reverenziale non gliela presentai. E quando lui mi chiese dov’era mia madre mi sentii in colpa nei confronti di mia mamma che nel frattempo era dovuta andare via.

 

Il forse che non diresti più?

Quello di lavorare con bloggers e influencers.

 

Quali consigli daresti a un giovane che desidera lavorare nel mondo della moda come stilista?

Quello di scoprire il suo talento e spostare l’ambizione sul talento giusto.

 

A tuo avviso quale altro lavoro nella moda può offrire buone opportunità di impiego oggi?

Il 99 per cento dei ragazzi vogliono diventare stilisti, ma nella moda ci sono molti altri lavori sui quali puntare. Il primo passo da fare è lavorare in un ufficio stile di uno stilista.

 

Il gruppo cinese Fujian Septwolves ha siglato un accordo per rilevare i diritti di distribuzione del brand Karl Lagerfeld nel Gigante Asiatico per 320 milioni di yuan (circa 41 milioni di euro) acquisendo l’80% di Karl Lagerfeld Greater China Holdings, che oggi detiene i diritti di distribuzione della griffe tedesca nella Cina continentale, a Hong Kong e Taiwan. Septwolves guarda sempre più con interesse all’Italia. Non temi un depauperamento del made in Italy?

Basta vedere come sono cambiate le presenze nei calendari della Camera della Moda di Milano che con il passare del tempo ha dato sempre più spazio a molti emergenti di qualsiasi nazionalità, con grandi disponibilità economiche.

 

Il tuo rapporto con il denaro?

Pessimo nel senso che sono uno che ha guadagnato molto, investito molto e perso molto con persone che non meritavano la mia fiducia.

 

Il tuo rapporto con le donne?

Grande stima per quelle donne di spessore. Preferisco le  ricercatrici, alle attrici, seppur grandiose tanto per fare due esempi come Meryl Streep e Gwyneth Paltrow, perché le attrici sono già delle privilegiate per il lavoro che fanno. Una mia icona è tuttora  Rita Levi Montalcini.

 

Il tuo rapporto con gli uomini?

Definisco subito i ruoli. Si diventa amici se abbiamo valori e intenti  comuni.  Avere un amante uomo è difficile perché ognuno di noi ha un bagaglio di storie complicate difficile da gestire e condividere.  La mia storia più lunga è durata 20 anni. Non ho mai pensato al  matrimonio perché non condivido il fatto che, anche nei matrimoni etero, la Chiesa debba dettare i vincoli di un rapporto. Devono essere i diritti civili la nostra tutela.

 

La formula per avere successo oggi? 

La sto cercando anch’io. Credo serva ancora la sincerità e la verità.

 

Se non avessi fatto lo stilista quale lavoro pensi che avresti  potuto fare in alternativa?

Il vetrinista, l’art director avrei comunque lavorato nel mondo visual merchandising, il mio mondo da sempre.

 

Un ricordo ricorrente che ti lega ai tuoi genitori?    Ai nonni? Agli zii? 

La trebbiatura. Da bambino pur detestando la campagna la adoravo perché riuniva tutti, amici, vicini e la giornata si concludeva con una cena fantastica.

 

Tu viaggi molto. In quale parte del mondo ritrovi te stesso?

In qualunque parte del mondo. Io viaggio molto da solo, ma non mi sento mai solo.

 

Un must che non deve mancare nella vita di nessuno?

La correttezza.

 

Di che cosa potresti fare a meno oggi?

Dell’auto perché c’è un’isteria collettiva nel traffico che mi disturba.

 

Che cosa ritieni indispensabile?

Fare un esame di coscienza per ritrovare la capacità di comunicare e stare assieme.

 

 E’ recente il matrimonio di Meghan Markle con il principe Harry. Il tuo commento?

Preferisco non fare commenti è stato tutto molto e troppo commerciale e studiato a tavolino.

 

Da uno a cento, dai una percentuale in eleganza a Lady Diana e a Meghan.

Lady Diana 100, Meghan per me non è classificabile.

 

Da uno a cento dai una percentuale in eleganza a Lady Diana e a Kate Middleton.

Lady Diana 100 e Kate 80.

 

Il made in Italy nella moda è ancora vincente?

Si ma occorre rivalutarlo con le giuste strategie.

 

 

(Riproduzione riservata- di Patrizia Vassallo/WHAT-U.COM)

 


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