• 6
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Federico Polidoro, responsabile del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo di Istat

di Debora Ripa

Sale nel mese di luglio l’inflazione arrivando a quota + 1,5% per l’indice generale mentre per la componente di fondo si attesta a +0,7% (da +0,8% di giugno). Secondo i dati provvisori sui prezzi al Consumo appena pubblicati da Istat (luglio 2018) l’accelerazione si deve prevalentemente ai prezzi dei beni energetici regolamentati che invertono la tendenza da -1,2% di giugno a +5,3%, solo parzialmente bilanciata dal rallentamento della crescita dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che passa dal +2,9% al +1,7%, dovuto al trasporto aereo passeggeri i cui prezzi scendono– dello 0,2% su base mensile e passano da +19,7% di giugno a +6,2% su base annua.

INDICE DEI PREZZI AL CONSUMO NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività). Gennaio 2013 – luglio 2018, variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2015=100)
INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività) E IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo per i Paesi dell’Unione europea) Luglio 2017 – luglio 2018, indici e variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2015=100)
INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività). PER DIVISIONE DI SPESA Luglio 2018, variazioni percentuali tendenziali (base 2015=100)

«Un’inflazione con il piede sull’acceleratore per i beni che è passata dal +1,5% registrato nel mese precedente al + 2,1%», spiega Federico Polidoro,   responsabile del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economiche e i prezzi al consumo di Istat,    «mentre per i servizi è stata registrata una lieve decelerazione visto che dal +1,0% si è scesi al +0,9% con un differenziale inflazionistico tra servizi e beni che è passato tra giugno e luglio  da-0,5 a -1,2 punti percentuali». Nel mese di luglio, le tipologie di prodotto che hanno concorso   all’accelerazione dell’inflazione appartengono prevalentemente al raggruppamento dei beni energetici, (ossia le tariffe per l’energia elettrica e il gas di rete per uso domestico, dei carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti e i combustibili per uso domestico non regolamentati) la cui crescita dei prezzi su base annua è passata dal +4,2% di giugno al +7,8%, determinando così l’accelerazione dei prezzi dei beni pari a +2,1% (da +1,5% di giugno). In particolare e soprattutto, sono proprio i prezzi dei beni energetici regolamentati (quelli delle tariffe per l’energia elettrica e il gas di rete per uso domestico), che giustificano questo andamento registrando un’inversione di tendenza (da -1,2% di giugno a +5,3%), per effetto dell’aumento dell’energia elettrica (+4,7% in termini congiunturali, +1,9% in termini tendenziali, da -0,6% del mese precedente) e del gas di città e gas naturale (+6,9% su base mensile, +8,5% su base annua, in accelerazione da -1,7% di giugno). L’impianto di rilevazione dei prezzi al consumo di Istat », prosegue Polidoro, «fa riferimento alle tariffe della luce e del gas del mercato tutelato, perché attualmente per le utenze domestiche il mercato tutelato è ancora quello preminente, anche se è evidente uno slittamento sempre maggiore verso il mercato libero con il quale tutti ci troveremo a fare i conti dal luglio 2019». Anche i prezzi dei beni energetici non regolamentati (carburanti per gli autoveicoli, i lubrificanti e i combustibili per uso domestico non regolamentati hanno contribuito, sebbene in misura minore, all’accelerazione dell’inflazione, poiché, pur presentando una variazione negativa pari a -0,6% rispetto al mese precedente, crescono del 10,4% su base annua (da +9,4% di giugno).

INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività).               PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO Gennaio 2013 – luglio 2018, variazioni percentuali tendenziali (base 2015=100)
INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO IPCA (indice armonizzato dei prezzi al consumo per i Paesi dell’Unione europea) PER DIVISIONE DI SPESA Luglio 2018, pesi e variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2015=100)
. INDICI DEI PREZZI AL CONSUMO NIC (indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività). PER TIPOLOGIA DI PRODOTTO Luglio 2018, pesi e variazioni percentuali congiunturali e tendenziali (base 2015=100)

Questa dinamica è imputabile ai prezzi di tutte le principali componenti: gasolio per mezzi di trasporto (-1,0% su base mensile, +13,8% su base annua, in accelerazione da +12,6% di giugno), benzina (-0,8% in termini congiunturali, +10,6% in termini tendenziali, da +9,7% del mese precedente), altri carburanti (+1,3% su base mensile, +8,0% rispetto a luglio 2017) e gasolio per riscaldamento (con una variazione nulla rispetto al mese precedente e pari a +11,7% in termini tendenziali). Risulta invece marginale il contributo all’accelerazione dell’inflazione da parte dei beni alimentari sia lavorati sia non lavorati che continuano però a mostrare una crescita dei prezzi sostenuta. I primi passano da +1,7% di giugno a +2,0%: da segnalare i prezzi dei vini da uve che crescono dell’1,0% su base mensile e del 6,8% su base annua (da +5,7% di giugno) e quelli della pasta secca, pasta fresca e preparati di pasta che pur diminuendo in termini congiunturali (-0,7%) e decelerando in termini tendenziali, continuano a registrare un’inflazione sostenuta (+4,6% rispetto a luglio dello scorso anno, da +5,6% di giugno). I secondi risultano in calo dell’1,8% rispetto al mese precedente (a causa prevalentemente di fattori stagionali), ma in accelerazione su base annua (da +3,4% osservato a giugno a +3,6%) a causa prevalentemente della dinamica dei prezzi di frutta fresca e refrigerata (-5,8% in termini congiunturali; su base annua da +7,9% di giugno a +8,4%) e di vegetali freschi o refrigerati diversi dalle patate (che scendono del 3,8% rispetto al mese precedente, portandosi, in termini tendenziali, da +4,8% a +5,0%). «Quest’anno», prosegue Polidoro, «oltre su quello degli Energetici si è registrata una maggiore tensione anche sul fronte dei prezzi dei prodotti alimentari, che comprendono anche le bevande analcoliche. Tenuto conto che nel paniere pesano attorno al 18%  va da sé che le loro variazioni abbiano inciso sostenendo l’accelerazione dell’inflazione». Nel 2017 l’indagine Istat sulle “Spese per i consumi delle famiglie 2017” prendendo in considerazione i maggiori capitoli di spesa ossia alimentari, bevande alcoliche e tabacchi, l’abbigliamento e le calzature, quelle della casa, dell’acqua, elettricità, gas, mobili e articoli per la casa, servizi sanitari e spese per la salute, trasporti, comunicazioni, spese per la ricreazione, spettacolo e cultura, istruzione, servizi ricettivi e di ristorazione aveva evidenziato dove in Italia si spendeva maggiormente (spesa media mensile). Al primo posto c’era Bolzano (2.970,20 euro) e in generale nel Trentino Alto-Adige (2.617,26 euro), poi a seguire la Lombardia (2.664,76 euro), l’Emilia Romagna (2.615,93 euro), la Toscana (2.436,33 euro), la Val d’Aosta (2.409,74 euro) e il Piemonte (2.236,47 euro). I più parsimoniosi risultavano esserlo i siciliani e i calabresi, dove la spesa media è pari rispettivamente a 1546,65 euro e 1.590,29 euro. «Nel 2017, considerando la ripresa della dinamica inflazionistica (+1,2% nel 2017 rispetto al -0,1% del 2016, quando la spesa media mensile era salita dell’1,0%), l’incremento di spesa pari a +1,6% tradotto in termini reali ha subito un rallentamento», precisa Polidoro. «E poi un fattore molto importante da tenere presente sono le ampie differenze sul territorio, legate ai livelli di reddito, ai prezzi e ai comportamenti di spesa. Nel 2017 il divario tra il valore più elevato del Nord-ovest (2.875 euro) e quello più basso delle Isole (1.983 euro) è rimasto sostanzialmente stabile (poco meno di 900 euro, il 45,0% in più in termini relativi). Nei comuni centro di area metropolitana si sono spesi  mediamente 2.829 euro, 206 euro in più rispetto ai comuni periferici delle aree metropolitane e a quelli con almeno 50mila abitanti, e 375 euro in più rispetto agli altri comuni fino a 50mila abitanti con i secondi a registrare la maggiore crescita (+4,0%).»

Un altro fattore che incide sulla rilevazione dei prezzi sul quale Ons (Office for National Statistics), il dipartimento del Governo Britannico che raccoglie informazioni sulla società e l’economia del Paese) e Istat insieme con gli altri Istituti di statistica europei hanno già acceso i riflettori da tempo è la tecnica “furbetta” utilizzata da diverse imprese produttrici per aumentare i prezzi riducendo la quantità del singolo prodotto proposto sullo scaffale senza che via sia un calo proporzionale del prezzo. «In questo modo» – dice Polidoro, «la percezione del consumatore è quella che i prezzi restino stabili ma, nella realtà, allo stesso prezzo viene offerto meno prodotto e quindi il suo costo cresce». Un fenomeno che può essere paragonato al tentativo delle compagnie telefoniche di portare la tariffazione mensile a 4 settimane ottenendo così un anno di 13 mesi. Insomma un trucco, per nascondere ai consumatori che i prezzi stanno aumentando.

Previsioni per il 2018? «Allo stato attuale l’inflazione acquisita per il 2018 è pari a +1,2%, cioè a dire che se i prezzi da oggi in poi dovessero rimanere stabili, la variazione media annuale del 2018 rispetto al 2017 sarebbe pari a +1,2%. Bisognerà attendere i prossimi mesi per verificare in che direzione evolverà questo dato. Anche a luglio dello scorso anno l’inflazione acquisita era pari a +1,2% e alla fine del 2017 l’inflazione media si confermò pari a +1,2%. Va però detto che negli ultimi mesi del 2017 il calo marcato delle rette universitarie intervenuto a ottobre ebbe un effetto di contenimento della crescita dei prezzi al consumo, effetto che quest’anno non dovrebbe ripetersi», conclude Polidoro.


  • 6
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
Translate »
error: Content is protected !!