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Andrea Giuliacci, meteorologo, climatologo, volto del meteo delle reti Mediaset

di Paola Nava

Non è più un luogo comune dire che il tempo è cambiato e sta cambiando ancora. Per saperne di più e farsi dire le previsioni a breve e medio termine, What-u ha intervistato Andrea Giuliacci, meteorologo, climatologo, volto del meteo delle reti Mediaset, e anche professore universitario all’Università di Milano Bicocca dove insegna “Fisica dell’Atmosfera”.

Si può cercare di dipingere un quadro del clima nei prossimi anni?

Si può provare a fare delle stime simulando il comportamento dell’atmosfera e il cambiamento delle condizioni climatiche, tenendo conto di tanti aspetti, ma nonostante l’aiuto della tecnologia non è possibile dare dati certi. Perché per esempio non è possibile quantificare quanti combustibili fossili consumeremo nei prossimi anni. Se saremo in grado di sostituirli con fonti alternative di energia. E poi non possiamo nemmeno prevedere se saremo in grado di produrre meno anidride carbonica, quindi meno gas serra. Tenendo presente che anche nel caso in cui riuscissimo a produrne meno, per eliminare tutta l’anidride carbonica che finora è stata immessa nell’atmosfera ci vorrebbero secoli. 

Che cosa ci dicono le proiezioni fatte al computer?

Prevedono caldo in aumento, le estati saranno sempre più torride, come quella dell’anno scorso, del 2012, 2003, e gli inverni sempre più miti. Da uno studio del CNR, che ha analizzato le temperature in 40 stazioni meteo sparse nel territorio italiano, prendendo in considerazione i fenomeni atmosferici degli ultimi 120 anni, si è evinto che la quantità di pioggia non è diminuita, ma sono diminuiti i giorni piovosi e ciò significa che non è vero che piove di meno, ma che il nostro territorio è soggetto a piogge più intense.

Dobbiamo prepararci a scenari apocalittici?

No, però dovremo man mano abituarci a un clima differente. Abbiamo avuto annate che si sono contraddistinte per l’aumento di siccità, altre caratterizzate da maggiori nubifragi. Il futuro sarà contraddistinto da un clima che ci metterà alla prova con periodi di intense perturbazioni, piogge più durature, durante i quali ci sembrerà che la pioggia arrivi tutta assieme.

Quindi il nostro territorio sarà più soggetto a trombe d’aria come quelle che prima del Natale scorso hanno messo in ginocchio la Liguria?

Si. Le trombe d’aria o tornado si formano all’interno dei temporali più intensi, se aumenta il numero dei temporali intensi aumentano anche le trombe d’aria.

Dobbiamo prepararci ad altre conseguenze?

Si ci saranno altre conseguenze. Per esempio è molto probabile che entro la metà di questo secolo in estate al Polo Nord scomparirà il ghiaccio. Questo non significa che scomparirà del tutto, ma che si scioglierà nei mesi più caldi lasciando sgombri e quindi percorribili l’Oceano Artico e il Circolo Polare Artico.

Dal punto di vista geopolitico quali vantaggi intravede?

  Intanto ci sarà l’opportunità di sfruttare rotte commerciali molto vantaggiose perché per esempio, per andare dal Pacifico all’Atlantico, non occorrerà più circumnavigare l’America o passare dal Canale di Panama, ma basterà passare dall’Artico. Non è un caso che nell’ultimo anno tutti i Paesi che si affacciano sul Circolo Polare Artico abbiano già cominciato a prestare attenzione e interesse per questa regione, anche perché recenti studi hanno segnalato che circa il 30% dei giacimenti inesplorati di gas naturale e il 13% di quelli di petrolio si trovano proprio nei fondali dall’Artico.

Finora inesplorati perché anche attualmente non è possibile sfruttarli?

Si perché il ghiaccio ne impedisce ancora l’esplorazione.  Norvegia Danimarca Svezia Canada Russia Stati Uniti già da tempo ne stanno parlando per programmarne un eventuale sfruttamento. Quindi è probabile che questa regione finora impervia, inutilizzabile quindi non sfruttabile si trasformi in una sorta di nuovo El Dorado.

Questo fenomeno che cosa comporterebbe in generale per il clima?

Una regione coperta di ghiaccio riflette gran parte della radiazione solare incidente e in estate se c’è il ghiaccio questa radiazione viene riflessa verso lo spazio, quindi assorbe poco calore. Ma se non ci fosse il ghiaccio e gran parte della superficie del mare restasse scoperta, il mare assorbirebbe gran parte del calore che restituirebbe in autunno e in inverno con conseguenze che potrebbero comportare cambiamenti importanti del clima. E di prassi quando i cambiamenti del clima sono notevoli e repentini quasi mai è un bene.

Nell’area mediterranea pare che il clima stia cambiando più rapidamente…

Si nell’area mediterranea e in Italia in particolar modo, andremo incontro a piogge sempre più violente.

Si può fare una mappatura dei territori più a rischio in Italia?

Tornado e trombe d’aria potrebbero colpire maggiormente la Val Padana, la Puglia e poi potrebbero verificarsi più trombe marine lungo tutte le zone costiere. Purtroppo in Italia sono tante le aree a rischio idrogeologico. L’Italia ha un territorio vulnerabile.

Potremmo essere a rischio anche di tsunami?

Gli tsunami sono fenomeni indipendenti dal clima sono scatenati da terremoti, quindi escludo che il cambiamento climatico possa favorirne la formazione nel nostro Mediterraneo. E’ invece possibile che si scatenino violente tempeste che potrebbero causare fortissime mareggiate e danneggiare molte coste, come è già accaduto di recente.

Dobbiamo aspettarci e prepararci a un’estate molto torrida?

E’ probabile e per questo motivo occorre che le persone anziane o che soffrono di particolari patologie siano più attenzionate e preparate a sopportare questo aumento di temperatura.

Quali le misure si potrebbero adottare per migliorare le condizioni di vita dell’umanità e adattarle ai nuovi cambiamenti del clima?

Dovremmo rinfrescare le città, utilizzare colori chiari piuttosto che scuri può ridurre la temperatura anche del 50%.  Poi occorrerebbe creare più zone verdi e posizionare alberi vicino ai palazzi affinché facciano ombra nelle ore più calde.

Insomma in tutto il pianeta ci si dovrà abituare sempre più in fretta alle estremizzazioni del clima?

Si.  Negli Stati Uniti, per esempio, hanno scoperto che negli ultimi 50 anni è diminuita la quantità di neve caduta nel Nord America, ma nello stesso arco di tempo sono raddoppiate le bufere di neve più intense.

Stiamo affrontando un cambiamento a dir poco epocale?

Direi proprio di si


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