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ph. EPA/MIGUEL GUTIERREZ

Via libera dalla miniplenaria del Parlamento europeo alla risoluzione che riconosce Juan Guaidò, presidente dell’Assemblea Nazionale di Caracas, come presidente legittimo ad interim del Venezuela.
    I deputati europei hanno esortato l’Alto rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Federica Mogherini e gli Stati membri a fare altrettanto fino a quando non saranno indette nuove elezioni presidenziali libere, trasparenti e credibili per ripristinare la democrazia.
Guaidò ha ringraziato il Parlamento Europeo per aver riconosciuto la sua legittimità come presidente ad interim del paese.
 
«Abbiamo fatto un grande passo nella nostra lotta per la democrazia!», ha scritto Guaidò su Twitter, per poi esprimere la sua gratitudine «per la decisione del Parlamento Europeo di riconoscere tutto lo sforzo che abbiamo portato avanti noi venezuelani per la restaurazione dell’ordine costituzionale nel nostro paese».

Ieri Guaidó aveva scritto in un articolo pubblicato sul New York Times: «Abbiamo avuto incontri clandestini con membri delle forze armate e delle forze di sicurezza. Il ritiro del sostegno militare da parte di Maduro è fondamentale per consentire un cambiamento nel governo e la maggioranza di quelli in servizio concorda sul fatto che i recenti travagli del Paese siano insostenibili».

Nel frattempo le ultime notizie raccontano dell’arresto di quattro dipendenti dell’agenzia stampa spagnola EFE che si occupavano della crisi politica in Venezuela: il sindacato della testata e il governo spagnolo hanno chiesto la loro immediata liberazione. Si tratta di due giornalisti, lo spagnolo Gonzalo Dominguez Loeda e la colombiana Mauren Barriga Vargas, il fotoreporter colombiano Leonardo Muñoz e l’autista venezuelano José Salas. Il ministro venezuelano degli Esteri, Jorge Arreaza, ha giustificato l’arresto dei giornalisti stranieri sostenendo che non erano regolarmente accreditati per svolgere il loro lavoro a Caracas. «Alcuni giornalisti stranieri sono entrati nel nostro Paese in modo irregolare, senza aver richiesto in precedenza il rispettivo permesso di lavoro nei nostri consolati», ha scritto Arreaza su Twitter, aggiungendo che “alcuni hanno cercato di entrare nel Palazzo Presidenziale senza accredito».


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