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ph. Ansa

di Mara Botti

Otto sono titolari di tre strutture ricettive ritenute responsabili dai Nas dei Carabinieri di Trento di omicidio colposo per la mancata predisposizione del “piano di valutazione del rischio legionellosi“, obbligatorio dal 2015. Diciannove italiani, di cui 3 deceduti, la scorsa estate avevano soggiornato in 14 strutture ricettive diverse dell’Altopiano della Paganella, ammalandosi di legionella.

«Gli accertamenti», hanno spiegato i Nas «hanno messo in luce una grave sottovalutazione del rischio legionellosi da parte di quasi tutte le strutture interessate facendo emergere una serie di anomalie, tra cui la mancanza di un’adeguata manutenzione degli impianti termo-sanitari e la non corretta gestione delle temperature nella rete di distribuzione interna e serbatoi di accumulo dell’acqua calda sanitaria, di molto inferiore a quanto raccomandato dalle relative Linee guida». I prelievi eseguiti la scorsa estate hanno evidenziato la contaminazione della rete idrica dal batterio della legionella in quasi tutte le strutture oggetto, in alcuni casi in misura particolarmente elevata. Fortunatamente non si è avuta evidenza di contaminazioni della rete idrica comunale. 

In particolare, in una delle strutture dove ha soggiornato un turista deceduto, è stato constatato il malfunzionamento di una valvola dell’impianto dell’acqua calda, circostanza che ha favorito il proliferare del batterio. Quattro i casi di notifica di legionella nella stessa struttura con conseguente decesso di una di queste persone. I turisti che si sono ammalati di legionella erano prevalentemente anziani. Le indagini, molto articolate, si sono svolte in collaborazione con il personale dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento.
   


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