USA: SENATO APPROVA LEGGI ANTI-SHUTDOWN

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Donald John Trump, 45º presidente degli Stati Uniti d’America 

Con 83 sì e 16 no, il Senato Usa ha approvato la legge bipartisan anti shutdown, che non prevede fondi per il muro di cemento col Messico. Ora il testo passa alla Camera, prima di andare alla firma del presidente. La Casa Bianca aveva poco prima confermato quanto anticipato dal leader dei repubblicani al Senato Mitch McConnell: il presidente Donald Trump firmerà l’accordo bipartisan in votazione oggi al Congresso per evitare un nuovo shutdown. Ma Trump anche se messo alle strette, non ci sta – anche perché il muro è uno dei suoi cavalli di battaglia della sua campagna elettorale precedente, quella che lo ha fatto proclamare presidente degli Stati Uniti, e attuale, per le Elezioni del 2020 – e per bypassare il Congresso e costruire il suo promesso muro lungo il confine sud-occidentale della nazione, anche se ha accettato di firmare un pacchetto di spesa che non lo finanzia, hanno detto ai funzionari della Casa Bianca che già oggi dichiarerà una emergenza nazionale. Trump è anche disposto a uno scontro costituzionale per ottenere ciò che vuole e in questo momento in cui il Governo è già diviso, questa è una mossa che tutti vorrebbero scongiurare.

Difatti il New York Times scrive che indipendentemente da ciò che accadrà, la volontà del signor Trump di invocare i poteri di emergenza per eludere il Congresso rischia di tramutarsi in una straordinaria violazione delle norme costituzionali – stabilendo un precedente che i futuri presidenti di entrambe le parti potrebbero emulare per raggiungere unilateralmente i propri obiettivi politici.

William C. Banks

E riporta anche il commento di William C. Banks, noto professore di giurisprudenza presso l’Università di Syracuse a New York, coautore di un libro del 1994 sulle tensioni tra i rami esecutivo e legislativo in materia di sicurezza e spesa, “National Security Law and the Power of the Purse.” «Usare i poteri di emergenza per bypassare il Congresso e costruire un muro che i nostri rappresentanti eletti hanno scelto di non finanziare,
è una vera minaccia istituzionale alla separazione dei poteri».


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