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di Maurizio Cappellino

Brutto colpo oggi per Matteo Renzi. Decisi gli arresti domiciliari per i suoi genitori, Tiziano Renzi e Laura Bovoli, accusati di aver provocato dolosamente» il fallimento di tre cooperative dopo averne svuotato le casse per fatti accaduti nel 2010 e 2011. Tra gli indagati anche
Gian Franco Massone, vicepresidente di una delle coop. Il provvedimento di cattura è stato eseguito dalla Guardia di Finanza per i reati di bancarotta fraudolenta e false fatturazioni. Entrambi sono accusati di aver provocato «dolosamente il fallimento di tre cooperative, collegate alla “Eventi 6”, la società di famiglia già finita sotto inchiesta in seguito alla sparizione di fondi quantificati in svariati milioni di euro.

Per Renzi, ex premier ed ex segretario Pd, un provvedimento ingiusto, che dopo un’ora commenta così su Facebook: «Sono costretto ad annullare la presentazione del libro a Torino per una grave vicenda personale. Da circa un’ora mio padre e mia madre sono ai domiciliari. Ho molta fiducia nella giustizia italiana e penso che tutti i cittadini siano uguali davanti alla Legge. Dunque sono impaziente di assistere al processo. Perché chi ha letto le carte mi garantisce di non aver mai visto un provvedimento così assurdo e sproporzionato. Mai».

E dire che poche ore prima Renzi era stato ospite di vari programmi televisivi, l’ultimo da Fazio per parlare del suo libro,
Un’Altra Strada – Idee Per Un’Italia Di Domani, edito da Marsilio, e prendere le distanze dalle diatribe sulle primarie per la segreteria dem, che continuano a dividere la base e i vertici in opposte fazioni nell’ennesima guerra fratricida interna al Partito Democratico.

Invece per lui un’altra doccia fredda, anzi gelata, che lo ha colpito negli affetti più cari.

«Adesso chi crede nella giustizia aspetta le sentenze», ha scritto su Facebook. «Io credo nella giustizia italiana e lo dico oggi, con rispetto profondo, da servitore dello stato. Arriveranno le sentenze e vedremo se questi due cittadini settantenni, incensurati, sono davvero i pericolosi criminali che meritano – oggi, casualmente proprio oggi – questo provvedimento. Arriveranno le sentenze e misureremo la credibilità delle accuse. Arriveranno le sentenze e vedremo chi è colpevole e chi no.
Da rappresentante delle Istituzioni difendo lo Stato di diritto e chiedo a tutti di credere nella giustizia. Da figlio sono dispiaciuto per aver costretto la mia famiglia e le persone che mi hanno messo al mondo a vivere questa umiliazione immeritata e ingiustificata. Se io non avessi fatto politica, la mia famiglia non sarebbe stata sommersa dal fango. Se io non avessi cercato di cambiare questo paese i miei oggi sarebbero tranquillamente in pensione. Dunque mi sento responsabile per il dolore dei miei genitori, dei miei fratelli, dei miei figli e dei miei nipoti. I dieci nipoti sanno però chi sono i loro nonni. Sanno che possono fidarsi di loro. E sanno che ciò che sta avvenendo è profondamente ingiusto. Ma voglio che sia chiaro a tutti che io non mollo di un solo centimetro. La politica non è un vezzo personale ma un dovere morale. Se qualcuno pensa che si possa utilizzare la strategia giudiziaria per eliminare un avversario dalla competizione politica sappia che sta sbagliando persona. Non ho mai avuto così tanta voglia come stasera di combattere per un Paese diverso e per una giustizia giusta. Chi ha letto le carte dice che di questa storia si parlerà a lungo e che siamo davanti a una decisione assurda. Io non ho letto le carte, aspetto le sentenze. So però ciò che hanno fatto in questi anni alla mia famiglia. E mi basta per dire che non accetteremo nessun processo nelle piazze o sul web. I miei genitori si difenderanno in aula, come tutti i cittadini. Io continuerò a combattere per questo Paese, forte della mia onestà. Forte delle mie idee. Forte dell’affetto di tanta gente che sa perfettamente che cosa sta accadendo».

Tre le cooperative coinvolte

La clamorosa svolta dell’indagine – condotta dal procuratore Giuseppe Creazzo, dall’aggiunto Luca Turco e dal pubblico ministero Christine Von Borries – era arrivata nell’autunno scorso grazie all’esame della documentazione acquisita presso la “Eventi 6” che portava a tre cooperative: “Delivery”, “Europe service Srl” e “Marmodiv”. Queste ultime due furono perquisite nei mesi scorsi e il materiale sequestrato avrebbe avvalorato l’ipotesi accusatoria convincendo i magistrati e chiedere l’arresto del papà e della mamma di Renzi per il timore di inquinamento delle prove, ma anche per la reiterazione del reato. In pratica il giudice ha ritenuto fondato il sospetto secondo cui le cooperative poiché non avevano alcuna vita sociale, erano costituite soltanto come schermo per altri affari.


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