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di Katy Winslet

Theresa May con un discorso al Paese annuncia la disponibilità in extremis, a un compromesso faccia a faccia con il leader dell’opposizione laburista Jeremy Corbyn, nonché l’imminente richiesta di un ulteriore slittamento dell’uscita dall’Ue: seppure limitato dal 12 aprile al 22 maggio per evitare di costringere il Regno al paradosso di dover partecipare alle prossime elezioni europee tre anni dopo il referendum 2016 pro Leave.

La May abbandonata dai suoi Tory ha dato un taglio netto alle richieste del suo gabinetto, che escludeva ogni tipo di accordo sulla Brexit e d’accordo solo sulla scelta di estendere i tempi del “to leave,” opportunità prevista dall’oramai arcinoto articolo 50 che dice che ogni stato membro può decidere di ritirarsi dall’Unione europea informando il Consiglio europeo della sua intenzione e negoziare un accordo sul suo ritiro, stabilendo le basi giuridiche per un futuro rapporto con l’Unione europea nel termine di 2 anni, che può essere anche esteso, dalla data in cui viene chiesta l’applicazione dell’articolo 50 per concludere un accordo. A tenderle la mano il laburista Jeremy Corbyn che si è reso disponibile ad aiutarla a trovare un compromesso.

La signora May ha detto ieri parlando alla nazione: «Sto prendendo provvedimenti per rompere il logjam. Mi sono resa disponibile a sedermi con il Leader dell’opposizione e a cercare di concordare un piano – che entrambi dovremmo rispettare – per garantire di lasciare l’Unione europea con un accordo».

Corbyn, parlando subito dopo la May, ha dichiarato di essere “molto felice” di incontrarla, ma il compromesso, ha precisato la May, dovrà essere raggiunto in tempo utile per consentire al Parlamento britannico di approvare una legge ad hoc “entro il 22 maggio, in modo che il Regno Unito non partecipi alle elezioni europee”, indicando un termine senza sé e senza ma.

Ovviamente la decisione della May ha sollevato l’ira su larga scala dei Tory che l’hanno accusata di avere consegnato “le chiavi della Brexit” al sig. Corbyn. Il Telegraph scrive che 14 ministri, una netta maggioranza, l’avevano implorata di non trattare per nessun accordo e puntare invece ad un allungamento dei termini. Ma lei stanca dell’impasse li ha snobbati.

Jacob Rees-Mogg, leader del gruppo di ricerca europeo di Tory Brexiteers, ha dichiarato: «Quello che è stato annunciato oggi è un tentativo di rovesciare il referendum che voleva una Brexit chiara, fare un accordo con un socialista che non vuole la Brexit non è in linea con gli impegni del manifesto del partito conservatore o con il referendum. E con quello che ha votato il popolo pro-Brexit».

E Boris Johnson, ex segretario degli esteri, ha aggiunto: “È molto deludente che il Consiglio dei Ministri abbia deciso di affidare la gestione finale della Brexit a Jeremy Corbyn e al Partito Laburista. Ora sembra fin troppo probabile che la politica commerciale britannica e i principali poteri legislativi vengano trasferiti a Bruxelles, senza dire la verità al Regno Unito.. Ora, così com’è, ci troviamo di fronte alla ridicola possibilità di essere costretti a contestare le elezioni europee più di tre anni dopo aver lasciato l’UE e dover accettare condizioni di uscita che non assomigliano in alcun modo a quello che le persone avevano promesso quando abbiamo votato per andarcene».


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