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Il fondatore di Wikileaks Julian Assange mentre parla ai giornalisti sul balcone dell’ambasciata ecuadoriana a Londra, il 19 maggio 2017 . Assange aveva chiesto asilo politico all’ambasciata nel giugno 2012 dopo essere stato accusato di stupro e violenza sessuale contro alcune donne in Svezia.
EPA/FACUNDO ARRIZABALAGA

“L’Ecuador ha revocato illegalmente l’asilo politico concesso in precedenza a Julian Assange in violazione del diritto internazionale”. E’ l’accusa lanciata da WikiLeaks dopo l’arresto a Londra del suo fondatore, ricercato dagli Stati Uniti per la pubblicazione nel 2010 di documenti riservati americani.
Julian Assange però non sarà estradato in un Paese che applica la pena di morte. Lo ha annunciato il presidente dell’Ecuador, Lenin Moreno, dopo il suo arresto.

Moreno oltre ad aver messo fine all’asilo di Assange, ha anche deciso di revocargli la cittadinanza ecuadoriana, che gli era stata concessa dall’ex presidente Rafael Correa. Lo scrive oggi il quotidiano El Universo di Guayaquil. Secondo il giornale, il ministro degli Esteri ecuadoriano, José Valencia, ha precisato che gli effetti della concessione della cittadinanza sono stati sospesi ieri dopo la verifica dell’esistenza di “numerose irregolarità” commesse nel processo di concessione della stessa. All’inizio dello scorso anno Correa decise di concedere ad Assange questo privilegio cercando anche, senza successo, di ottenerne l’accredito come diplomatico dalle autorità britanniche.

Dov’è finito il gatto James?

Il gatto James, che ha fatto a lungo compagnia a Julian Assange nei suoi anni di confino nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, non nelle stanze della rappresentanza diplomatica ecuadoriano all’arrivo degli agenti che hanno arrestato il fondatore di Wikileaks.
I media britannici, rilanciati dal quotidiano El Universo di Guayaquil, hanno indicato che il felino, visto spesso lo scorso anno alla finestra della stanza di Assange talvolta con vistosi cravattini al collo, è stato portato via da amici del ricercatore nel settembre scorso.
La presenza di James era stata uno dei punti di frizione con il personale diplomatico ecuadoriano che aveva chiesto all’ospite in esilio di occuparsi meglio dell’alimentazione e della pulizia della sua mascotte se non voleva che fosse portata via.


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