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Harvey Weinstein, al centro, arriva per un’audizione presso la Corte Suprema di Stato a Manhattan venerdì. ph. Stephanie Keith / Getty Images

È stato rinviato al 9 settembre il processo al produttore americano Harvey Weinstein, accusato di molestie e stupro da numerose donne, (N.d.R.: la data prevista era il 3 giugno): lo ha deciso venerdì scorso James Burke, il giudice della corte di Manhattan, nel corso di un’udienza a porte chiuse, dopo avere preso visione dell’elenco delle testimoni.

Sia l’accusa che la difesa avevano chiesto che l’udienza si svolgesse a porte chiuse, non solo per proteggere la privacy dei testimoni, ma anche per evitare di contaminare il futuro pool di giurati. E Burke ha accettato.

Un giro di chiave invece è stato dato da Burke ai documenti depositati nella cancelleria del Tribunale, rendendoli nella pratica inaccessibili alla stampa, Decisione che ha sollevato le proteste di diverse organizzazioni giornalistiche, oltre che del The New York Times. L’avvocato Robert D. Balin ha esortato il giudice Burke a togliere il veto di visione dai documenti, ma Burke ha respinto la richiesta affermando che un costante alto livello di attenzione da parte giornalisti potrebbe mettere a repentaglio il diritto del signor Weinstein a un processo equo.

“La pubblicazione delle informazioni in questo momento non avrebbe altro scopo se non quello di suscitare un sentimento pubblico nei confronti dell’imputato”, ha detto.

Ora Weinsten dovrà attendere più di 4 mesi prima di tornare in aula. Molte le donne che lo accusano di averle violentate, motivo per cui sia l’accusa, sia la difesa, hanno chiesto più tempo per valutare quali testimoni ascoltare.


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