[gtranslate] LUCRAVANO SULLA PELLE DEI BAMBINI, SINDACO RESTA AI DOMICILIARI - WHAT-U

di Manuel Parisi

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, accusato di abuso di ufficio e falso nell‘inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sugli affidi, resta agli arresti domiciliari.
 Lo ha deciso il Gip Luca Ramponi che ha confermato la misura cautelare anche per lo psicoterapeuta Claudio Foti, della onlus Hansel & Gretel. Nei giorni scorsi erano stati sottoposti a interrogatorio di garanzia. Come riporta la stampa reggiana, sono state rigettate le istanze di revoca dei domiciliari avanzate dalle difese di Nadia Bolognini, (moglie di Foti), Federica Anghinolfi, dirigente del servizio sociale e da altri due indagati.

Il caso

Le indagini dell’operazione “Angeli e Demoni” sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo l’anomala escalation di denunce all’autorità giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori che poi venivano puntualmente smentiti e archiviati. Così i riflettori della giustizia si sono accesi sulla rete dei servizi sociali della Val D’Enza, a Montecchio, un comune di Reggio Emilia, accusati di aver redatto false relazioni per allontanare bambini dalle famiglie e collocarli in affido retribuito da amici e conoscenti. Diciotto persone, tra cui il sindaco PD di Bibbiano (Reggio Emilia) Andrea Carletti, politici, dirigenti comunali, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus sono stati raggiunti da misure cautelari di natura interdittiva, costituite dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali dai carabinieri di Reggio Emilia nell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia, Valentina Salvi. Tra i reati contestati ci sono frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, maltrattamento e abuso di minori, lesioni gravissime, falso in atto pubblico, violenza privata, tentata estorsione, peculato d’uso. Una coppia affidataria accusata di maltrattamenti è stata sottoposta alla misura coercitiva del divieto di avvicinamento ad un minore.

Che cosa è accaduto…

Per allontanare i bambini dai genitori naturali, psicoterapisti, assistenti sociali, medici in pratica proprio quelle persone che avrebbero dovuto tutelarli maggiormente, (e per questo motivo dovrebbero essere puniti con pene severissime), sottoponevano i bambini a lunghe sedute di psicoterapia durante le quali usavano delle macchinette che emettevano impulsi elettrici, (spacciate ai bambini come macchinette dei ricordi) per “alterare la loro memoria in prossimità dei colloqui giudiziari” con l’obiettivo di ottenere relazioni mendaci, disegni dei bambini artefatti attraverso la mirata “aggiunta” di connotazioni sessuali, con la rappresentazione dei genitori intenti a fargli del male. Un resoconto agghiacciante reso ancora più grave, se possibile, dal fatto che i bambini venivano poi affidati a famiglie che non avevano nemmeno i requisiti basilari per l’affido, alcune delle quali con problematiche pregresse e figli naturali che si erano suicidati. Scoperti anche due casi di abusi sessuali presso le comunità e le famiglie affidatarie, dopo l’illegittimo allontanamento. E se tutto ciò non bastasse dall’inchiesta è anche emerso che ai bambini non venivano nemmeno consegnate le lettere e regali inviati dai genitori naturali che poi i carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato in un magazzino dove erano stati accatastati.

Quando e perché sono iniziate le indagini

Le indagini dell’operazione “Angeli e Demoni” sono iniziate alla fine dell’estate del 2018 dopo l’anomala escalation di denunce all’autorità giudiziaria, da parte dei servizi sociali coinvolti, per ipotesi di reati di abusi sessuali e violenze a danni di minori commessi da parte dei genitori. L’analisi dei fascicoli, grazie alle attente e scrupolose indagini di molti gip, poiché portavano sempre a un giudizio di totale infondatezza di quanto segnalato, hanno fatto nascere i primi sospetti. La svolta dell’operazione il 27 giugno scorso quando sono state eseguite le prime 16 misure cautelari. Una coppia affidataria accusata di maltrattamenti è stata sottoposta alla misura coercitiva del divieto di avvicinamento ad un minore. Secondo l’accusa gli indagati avevano messo in piedi da diversi anni un illecito e redditizio sistema di “gestione minori”, spacciato per un modello istituzionale da emulare sul tema della tutela dei minori abusati. Il pagamento delle prestazioni psicoterapeutiche avveniva quindi in assenza di procedura d’appalto: gli affidatari venivano incaricati dai servizi sociali, questa l’accusa, di accompagnare i bambini alle sedute private di psicoterapia e di pagare le relative fatture a proprio nome. Mensilmente gli affidatari ricevevano rimborsi sotto una simulata causale di pagamento, falsando così i bilanci dell’Unione dei Comuni coinvolti. Tra gli affidatari inoltre, anche amici e conoscenti dei servizi sociali.





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